Tariffe acqua +2% per “coprire” i morosi

Di 19 Ottobre, 2016 0

acqua-150Il Decreto del Consiglio dei ministri del 29 agosto scorso (pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 241 del 14 ottobre) rinvia all’Autorità garante per l’energia elettrica, il gas e i servizi idrici (Aeegsi) il provvedimento che obbliga agli enti gestori degli acquedotti di garantire un’utenza “minima vitale” pari a 50 litri al giorno per persona a circa 5 milioni di utenti morosi che registrano un Isee non superiore ai 7.500 € e ad un massimo di 20.000 € per le famiglie composte da più di tre figliLa sospensione della fornitura per morosità non dovuta a disagio economico avviene quando non siano pagate fatture che superano importi considerevoli e solo dopo che il gestore abbia effettuato la messa in mora e incamerato il deposito cauzionale. A tutti gli altri utenti domestici residenti vengono garantiti i 50 litri a tariffa agevolata (quindi a pagamento). (Integrazione del 20-10-2016).

L’equilibrio di cassa per i gestori, da quanto stabilito nello stesso decreto, è garantito concedendo loro 130 milioni di € di maggiori incassi (ovvero tramite il VRG che vedremo dopo) spalmati su tutti gli altri utenti grazie all’incremento delle tariffe del 2%.

Il tutto non è di facile realizzazione perché oltre alla non semplice applicazione della riduzione di portata nei condomini, ad esempio se il tubo di adduzione è unico per tutto l’edificio non è possibile sospendere l’erogazione in modo differenziato o anche la chiusura a ore o la limitazione della portata ha sugli impianti la conseguenza di escludere l’alimentazione a tutti i piani alti impedendo di fatto la somministrazione differenziata e perequata, si aggiunge anche il problema nel segnalare al gestore le posizioni di chi ha le condizioni di reddito che danno diritto al minimo vitale, questo incremento sembra non essere l’unico.

Questa percentuale va ad incrementare il piano tariffario ossia la proiezione per tutto il periodo di affidamento, con dettaglio annuale, delle componenti di costo ammesse nel VRG.

Ma come si calcola il piano tariffario? Questo 2% inciderà sulle nostre future bollette?

Le tariffe idriche vengono calcolate con il Metodo Tariffario Idrico (MTI) introdotto con la Deliberazione 643/2013/R/IDR finalizzato al calcolo delle tariffe degli anni 2014 e 2015 e simulare le tariffe anche negli anni successivi.

Le grandezze di riferimento rimangono:

  • il Vincolo Ricavi Garantiti (VRG) che è l’importo complessivo riconosciuto al Gestore a copertura dei costi di gestione e di investimento;
  • il Θ (theta) che rappresenta l’incremento tariffario, ovvero il moltiplicatore che deve essere applicato all’articolazione tariffaria per ottenere la copertura del VRG nell’anno di riferimento.

L’incremento annuale è limitato, salvo specifica istruttoria, da un cap.

In un precedente articolo abbiamo considerato questo valore limite che secondo gli accordi non può mai superare il 9%:

Tariffa “Theta”
2012 2013 2014 2015 2012-2015
1,065 € 1,134 € 1,236 € 1,347 €
+6,5% +9% +9% +26,5%
Ricavi a parità di consumi (base 2015)
2012 2013 2014 2015 2012-2015
16.709.711 € 18.212.700 € 19.848.307 €
+1.016.728 € +1.502.990 € +1.635.607 € +4.155.325 €

Dal 2012 la tariffa, incrementata del 26,5% in soli 3 anni, porta maggiori ricavi per 4.155.325€. L’incremento dal 2014 al 2015 è pari a 1.635.607€.  L’unica nota “positiva” è che la tariffa 2016 dovrebbe essere rimasta invariata rispetto a quella applicata nel 2015.

Nel 2015 abbiamo assistito a risultati tariffari che hanno portato al superamento del limite al moltiplicatore tant’è vero che inizialmente era stata prevista una tariffa che avrebbe comportato un incremento del 12% molto al di sopra il massimo cap permesso dal regolamento (ovvero 9%).

