Contratti, la gara è un optional. Trattative private e in economia nel 65% dei casi

Di 7 Settembre, 2016 0 0

Appalti 150 Il 65% dei contratti pubblici vengono affidati a trattativa privata e «in economia»; gare aperte soltanto nel 25% dei casi (anche se comprende più della metà del valore degli appalti); gli enti locali gestiscono il 38,8% delle procedure per un importo del 26,2%, seguiti dai concessionari e imprese dei servizi pubblici; le centrali di committenza hanno in mano il 17,6% del totale degli affidamenti; un quarto del mercato riguarda la sanità.

Sono questi alcuni dei più significativi andamenti degli appalti pubblici nel corso del 2015, come risultanti dalla relazione dell’Autorità nazionale anticorruzione presentata nel mese di luglio a Roma e illustrata dal suo presidente Raffaele Cantone.

Si parla di un mercato che nel 2015 valeva 117 miliardi, comprendendo lavori, forniture e servizi, sia nei settori speciali (acqua, energia e trasporti), sia quelli ordinari.

Per quel che riguarda la tipologia degli affidamenti, la procedura aperta copre circa il 25,5% del totale (con un massimo del 33,1% per le forniture e un minimo del 20,3% per i lavori), mentre complessivamente nel 38,2% per le forniture e nel 26,9% per i lavori (per un totale di ben il 65,1%) le stesse amministrazioni ricorrono rispettivamente a una procedura negoziata (con o senza bando) o all’affidamento in economia. Per quanto riguarda gli importi, nel 2015 la procedura aperta si conferma la modalità con cui si affida il maggior valore dei contratti pubblici (circa il 52,7%, con un massimo del 55,1% per i servizi e un minimo del 49% per le forniture), seguono le procedure negoziate, con e senza bando (nel complesso pari al 29,9%) e le procedure ristrette (7,3%).

Per quel che riguarda i settori il confronto con il 2014 appare piuttosto negativo per i settori ordinari nei quali si nota una forte riduzione, sia in termini di numerosità che di importo, di procedure ristrette (Cig perfezionati: -49,1%; importo: 50,3%) e di procedure negoziate previa pubblicazione del bando (Cig perfezionati: -10,5%; importo: -73,8%).

Interessante è anche notare la distribuzione dei contratti tra tipologia di stazione appaltante elemento che porta alla luce il fatto che il valore complessivo della domanda di 117,3 miliardi di euro è associata ai comuni (16%), seguita dalla Consip (9,8%) e poi dalle Asl e dalle Ao (rispettivamente il 7,4% e il 7,9%), nonché dai concessionari e imprese di servizi pubblici nell’ambito delle ferrovie (9,6%) per i due grandi appalti menzionati all’inizio del paragrafo.

Se si considerano le aggregazioni per macro tipologia (organi centrali, enti locali ecc.) risulta che pesano maggiormente sia a livello di numerosità sia di importo gli enti locali (Cig: 38,8% e importo: 26,2%), i concessionari e le imprese di servizi pubblici (Cig: 23,0% e importo: 30,8%) nonché il settore sanità che incide quasi un quarto sul totale (Cig: 25,7% e importo: 23,7%) contrapposto al settore istruzione che incide solo per l’1,4% sul totale importi e del 3,4% sul totale dei Cig.

Un altro dato significativo, riguardante il ruolo che svolgono i soggetti aggregatori verso le stazioni appaltanti, è che le centrali di committenza incidono per ben il 17,6% sul totale degli importi, suddiviso tra il 6,9% per la sanità e il 10,7% per i restanti settori.

Ovviamente, a tali importi corrisponde un più esiguo numero di procedure pari al 4,7% (ovvero 3,4% per la sanità e 1,3% per gli altri settori) dato che tali soggetti operano su appalti di medio-grandi dimensioni.

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