Nel precedente articolo sulla riorganizzazione dell’Ufficio Tecnico avevo posto una domanda semplice: perché dividere l’Ufficio Tecnico in due aree e affidare il settore dei Lavori Pubblici a una dipendente di altro Comune, presente a Balsorano solo per alcune ore settimanali, invece di valorizzare in modo pieno e trasparente il personale interno?
Quella domanda resta, ma oggi, leggendo altri atti, il problema appare ancora più ampio. Non riguarda più soltanto l’incarico di Elevata Qualificazione attribuito all’Arch. Maria Marchione, né solo la scelta di separare Urbanistica e Lavori Pubblici. Riguarda un metodo che sembra essersi consolidato negli anni, fatto di scavalchi d’eccedenza, ore aggiuntive, compensi ulteriori, proroghe, autorizzazioni incrociate e responsabilità distribuite dentro una rete di rapporti tra Comuni.
Lo scavalco d’eccedenza è previsto dall’art. 1, comma 557, della legge 311/2004 e consente ai piccoli Comuni di utilizzare dipendenti a tempo pieno di altre amministrazioni locali, previa autorizzazione dell’ente di appartenenza. Il punto, quindi, è capire se questo strumento sia rimasto un rimedio per esigenze reali, definite e temporanee, oppure sia diventato, a Balsorano, una modalità ordinaria per far ruotare ore, ruoli e compensi tra dipendenti già stabilmente inseriti nella pubblica amministrazione.
A differenza delle forme di utilizzo condiviso del personale, nello scavalco d’eccedenza il dipendente resta a tempo pieno presso il proprio Comune, continua a svolgere il proprio orario ordinario e a percepire il proprio stipendio principale; poi, fuori da quell’orario, presta ulteriori ore presso un altro Comune e viene pagato anche da quest’ultimo. In sostanza, gli stipendi non si dividono: si sommano.
Nel caso dell’Arch. Marchione e del Geom. Basile, gli atti richiamano la necessità di “sopperire alla carenza di personale dell’UTC”: l’utilizzo a scavalco nasce nel 2022 e viene poi prorogato con successive delibere di Giunta.
Già questo primo blocco di atti pone una questione di fondo. Lo scavalco d’eccedenza non dovrebbe diventare una soluzione strutturale alla carenza di organico. È uno strumento flessibile, utilizzabile per esigenze specifiche e limitate, non un modo per sostituire per anni una seria programmazione del personale. Quando invece le proroghe si susseguono e lo scavalco diventa la modalità ordinaria di gestione di settori fondamentali come l’Ufficio Tecnico, l’eccezione rischia di trasformarsi in regola. E diventa difficile qualificare come “temporaneo” un meccanismo che, di fatto, si trascina dal 2022.
Il quadro diventa ancora più significativo quando si passa dagli scavalchi in entrata agli scavalchi in uscita. Nel novembre 2024 il Comune di Balsorano autorizza il nulla osta per il Geom. Mirco D’Amico, dipendente del Comune di Balsorano, per l’utilizzo presso il Comune di Civitella Roveto; nell’agosto 2025 lo stesso Comune autorizza lo scavalco dello stesso soggetto presso il Comune di Morino; nello stesso giorno, sempre il 29 agosto 2025, Balsorano approva anche l’incarico per scavalco d’eccedenza del Geom. Beniamino Tuzi, dipendente del Comune di San Vincenzo Valle Roveto, presso il Comune di Balsorano.
Insomma: uno esce e uno entra.
Nel 2026 lo schema continua. A gennaio viene disposto un nuovo incarico per scavalco d’eccedenza del Geom. Beniamino Tuzi, dipendente del Comune di San Vincenzo Valle Roveto; ad aprile viene poi approvato un ulteriore utilizzo, dall’11 aprile al 31 dicembre 2026, sempre espressamente “al di fuori dell’orario ordinario”. A giugno 2026, poi, il Comune di Morino conferisce incarico al Geom. Mirco D’Amico, dipendente del Comune di Balsorano, per 9 ore settimanali presso l’Area Tecnica di Morino, sempre fuori dall’orario di servizio, con retribuzione rapportata alle ore svolte e con il limite complessivo delle 48 ore settimanali. Potrebbero essercene altri; questi sono quelli che, allo stato, sono riuscito a reperire.
Letta così, la vicenda non appare più come una semplice soluzione organizzativa, ma come un grande incrocio di prestazioni aggiuntive. Balsorano prende personale tecnico da fuori (da Avezzano e San Vincenzo V.R.) perché dichiara di averne bisogno, ma nello stesso tempo autorizza personale tecnico interno a prestare attività presso altri Comuni (verso Morino e Civitella Roveto).
Tutti hanno bisogno di tutti.
Le carenze di personale, quindi, non vengono coperte creando nuove occasioni di lavoro, programmando assunzioni o aprendo spazi a figure part-time, ma consentendo a soggetti già dipendenti pubblici di aggiungere ore e compensi al proprio rapporto principale. Se l’Ufficio Tecnico di Balsorano è davvero in difficoltà, ogni ora tecnica disponibile dovrebbe essere preziosa; se invece un dipendente tecnico di Balsorano può svolgere ore aggiuntive presso Civitella Roveto o Morino senza pregiudicare il servizio interno, allora il Comune dovrebbe spiegare meglio perché continua ad avere bisogno di tecnici da fuori.
