Altra sentenza che ribadisce i diritti del consigliere comunale (ma non varrà a Balsorano)

Di 18 Aprile, 2023 0 0
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Premessa. Nel triennio che va da giugno 2019 a maggio 2022 al sottoscritto, consigliere Comunale di Balsorano, sono stati negati sistematicamente tutti gli accessi agli atti. Su 22 richieste il Segretario rispondeva solo in due occasioni, una prima consegnando l’elenco dei rimborsi viaggio e una seconda con un diniego all’accesso al protocollo comunale, nonostante giurisprudenza costante era ed è di parere nettamente contrario, autorizzando l’accesso agli atti per l’espletamento del proprio ruolo, come descritto nel recente articolo datato novembre 2022 che trovate qui https://www.balsorano.org/2022/11/e-di-nuovo-una-nuova-sentenza-che-dimostra-lanomalia-di-quella-emanata-dal-tar-dellaquila/

Tuttavia è chiaro che quando si tratta di diritti dei consiglieri comunali, molti tribunali tendono ad essere di parte sia quando emettono sentenze puntualmente smentite dal Consiglio di Stato, sia quando archiviano sistematicamente ipotesi di reati in relazione ai mancati riscontri (qualcosa come “omissione d’atto d’ufficio) alcune delle quali discusse presso il Tribunale di Avezzano che ha sistematicamente archiviato le mie richieste, dando valore alle palesi falsità che il Segretario Comunale dichiarava ufficialmente sia al TAR che al Tribunale di Avezzano, falsità che né il P.M. né il Giudice di prime cure, provvedeva ad accertare, ma accettava come unica fonte di verità assoluta.

Ma veniamo alla recente Sentenza del Consiglio di Stato n. 2189 del 1° marzo 2023, che segue l’ennesimo parere del dipartimento degli affati internti e territoriali del 24.02.2023 che ovviamente autorizza i consiglieri comunali all’accesso a “notizie ed informazioni” che comprende sia il diritto di accesso alla documentazione, con rilascio di copie, sia il diritto ad essere informati sulle attività dell’ente mettendo sullo stesso piano sia le informazioni da reperire presso gli uffici comunali sia quelle aziende a partecipazione pubblica. Ma tornando alla sentenza del CdS, questa nasce dall’ennesimo diniego da parte di un comune ad un accesso agli atti di un consigliere comunale, a dimostrazione che all’interno di molte amministrazioni vige, più che la trasparenza amministrativa, la tendenza di tenere ogni atto/documento vietato ai consiglieri di minoranza, lasciando al contempo le porte socchiuse ai consiglieri di maggioranza.

La sentenza tratta il caso, non raro, di un consigliere comunale (Apiro), il quale chiedeva, ai fini dell’esercizio delle proprie funzioni e, in particolare, allo scopo di procedere alla verifica dei residui attivi dell’ente, l’accesso agli atti relativi alla gestione della TARSU 2010-2012 (Tariffa rifiuti).

Il Comune di Apiro ovviamente nega l’accesso agli atti con un silenzio-diniego come è tradizione amministrativa da parte di chi fa della non trasparenza il suo marchio di fabbrica.

Il TAR delle Marche da ovviamente ragione agli amministratori comunali, interpretando male la normativa in vigore.

Fortunatamente una pezza ce la mette il Consiglio di Stato con la sentenza 2189 del 1° marzo 2023 che stabilisce alcuni concetti ormai consolidati, in particolare:

  • per giurisprudenza costante, sui consiglieri comunali non grava alcun particolare onere di motivare le proprie richieste di accesso (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. V, 5 settembre 2014, n. 4525; 17 settembre 2010, n. 6963). Più in particolare è stato affermato che:
  • i consiglieri comunali hanno un non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere d’utilità all’espletamento delle loro funzioni, ciò anche al fine di permettere di valutare – con piena cognizione – la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’Amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del Consiglio, e per promuovere, anche nell’ambito del Consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale“;
  • in siffatta direzione: il diritto di accesso “riconosciuto ai consiglieri comunali è strettamente funzionale all’esercizio delle loro funzioni, alla verifica e al controllo del comportamento degli organi istituzionali decisionali dell’ente locale (C.d.S., Sez. IV, 21 agosto 2006, n. 4855) ai fini della tutela degli interessi pubblici (piuttosto che di quelli privati e personali) e si configura come peculiare espressione del principio democratico dell’autonomia locale e della rappresentanza esponenziale della collettività (C.d.S., Sez. V, 8 settembre 1994, n. 976)”;
  • di conseguenza: “sul consigliere comunale non può gravare alcun particolare onere di motivare le proprie richieste di accesso, atteso che, diversamente opinando, sarebbe introdotta una sorta di controllo dell’ente, attraverso i propri uffici, sull’esercizio delle funzioni del consigliere comunale (C.d.S., Sez. V, 22 febbraio 2007, n. 929; 9 dicembre 2004, n. 7900)”;
  • diversamente opinando, infatti: “la struttura burocratica comunale, da oggetto del controllo riservato al Consiglio, si ergerebbe paradossalmente ad ‘arbitro’ – per di più, senza alcuna investitura democratica – delle forme di esercizio della potestà pubbliche proprie dell’organo deputato all’individuazione ed al miglior perseguimento dei fini della collettività civica” (C.d.S., Sez. V, 22 febbraio 2007, n. 929);
  • ne consegue che: “Sul consigliere comunale, pertanto, non grava, né può gravare, alcun onere di motivare le proprie richieste d’informazione, né gli uffici comunali hanno titolo a richiederle e conoscerle ancorché l’esercizio del diritto in questione si diriga verso atti e documenti relativi a procedimenti ormai conclusi o risalenti ad epoche remote” (C.d.S., Sez. V, 22 febbraio 2007, n. 929, cit.).

Il tribunale tratta anche la riservatezza dei dati (indicata come motivo di diniego anche dal Comune di Balsorano in più occasioni) e ribadisce l’orientamento tradizionale secondo cui la riservatezza non è opponibile ai consiglieri comunali in quanto gli stessi sono comunque tenuti al segreto d’ufficio ai sensi dell’art. 43, comma 2, t.u.e.l. (cfr. C.d.S., Sez. V, 10 ottobre 2022, n. 8667; 19 aprile 2021, n. 3161).

Si registra altresì un precedente di questa stessa Sezione (11 marzo 2021, n. 2089) secondo cui non possono essere ammessi “diritti tiranni” (nel caso di specie: quello dei consiglieri comunali ad avere accesso agli atti del proprio Comune) rispetto ad altre situazioni che godono peraltro di una certa copertura costituzionale (sempre nella specie: riservatezza di terzi). In queste ipotesi occorre operare un “equilibrato bilanciamento” tra le due posizioni (l’una dei consiglieri a poter esercitare pienamente e pressoché incondizionatamente il proprio mandato, l’altra relativa alla riservatezza di terzi i cui nominativi potrebbero formare oggetto di ostensione) attraverso la messa a disposizione di dati ed informazioni in forma tale da non comportare, in ogni caso, la divulgazione altresì dei nominativi dei soggetti interessati.

Dunque il richiamato equilibrato bilanciamento (ipotesi questa peraltro non esclusa dalla stessa difesa di parte appellante, come ben si evince alla pag. 13 dell’atto di appello) si può utilmente raggiungere attraverso l’ostensione di tutti gli atti richiesti previa “mascheratura” dei nominativi e di ogni altro dato idoneo a consentire l’individuazione degli stessi.

E ancora secondo i Giudici, “inidonea si rivela comunque la proposta comunale di limitarsi a fornire documenti di sintesi e dati aggregati, atteso che una simile forma di comunicazione non consentirebbe al consigliere di effettuare una verifica effettiva sulle modalità di gestione, anche in termini di efficacia dell’azione amministrativa, del tributo in questione”.

Infine anche qualora l’amministrazione comunale ritenga di negare l’accesso agli atti quando gli elementi essenziali degli stessi sarebbero “ben noti” a tutti i consiglieri comunali, non pare giustificata autorizzando il Consigliere Comunale ad acquisire tutti gli atti ad essa connessi o comunque conseguenti nella sua versione integrale.

Mi verrebbe la voglia, e forse lo farò, di pubblicare tutte le falsità che il Segretario Comunale ha dichiarato oltre che al TAR anche in Tribunale, falsità che hanno fatto leva sul basso numero dei dipendenti (motivo più volte disconosciuto dai vari Tribunali), sulle motivazioni mancanti e sulla riservatezza dei dati, per dimostrare l’assurdità delle motivazioni alla base delle 2 archiviazioni emesse dal Tribunale di Avezzano.

Io resto sempre ottimista e speranzoso che anche il nostro comune possa un giorno riconoscere quelli che sono i diritti dei consiglieri comunali, intesi come quelli di minoranza, ben sapendo che a livello giuridico non c’è differenza tra i diritti dei consiglieri di maggioranza, che hanno indirettamente accesso a qualsivoglia documento, rispetto ai consiglieri di minoranza, che hanno, per gli stessi documenti, sostanzialmente solo dineghi.

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