Rottamazione dei tributi: c’è chi aiuta i cittadini e chi si ricorda di loro solo per dire no

Di 26 Giugno, 2026 0 0

In questi giorni diversi Comuni stanno dimostrando che amministrare non significa soltanto chiedere, pretendere, respingere o mandare solleciti. Amministrare significa anche usare gli strumenti che la legge mette a disposizione per recuperare somme difficili da incassare e, nello stesso tempo, consentire ai cittadini di rimettersi in regola senza essere schiacciati da sanzioni e interessi.

È il caso di Carsoli, dove il Consiglio comunale ha dato il via libera alla definizione agevolata dei tributi comunali, con l’obiettivo dichiarato di sanare oltre 10 milioni di euro senza sanzioni e interessi. Una scelta politica e amministrativa precisa: non cancellare il debito, ma permettere ai cittadini di pagare la quota dovuta, alleggerendo il peso degli accessori e favorendo il rientro nelle casse comunali.

Non è un condono “regalato”. È uno strumento di buon senso. Il Comune recupera crediti che spesso resterebbero sulla carta per anni, i cittadini possono chiudere vecchie posizioni, gli uffici riducono contenziosi e pratiche incagliate. In altre parole: si governa un problema, invece di lasciarlo marcire.

La definizione agevolata, infatti, non nasce dal nulla. La rottamazione delle cartelle è stata introdotta a livello nazionale già con la legge n. 197/2022, la cosiddetta rottamazione-quater, per i carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. Il meccanismo è semplice: il contribuente paga capitale e spese, mentre vengono meno sanzioni, interessi, interessi di mora e aggio.

Con la legge di bilancio 2026, legge n. 199/2025, il legislatore ha poi riconosciuto agli enti territoriali, quindi anche ai Comuni, la possibilità di disciplinare autonomamente forme di definizione agevolata delle proprie entrate tributarie e patrimoniali. IFEL, la Fondazione ANCI per la finanza locale, ha spiegato chiaramente che si tratta di uno strumento pensato per stimolare la riscossione dei crediti di difficile esigibilità, aiutare chi è in difficoltà economica e alleggerire il carico amministrativo degli uffici.

La Presidenza del Consiglio, tramite la Conferenza Stato-Città, ha chiarito che gli enti locali possono introdurre forme di definizione agevolata con esclusione o riduzione di interessi e sanzioni, anche per favorire lo smaltimento dei crediti pregressi. Successivamente, con la legge n. 88/2026, la rottamazione-quinquies è stata estesa anche ai debiti tributari e non tributari affidati dagli enti locali ad Agenzia delle Entrate-Riscossione, con possibilità di pagamento fino a 54 rate bimestrali.

Quindi oggi la domanda è molto semplice: se altri Comuni si stanno muovendo, perché Balsorano resta fermo?

Qui non si parla di fare favori. Si parla di approvare un regolamento generale, uguale per tutti, trasparente, pubblicato, con criteri chiari, termini certi e controlli veri. Si parla di dare una possibilità a famiglie, attività, contribuenti che magari hanno vecchie pendenze e che, senza uno strumento simile, rischiano di restare intrappolati tra sanzioni, interessi e procedure.

La differenza, però, è evidente.

Ci sono Comuni che portano in Consiglio atti generali per aiutare tutti i cittadini nelle stesse condizioni. E poi ci sono amministrazioni che sembrano muoversi solo quando devono occuparsi del singolo caso, magari per respingere una richiesta di rateizzazione. Un atto ad personam nel senso più vero del termine: non una regola generale, non una soluzione per tutti, ma una decisione puntuale, mirata, costruita su una posizione specifica.

E questo è il punto politico.

Quando c’è da agevolare la collettività, tutto tace. Quando c’è da dire no a qualcuno, invece, la macchina amministrativa si mette in moto. Quando si potrebbe approvare un regolamento utile a tanti cittadini, silenzio. Quando si tratta di bocciare una richiesta individuale, la Giunta trova tempo, forma e determinazione.

Eppure chi ha messo piede in un Comune anche solo per pochi giorni sa benissimo che gli strumenti esistono. Si può proporre. Si può istruire. Si può portare in Consiglio. Si può chiedere agli uffici una ricognizione dei crediti. Si può verificare l’impatto sul bilancio. Si può predisporre una modulistica. Si può informare la popolazione. Si può fare quello che stanno facendo altri enti.

Oppure si può non fare nulla.

La rottamazione dei tributi locali non risolve tutti i problemi, ma può essere una scelta utile: per il Comune, che recupera somme altrimenti difficili da incassare; per i cittadini, che possono chiudere vecchie pendenze; per gli uffici, che riducono contenziosi e procedure; per il bilancio, che può tornare a respirare con entrate reali e non solo teoriche.

Balsorano dovrebbe discutere subito una proposta di definizione agevolata delle entrate comunali, verificando quali tributi e quali annualità includere, quali benefici applicare, quali termini concedere e quali garanzie prevedere per evitare disparità.

Perché amministrare non significa usare il potere solo per respingere. Significa anche costruire strumenti generali, equi e accessibili.

Carsoli si muove. Pescara si muove. Altri Comuni si stanno muovendo.

A Balsorano, invece, resta una domanda: si vuole aiutare davvero la comunità o ci si ricorda dei cittadini solo quando bisogna negare qualcosa a qualcuno?

Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea in data 24.06.2026.

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