Dentro questo quadro, il caso dell’Arch. Marchione assume un significato particolare. La sua presenza a Balsorano nasce già dal 2022 attraverso il meccanismo dello scavalco, insieme al Geom. Basile, viene prorogata negli anni successivi, almeno per quanto emerge dagli atti reperiti, sempre per sopperire alla carenza di personale dell’Ufficio Tecnico. Nel 2026, però, avviene il salto ulteriore: con decreto sindacale n. 7 del 18 giugno 2026, l’Arch. Marchione, dipendente del Comune di Avezzano a tempo pieno e indeterminato e presente a Balsorano in virtù dello scavalco d’eccedenza, riceve l’incarico di Elevata Qualificazione come responsabile dell’Area V – Ufficio Tecnico – Lavori Pubblici, con attribuzione delle funzioni gestionali di cui agli artt. 107 e 109 del TUEL, spostando di fatto il settore dei Lavori Pubblici fuori dalla gestione naturale del personale interno, il tutto con una pesatura di 6.000 euro proporzionata a 8 ore di servizio.
Anche questo dato merita un chiarimento: se 6.000 euro sono riferiti a sole 8 ore settimanali, il riproporzionamento ideale sul tempo pieno rende la pesatura particolarmente elevata e impone almeno una verifica tecnica sulla coerenza dell’importo, sui limiti contrattuali applicabili, sul loro eventuale recepimento negli atti interni, sulla copertura e sugli atti autorizzativi. A questo si aggiunge lo stipendio riparametrato alle ore svolte e, ove spettanti, gli eventuali incentivi tecnici connessi ai procedimenti di competenza. Insomma, non è solo una questione organizzativa: è anche una questione di soldi.
A rendere la vicenda ancora più significativa c’è il precedente del 2022, già affrontato nell’articolo sulle risorse decentrate. Allora, per Marchione e Basile, sarebbe stata riconosciuta un’integrazione economica avvalendosi dell’indennità di posizione, non superiore a 500 euro mensili lordi cadauno, in considerazione del fatto che i dipendenti non percepivano ristoro finanziario come rimborso spese di viaggio. Il punto politico è enorme: se non era possibile riconoscere il rimborso spese, si è scelta la strada dell’indennità di posizione. Poco importa, sul piano politico, se esistesse o meno un’altra posizione realmente indennizzabile in senso pieno; ciò che conta è che, attraverso quello strumento, si era comunque riconosciuta un’integrazione economica a personale proveniente da altro Comune.
Il punto, quindi, non è personale. Non si tratta di contestare la professionalità di Marchione, Basile, D’Amico, Tuzi o di altri dipendenti coinvolti. Il problema è il metodo scelto da chi amministra: invece di programmare assunzioni, aprire procedure, utilizzare graduatorie, creare rapporti part-time, formare nuove figure o dare spazio a professionalità selezionate con criteri chiari e pubblici, si è preferito costruire un sistema chiuso nel quale dipendenti già assunti da un Comune aggiungono ore presso un altro Comune, mentre gli enti continuano a dichiarare carenze di personale.
Ed è qui che la questione diventa anche sociale. Un Comune non dovrebbe limitarsi a coprire gli uffici nel modo più comodo, ma dovrebbe anche creare opportunità, distribuire lavoro e costruire servizi stabili, non dipendenti sempre dagli stessi nomi. Se servono 4, 6, 8 o 9 ore, e se queste esigenze si ripetono per anni, forse quelle risorse potevano essere organizzate in modo più trasparente, utile al Comune e aperto anche a chi è fuori dal sistema.
Invece la scelta sembra essere stata un’altra: non creare nuove occasioni, ma aumentare le occasioni economiche di chi uno stipendio pubblico lo percepisce già. Non assumere, ma sommare. Non aprire, ma incrociare. Non programmare, ma prorogare. Non costruire un servizio stabile, ma alimentare un circuito di extra-orario nel quale ogni Comune dichiara di avere bisogno di personale e, contemporaneamente, mette il proprio personale a disposizione di altri enti.
Perché il problema non è lo scavalco d’eccedenza in sé, ma quando diventa sistema: quando per anni si integrano uffici ordinari con ore extra di altri Comuni, gli stipendi pubblici si sommano, gli stessi nomi ruotano tra più enti e il settore più delicato viene affidato a chi era entrato come supporto esterno.
La domanda finale è semplice: Balsorano sta usando lo scavalco d’eccedenza per garantire davvero il buon andamento dell’Ente, oppure lo ha trasformato in un sistema comodo per distribuire ore, ruoli, compensi e responsabilità dentro una rete già chiusa?
Un Comune non dovrebbe funzionare così. Dovrebbe programmare, assumere quando serve, creare lavoro quando può, spiegare ogni scelta, pubblicare tutti gli atti ed evitare che l’eccezione diventi regola. Soprattutto, dovrebbe ricordare che il denaro pubblico non serve ad alimentare un circuito di stipendi aggiuntivi per chi è già dentro il sistema, ma a garantire servizi migliori ai cittadini e, quando possibile, anche a creare nuove opportunità per chi da quel sistema è ancora fuori.
Ognuno la pensi come vuole, ma il sospetto resta: dietro molte scelte organizzative, alla fine, sembrano pesare sempre gli stessi denari.
Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea in data 10.07.2026

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