Partecipate vs cittadini (ultima parte)

Di 31 Gennaio, 2020 0
Continua dalla seconda parte … Giusto quindi spiegare le ragioni sull’estrema necessità di mantenere in vita società che per legge andrebbero soppresse. La totalità del fatturato della Holding viene dai trasferimenti infrasocietari (in particolare dalla Segen SPA). I trasferimenti sono stati:
  • 210.000 € pari al 100% del fatturato per l’anno 2017 dalla Segen SPA  per un “Contratto Infragruppo Segen/Segen Holding anno 2017”. Di questi 24.950 € vengono impegnati a favore di Giovanni D’Amico per “attività organizzative delle progettualità del gruppo Segen Holding)” che si aggiungono ai 4.000 dell’anno precedente per un “analisi valutazione affidamento dei soci”. Di questi non esistono documenti visto che la Segen ovviamente ha preferito non fornire alcun riscontro nonostante le reiterate richieste. Ero curioso di sapere in cosa potesse consistere un attività di organizzazione progettuale costata quasi 25 mila euro, ma ovviamente se il Sindaco e la Segen non sono d’accordo, non si possono ottenere documenti;
  • 255.000 € pari al 100% del fatturato per l’anno 2018 dalla Segen SPA per “Contratto Infragruppo Segen S.p.A / Segen Holding anno 2018”;
  • 435.000 € nel 2019 sempre dalla Segen SPA per “Contratto Infragruppo tra Segen S.p.A e Segen Holding anno 2019”, quelli per i quali non è stato possibile ottenere alcun riscontro in consiglio comunale visto che a precisa domanda il Sindaco non ha saputo dare risposta.
Curiosamente nonostante sia la AST a vantarsi della progettazione delle centrali idroelettriche sul territorio del Comune di Morino, sarà la stessa Holding a spendere oltre 23 mila euro per la sola progettazione usando molto probabilmente i soldi della tariffa rifiuti. Quindi con i rifiuti, anche di Balsorano, abbiamo pagato progetti che interessano il Comune di Morino. Non riuscendo a raggiungere l’obiettivo minimo del fatturato (che nel triennio 2017-2019 doveva raggiungere i 500 mila mentre per il 2020 l’obiettivo sale a 1 milione di euro) per mantenere in vita questa società si dichiarava la conversione in una holding “pura” (evidentemente ignoravano che era nata proprio sotto questa forma) quindi non obbligata a raggiungere quel fatturato proprio perché secondo la legge non “dovrebbe” avere fatturato visto che rappresenta una sorta di ufficio partecipazioni dell’ente (tra l’altro dovrebbe gestire a livello di “comando” due partecipate, una minuscola e l’altra che è il vero fulcro di tutto). Difatti i proventi dovrebbero essere rappresentati non da ricavi delle vendite (voce A1 del conto economico 269.986,00€ nell’ultimo bilancio) ma da dividendi (gli utili della Segen S.p.A, quelli artificialmente azzerati) che vengono contabilizzati alla voce C15 (0,00 € nell’ultimo bilancio) come prevede il principio Oic 21. È chiaro a tutti che se la Segen è così attenta a non produrre utili, la Holding non avrà mai una voce di bilancio in C15. Per la AST (rinato dalle ceneri del Consorzio Gestione Risorse Forestali ed Ambientali della Valle Roveto, capofila sempre il Comune di Morino, in scioglimento dal 2014) il discorso è sostanzialmente identico. Anche in questo caso la quasi totalità del fatturato della AST viene dai trasferimenti infrasocietari (tra la Segen SPA e la Holding). Vorrei rendere tutti edotti del fatto che le assunzioni nelle partecipate dovrebbero essere autorizzate dai soci in quanto trattasi di procedimento contrario alla razionalizzazione. Sono venuto a conoscenza recentemente di un bando per un posto in AST. Sarebbe interessante sapere per quale motivo non se ne è data pubblicità. Probabilmente era un bando che non era da rivolgere ai cittadini del Comune di Balsorano e gli amministratori lo hanno evidentemente tenuto nascosto. Ma se il bando lo hanno istituito per far fronte all’appalto ottenuto direttamente dal Comune di Sante Marie, è chiara l’evoluzione e chi poteva avere veramente chance si successo. Ad eccezione del 2018, non ha mai avuto costi per il personale (sintomo dell’inutilità della partecipata). La legge obbliga in questo caso non alla razionalizzazione ma allo scioglimento. Ma se esiste ci sarà un perché e ovviamente qualcuno lo sa. Gli altri fanno finta di non saperlo. I trasferimenti sono stati:
  • 13.757 € (100% del fatturato) dalla Segen SPA nel 2014 le “attività di valutazione e progettazione di risorse”;
  • 16.500€ (100% del fatturato) dalla Segen SPA per gli anni 2015 e 2016 per “l’organizzazione delle attività di predisposizione e gestione dei tabulati delle utenze”;
  • 16.000 € (100% del fatturato) dalla Segen Holding per l’anno 2017 per un incarico “di elaborazione progettuale del patrimonio agro-silvo-pastorale e gestione dell’accertamento e della riscossione”, quasi totalmente girati alla Promogest 3.000 Srl società dove è stato (non so se ancora) amministratore Giovanni D’Amico;
  • 36.691€ nel 2018 rispettivamente (100% del fatturato)
    • 16.150 € dalla Segen SPA per “attività di consegna a domicilio agli utenti dei Comuni della Segen e per la pulizia della sede Segen”;
    • A questi aggiunge ulteriori 16.550 € provenienti dal Comune di Sante Marie per la pulizia degli edifici comunali che ha ottenuto in cambio un’imbeccata su un’assunzione (probabile).
