I voltagabbana (politicamente parlando)

Di 11 Ottobre, 2022 0 0
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Ci sono stati tanti motivi che hanno portato alla nascita del Laboratorio Politico per Balsorano, cresciuto inglobando altri elementi, poi confluito in Balsorano Libera per tornare ad essere totalmente indipendente.

Uno di questi era il portare alla luce la pessima gestione delle partecipate, prima tra tutte il CAM, società che oggi torna a paventare un reale rischio di fallimento in un contesto che lo vede contrapposto a comuni virtuosi che cercano in ogni maniera di non entrarci (vedi articolo su Civitella Roveto e Canistro che intendono “continuare a dare battaglia in ogni sede per difendere le sane e regolari gestioni dei propri sistemi idrici). Situazione di grave incertezza che l’ha portata a non rispettare le nuove regole sulla prescrizione delle bollette (vedi articolo e sentenze) venendo richiamata dall’antitrust (vedi articolo) nel totale silenzio degli amministratori.

Un plauso quindi ai Sindaci di Canistro e Civitella Roveto che difendono gli interessi dei propri cittadini e non degli approfittatori spalleggiati dell’ERSI, l’Ente Regionale del Servizio Idrico, che non ha riconosciuto la gestione autonoma dei due Comuni chiedendone l’ingresso nel CAM che mai ha dato prova di solidità, basti pensare alla gestione recente che include:

  • fatture da emettere non contabilizzate o non correttamente contabilizzate;
  • spese legali non contabilizzate;
  • sanzioni ambientali non correttamente valutate in bilancio;
  • oneri per il personale e varie altre poste negative per omessi controlli;
  • etc etc;

fattori che hanno portato il debito a circa 120 milioni di euro.

È bene ricordare che il CAM è appena uscito da una procedura di concordato fallimentare dal costo di 6 milioni di euro l’anno, con ricavi per 22 milioni in un quadro che vede i soli costi dell’energia arrivare a 16 milioni di euro e che quindi non ha rosee prospettive, ed avere nuovi soci è una maniera per ottenere un’altro po’ di ossigeno.

Peccato che questi stessi comuni condividano l’uovo dalla gallina d’oro della Segen, che riesce a dettar legge anche in casa nostra.

È altrettanto utile ricordare che i voltagabbana (politicamente parlando) che oggi siedono in consiglio comunale, sono gli stessi che hanno criticato chi li aveva preceduti in relazione alla lucrosa attività che svolge la Segen, strapagata per un servizio base. Sono gli stessi che, con mio grande dispiacere, una volta scoperto l’inganno anche tramite l’ammissione “ingenua ma sincera” degli stessi vertici (Presidente e Direttore) sulla furberia che li portava ad incassare 50 mila euro in più dei reali costi sostenuti, invece di recedere dal contratto ne hanno allestito uno nuovo di durata decennale, con il quale gli stessi soggetti della Segen hanno riproposto la stessa furbata pur cercando di addolcire il boccone amaro fingendo di erogare ulteriori servizi a parità di prezzo.

Ma quale è il motivo per il quale tutti i sindaci, compreso chi prima si dichiarava schifato da questa gestione, non vogliono mettere a gara questo servizio, fatto che inevitabilmente genererà risparmi sui costi tenuto conto anche e sopratutto della presenza di aziende private di ben altro spessore?

Ovvio, la possibilità di poter scegliere dove spendere una quota dei proventi della Segen sufficienti ad abbattere l’utile d’impresa che i sindaci hanno deciso di non incassare, utili che ovviamente non sono nulli come ipocritamente indicato in bilancio, ma reali e ben superiori al 10% del fatturato come ingenuamente affermato dal Presidente e dal Dirigente della stessa Segen.

La gestione di questa rilevante quantità di denaro, porta a “favoritismi” verso i soliti ignoti.

Uno di questi è e resta il Dott. Giovanni D’Amico, già oggetto di un articolo “Partecipate vs cittadini (ultima parte)”, destinatario nel 2017 di 24.960 euro per “attività organizzative delle progettualità del gruppo Segen Holding)” che si aggiungevano i 4.000 euro elargiti l’anno precedente per un “analisi valutazione affidamento dei soci” oltreché ad altri migliaia di euro versati ad una società a lui direttamente collegata (vedi Promogest 3.000 Srl).

Mi perdonerà il soggetto per le ripetute citazioni (anche se sono fatti pubblici) ma ricordo l’indignazione di chi oggi gestisce il Comune di Balsorano sull’opportunismo di alcuni personaggi che avevano le mani “in pasta” un po’ dappertutto.

Ora nel pieno rispetto del detto “tutto cambia perché nulla cambi”, si scopre che anche con quelli che prima si indignavano, gridandolo in piazza, alcuni soggetti non hanno virato di un grado la propria direzione.

Si scopre quindi che lo stesso D’Amico si vede affidare nel 2020 un nuovo incarico di collaborazione dall’oggetto “Sviluppo, coordinamento e gestione di progettualità inserite in programmi di rilevanza nazionale e regionale per il quale riceve un compenso di 12.000 euro e non contento nel 2021 un’ulteriore incarico con oggetto “Attività di coordinamento e gestione di progettualità programmi nazionali e regionali Anno 2021-2022” per il quale riceve un ulteriore compenso di 15.600 euro, che sembra tanto un rinnovo dello stesso incarico semplicemente traslato nel tempo.

Parliamo di 52.560 euro in 5 anni. Un bel gruzzoletto in considerazione del fatto che non sia stato pubblicizzato alcun risultato. Ma molto probabilmente è l’eredità che qualcuno si è costruita negli anni.