Il calcolo della tariffa è stabilito dalla delibera ed è una sommatoria di voci per lo più strane, ovvero

VRG = Capex + FoNI + Opex + ERC + RCtot

Può sembrare complicato ma cerchiamo di chiarire meglio.

Nell’ultimo prospetto fornito al pubblico (datato 2014) il CAM prevedeva questo VRG.

vrg

Come si vede dallo schema, che arriva fino al 2018 ma che in realtà arriva fino a fine concessione (2026 anno che coincide con un incremento VRG vicino al 70%), la componente Capex (i costi delle immobilizzazioni ed è costituita da oneri finanziari, oneri fiscali e ammortamenti ossia quella voce di spesa necessaria per mantenere le attività esistenti o per crearne di nuove) è in costante crescita, così come è in costante crescita, se pur in maniera molto più contenuta, i costi operativi ovvero i costi necessari per gestire l’azienda (ad esempio costo energia elettrica etc).

Da notare come il FoNi, ossia il Fondo per Nuovi Investimenti utilizzato ad esempio per migliorare reti e impianti che vanno integralmente coperti con i ricavi, è stato azzerato fino al 2017 sempre per non superare il limite al moltiplicatore tariffario.

Si nota come sia per il 2014 che per il 2015 è risultato un conguaglio (che in realtà proviene dagli anni 2012 e 2013) che è stato riportato negli anni 2016 e soprattutto negli anni 2017 e 2018. In pratica nel 2014 e nel 2015 la formula ha generato un incremento tariffario superiore al massimo consentito ed è stato così ripartito negli anni successivi. Sempre per limitare il superamento del limite tariffario è stata applicata una morosità pari all’1% per il 2014 e del 3% per il 2015. Negli anni successivi la morosità è stata “limitata” al 3% nel 2016, al 4,3% nel 2017 e 2,4% nel 2026. Nei restanti anni la morosità è posta pari al 6,5%.

La morosità ricordiamo è quella percentuale concessa per legge che va ad incrementare le tariffe a tutti a copertura delle bollette non pagate da coloro che dimostrano un reddito troppo basso (vedi quanto descritto precedentemente).

Riassumendo.

La componente tariffaria è prevista in crescita costante anno dopo anno. L’indice di morosità, ovvero quella quota che bisogna pagare in più sulla bolletta per coprire i mancati incassi dei morosi, si conferma al 3% per il 2016 mentre per il 2017 questa percentuale dovrebbe salire fino al 4,3% e se pur la Legge permette un ulteriore incremento del 2% (portando il tetto all’8,5% nel sud Italia mentre nel centro è al 5%) questo dovrà scontare sempre il limite massimo imposto dal regolamento interno e pari al 9% annuo.

I “buoni” risultati ottenuti nel corso del 2015 e rimbalzati nel 2016, anno che coincide con il rinnovo del Consiglio di Amministrazionesono essenzialmente dovuti all’incremento della tariffa nel corso dello stesso anno (+9% ovvero il massimo consentito dal regolamento) che ha generato maggiori incassi pari a oltre 1,6 milioni di €, dai crediti riscossi (+13 milioni di €, forse il dato migliore visto che sono scesi da 52 a poco meno di 39 milioni) anche se in controtendenza il debito è sceso di “soli” 10 milioni di € (i 3 milioni di differenza sono stati utilizzati altrove mantenendo l’ammontare dei debiti ancora elevatissimo e vicino ai 71 milioni di € che tra i creditori, che non è solo l’enel se pur risulta la maggior creditrice, annovera molte altre imprese che in questi anni hanno collezionato decreti ingiuntivi a raffica e blocchi amministrativi) e non ultimo grazie all’azzeramento dei costi di investimento, ovvero quelli necessari per il miglioramento della rete e degli impianti, costi azzerati fino a tutto il 2017.

Ci troviamo quindi con il solito CAM, sempre pieno di debiti (oltre 71 milioni di €), con crediti da riscuotere comunque elevati (39 milioni di €), che in previsione spenderà sempre più soldi per mantenere i suoi servizi (che saranno sempre più costosi) ma che non è in grado di fare nuovi investimenti da 2 anni e che forse li potrà fare solo a partire dal 2018, scontando i soliti aumenti tariffari.

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