Ma è ovvio, se l’AST si è proposta come alternativa al mercato per offrire un lavoro di manodopera dovrebbe essere in grado di svolgere il lavoro ovvero avere manodopera interna. E invece no. Nel 2018 infatti attiva nuove posizioni di lavoro presso la ManPower per 23.160 € (a dimostrazione che non era in grado di svolgere il lavoro) e una ri-fatturazione alla stessa Segen SPA per 16.500 (giusto 50€ di utili) per il servizio di pulizia del Comune di S.Marie. Cioè riassumendo il Comune di Sante Marie affida la pulizia alla AST così come fa in parte la Segen SPA per circa 4 mila euro. Poi contestualmente l’AST rigira lo stesso servizio (pulizie degli edifici comunali di Sante Marie) alla Segen SPA probabilmente perché priva di personale. Praticamente si lavano tra di loro. Con questo gioco, si potrebbe fare anche così. Il comune affida il servizio gestione rifiuti all’AST, la quale lo gira alla Segen Holding che a sua volta lo gira alla Segen S.p.A. che materialmente svolge il lavoro. In questa maniera tutte le società manterrebbero lo stesso fatturato. La AST nei confronti dei Comuni, la Segen Holding nei confronti dell’AST e la Segen ne confronti della Segen Holding. Vedete, alla fine gli ho suggerito la soluzione per salvare capra e cavoli. Ma torniamo alla benemerita AST. La media del fatturato triennale 2016-2018 è di 22.627 €. La previsione 2017-2019, l’ultimo anno con il tetto del fatturato ridotto è di circa 32 mila a fronte dei 500 mila previsti dalla normativa, spinta dal Comune di Sante Marie. Il prossimo anno il fatturato obiettivo dovrà essere di 1 milione di euro. Neanche con un miracolo si raggiungerà questa cifra, ma tanto non frega a nessuno. La società resterà viva e vegeta. Troppi interessi per poterla sopprimere. La previsione di crescita si basa su:
  • pulizia edifici del Comune di Sante Marie e eventuali nuovi finanziatori (poco importa se non ha dipendenti, ne mezzi e che sono lavori prettamente affidati alle cooperative sociali che hanno quindi non un concorrente ma un monopolista);
  • gestione del patrimonio boschivo di Morino (poco importa se non ha operai, mezzi, ne agronomi e attrezzature) anche se limitato ai rimasugli visto che si prevedono due tagli da 15 mila euro ciascuno ma sempre buoni per far crescere un finto fatturato;
  • realizzazione di 3 centrali idroelettriche nel territorio di Morino con utili di 15mila euro annui (peccato che trattasi di attività ai limiti del commerciale e che non ha un capitale sufficiente, ne progettisti, ne operai, ne manovali, ne materiali, ne mezzi, ne fondi).