Ora chi conosce la normativa sugli affidamenti di incarichi di collaborazione dovrebbe conoscere l’articolo 7 del D.Lgs. 165/2001 nell’attuale formulazione (vigente dal 22 giugno 2017), applicabile anche alle partecipate totalmente pubbliche come la Segen, in particolare i commi 5-bis e successivi, che tra le altre cose prevede che:

  • è fatto divieto alle amministrazioni società pubbliche di stipulare contratti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali e continuative …;
  • l’oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall’ordinamento del soggetto conferente (Segen Holding), a obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità del soggetto conferente (Segen Holding);
  • il soggetto conferente (Segen Holding) deve avere preliminarmente accertato l’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;
  • la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata; non è ammesso il rinnovo; l’eventuale proroga dell’incarico originario è consentita, in via eccezionale, al solo fine di completare il progetto;
  • le società pubbliche disciplinano e rendono pubbliche, secondo i propri ordinamenti, procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione.

Sarebbe quindi interessate scoprire se la Segen Holding (Holding pura che dovrebbe avere come unica funzione il coordinamento tecnico-finanziario delle società controllate e non possono svolgere alcuna attività di produzione o di scambio di beni e/o servizi) ha certificato l’impossibilità di utilizzare personale interno (Segen Holding/Segen S.p.A./AST), se trattasi di lavoro personale, se trattasi di finalità collegate alla Segen S.p.A. che fa solo raccolta rifiuti e che alimenta integralmente la Segen Holding S.r.l., se questi ripetuti incarichi non contemplano una forma di rinnovo e quale è la procedura comparativa attuata prima del conferimento dell’incarico, visto che è bene sottolinearlo, la procedura di evidenza pubblica nella scelta dei consulenti è un obbligo, procedura che a quanto pare non è stata mai messa in pratica.

Ma inevitabilmente la Segen è anche una società che genera lavoro e ogni Sindaco rivendica per i propri interessi una quota parte. Si spera in maniera imparziale ma troppe volte (per non dire sempre) anche loro hanno interessi “personali”.

Basta solo pensare che nel 2021 la Segen ha somministrato tramite società interinali, prime tra tutte l’Adecco seguita dalla ManPower, qualcosa come 358.377,36 euro di nuovo lavoro a fronte di un costo del personale diretto di 1,7 milioni di euro per lo stesso periodo (parliamo di un 20% di assunzioni “ad personam”), dopo averne spesi nel 2020 ulteriori 165.811,62 euro, toccando la ragguardevole cifra di 524.188,98 euro in due anni, ovviamente parlo di assunzioni gestite tramite queste stesse società accomodanti.

Ma la stretta sugli affidamenti è solo una questione di tempo.

Le nuove indicazioni emanate dallo schema di decreto legislativo del 19/09/2022 di riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica ai sensi dell’articolo 8 della legge 5 agosto 2022, n. 11 devono “Ai fini della scelta della modalità di gestione del servizio e della definizione del rapporto contrattuale, l’ente locale e gli altri enti competenti tengono conto delle caratteristiche tecniche ed economiche del servizio da prestare, inclusi i profili relativi alla qualità del servizio e agli investimenti infrastrutturali, della situazione delle finanze pubbliche, dei costi per l’ente locale e per gli utenti, dei risultati prevedibilmente attesi in relazione alle diverse alternative” … “Nel caso diaffidamenti in house diimporto superiore alle soglie di rilevanza europea in materia di contratti pubblici, fatto salvo il divieto di artificioso frazionamento delle prestazioni, gli enti locali e gli altri enti competenti adottano la deliberazione di affidamento del servizio sulla base di una qualificata motivazione che dia espressamente conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato ai fini di un’efficiente gestione del servizio, illustrando, anche sulla base degli atti e degli indicatoridi cui agli articoli 7, 8 e 9, i benefici per la collettività della forma di gestione prescelta con riguardo agli investimenti, alla qualità del servizio, ai costi dei servizi per gli utenti, all’impatto sulla finanza pubblica “.

Sulla stessa linea l’ANAC (vedi nota del Presidente) che ha sottolineato la necessario “accertare la presenza di altri operatori privati operanti nello stesso settore in grado di fornire il servizio richiesto, magari a condizioni migliori, sia in termini di tipologia che di durata, e a condizioni economiche diverse da quelle proposte dalla propria società in-house” (l’affidamento alla Segen dato dal Comune di Balsorano rispecchia in pieno le note di disapprovazione dell’Anac pubblicate nel 2021).

Per non parlare della recente Sentenza del Consiglio di Stato n. 3562 del 2022, tanto per citarne una, con la quale veniva annullato un affidamento in house in carenza di motivazioni economiche-finanziarie (sentenza che sarebbe applicabile anche all’affidamento attualmente in essere con la Segen).

È quindi solo una questione di tempo. Questi giochi dovranno prima o poi finire, ma non tutti sono disposti a sottostare a questa situazione per fortuna.

Basta vedere cosa succede ad una delle più grandi partecipate del ciclo rifiuti, la Cogesa, di fatto sfiduciata dal suo socio di maggioranza, il Comune di Sulmona, a seguito di accertamenti su spese addebitate ma non dovute, servizi non erogati e consulenze di dubbia opportunità (vedi articolo Il Messaggero Abruzzo edizioni del 10/10/2022 e dell’11/10/2022), situazioni comuni in questo tipo di partecipate ivi compresa la Segen.

Qualcuno da qualche parte fa buona amministrazione.

Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea in data 11/10/2022 alle ore 07:45.

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