Adesso si comprende perché il Sindaco di Morino sia così legato alla Segen e perché, grazie alla nomina del suo pupillo, il megadirettore galattico duca conte, colui che ordinava ai suoi sudditi, in accordo con il Sindaco di Balsorano, di non rispondere alle richieste del Consigliere di Balsorano, l’uno e trino come la Trinità, il dominus della Segen S.p.a., della Segen Holding e dell’Ast (e a tempo perso del Comune di Balsorano), quello che è contestualmente controllato e controllore, giudice e giuria etc etc. A pensarci prima avremmo potuto farci pagare qualche spesa invece di fare salti mortali per trovare soldi in bilancio, non so giusto per tirarla li, la mega diga di un povero visionario. Ma come non si può non parlare del CAM. Quel Consorzio che secondo la ragioneria vantava un debito nei confronti del Comune di Balsorano per oltre 300 mila euro che in verità si sono convertiti in un credito. Cioè per farla breve prima era il CAM che doveva versare 305.334,80 al Comune (così ripartite 261.673,06 nel 2018, 28.095,21 nel 2019 e 15.566,53 nel 2020). Poi leggendo bene le carte, ci si è accorti che il Comune non era creditore ma debitore del CAM per un importo di 39.742,14 €. Giusto per dare dimostrazione di chi gestisce un bilancio che fa acqua da tutte le parti quasi come il CAM. Ma una cosa lega il CAM alla Segen oltre al fatto che entrambi sono Consorzi? Recentemente è stato pubblicato il Piano per il Concordato preventivo presentato dal Cam S.p.A. alla Sezione Fallimentare del Tribunale Civile di Avezzano, che dovrà decidere sulla sua ammissibilità nei prossimi mesi. Il Piano del Cam è finalizzato all’abbattimento del 70% del debito, ma alcuni creditori di peso si sono già opposti al suo accoglimento (ad esempio Banca Sistema S.p.A. esperta nel recupero crediti). Tra i creditori ci sono quelli chirografari ovvero debiti nei confronti di fornitori che hanno in mano un titolo esigibile: ad esempio fatture o contratti. Nell'”Elenco Nominativo dei Creditori con indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione” vengono individuati i nominativi dei creditori chirografari. Nella tabella che segue sono così raggruppati alcuni tra quelli commerciali: Si notano tra i principali creditori del CAM alcune “facce note”. Oltre a Banca Sistema S.p.A., molto conosciuta anche in Comune per un credito di 50.000€ per fatture di energia elettrica non pagate nel 2015 (nonostante le rassicurazione della ragioneria, la stessa che garantiva i 302 mila euro del CAM), c’è anche la Segen Spa che vanta un credito di 702.452,07. Qualora il tribunale avvallasse il concordato preventivo, questo credito si ridurrebbe del 70% ovvero ad appena 210.735,62 con una perdita netta di 491.689,44 €. In caso contrario (fallimento) il capitale sociale del CAM sarebbe azzerato e la perdita per la Segen sarebbe totale (-702.452,07 €). Si sa che per scelta dei soci, la Segen non deve fare utili (neanche nell’ipotesi di riversarli nel capitale sociale) che vengono ovviamente riassorbiti per soddisfare le esigenze dei Sindaci (non il nostro, estremamente altruista con i soldi dei propri cittadini), anche perché è matematicamente impossibile ridurlo senza “giochetti”, legittimi per carità, ogni anno tra i 466 € (0,02%) e i 9.905 € (0,20%) euro e che non ha sufficienti riserve legali che possano contenere una simile perdita in bilancio. È plausibile quindi una corrosione del capitale sociale e la necessità per i soci, sicuramente in prima fila a ricapitalizzare la gallina dalle uova d’oro, di ripristinare il capitale con un versamento che oggi, almeno per Balsorano, sarebbe intollerabile visto che si prevedono 48.431,41 € pari alla sua quota in Segen Spa (9,85%), a meno che non si decida di estorcere altro denaro ai cittadini. Nell’ipotesi nefasta di un fallimento del CAM la perdita netta per il Comune di Balsorano (che oltre a perdere il credito postergato), sicuramente obbligato a ricapitalizzare la Segen, sarebbe di 69.191,53 €. Qualora la Segen invece riuscisse a sopperire alla perdita allora sarebbe la dimostrazione che ci ha preso per il c*** per 20 anni. Sarà il coronamento per gli innamorati della Segen, fregati due volte, la prima per aver obbligato i propri cittadini ad un costo più altro rispetto al mercato per anni (come loro stessi confermano), per non dire da sempre, il secondo, dopo aver meticolosamente “prosciugato” gli utili, dover chiedere altri soldi ai cittadini per ripianare la perdita. Vediamo cosa ci riserverà il futuro. Di fatto la Segen non ha un piano di crisi nonostante anche questo sia un obbligo normativo. Chiudo con una citazione. “Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato”.
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