La scomoda verità sulla tassa rifiuti (nonostante le smentite dell’amministrazione)

Di 18 Settembre, 2021 0 0

E così iniziano ad arrivare le prime bollette relative alla tassa rifiuti 2021, il capolavoro dell’attuale maggioranza che fino a qualche mese fa esultava perché aveva evitato che una società privata potesse offrire un ribasso per svolgere il servizio di raccolta rifiuti, che sarebbe svolto sicuramente meglio dell’attuale visto che è un servizio base.

In fondo il sindaco aveva ribadito che “non era interessata a far risparmiare i cittadini”.

Infatti durante il Consiglio Comunale dello scorso luglio, questa volta non trasmesso su facebook nonostante il livello tecnologico raggiunto dopo il mio allontanamento, il sindaco aveva detto che gli aumenti erano di qualche euro, precisamente “che saranno mai 3 euro!”.

È appurato che in consiglio si può sbraitare sentenze senza poi dimostrare nulla. L’importante è parlare per ultimi e dire la stron**** più grande. Poi poco importa se non tutto corrisponde al vero e/o  non si può dimostrare nulla.

Orbene se si fa un paragone tra la tariffa del 2021 e la tariffa del 2020 si nota che l’aumento è applicato sulla parte fissa della tariffa ovvero quella collegata alla superficie degli immobili e non sulla quota variabile collegata al numero degli occupanti/residenti.

È semplicemente un modo per “nascondere” gli aumenti, ovviamente dovuti alla scelta di continuare con la Segen un servizio, che per stessa ammissione della Segen, in relazione al contesto territoriale, dovrebbe costare 59.946,00 euro in meno.

Potete rileggere il precedente articolo sulla tariffa TARI 2021 cliccando qui.

Ovviamente l’unico a votare contro, come spesso accade, sono stato io. Quel che è rimasto dell’opposizione sembra disciolto. Anzi direi che per quanto riguarda la Segen, una parte dell’opposizione ha la stessa posizione di sempre, subalterna ai consorzi in qualunque forma Segen, AST, CAM, BIM … Vi invito a rileggere anche il precedente articolo sulle mega bollette del CAM dove un errore dello stesso consorzio viene girato sugli utenti senza che nessuno a livello politico abbia avuto da ridire, arrivando anche a forme di “ricatto” sull’accettazione della prescrizione così come regolamentata fin dal 2018.

Diciamo che è la maggioranza che ha cambiato sponda rispetto a tutto ciò che aveva detto durante la campagna elettorale e con una certa convinzione. Evidentemente era semplicemente invidia del posto di “potere”.

Comunque per chi ha un appartamento che tra immobile principale e pertinenze (e siamo forse uno dei pochi comuni che ha un regolamento che prevede anche i balconi e terrazze non coperte come superficie assoggettate all’imposta) di 200 mq quadrati l’aumento è stato di 28,34 euro. Rispetto al 2017 l’aumento è di 72,00 euro. Rispetto al 2014 di 81,04 euro.

Ma il confronto più impietoso è quello tra il 2021 e il 2013.

Se ricorderete il 2013 è l’anno in cui era ancora in vigore la Tares introdotta dal cosiddetto decreto “Salva Italia” del 2011 che aveva sostituito la Tarsu portando l’azzerato la quota di copertura delle spese a carico del Comune e quindi tutta la spesa (100%) era a carico dei cittadini.

Ma nel 2013 come ulteriore balzello vennero emanati due Decreti Legge, tramite rispettivamente l’articolo 10 del DL 35/2013 e l’articolo 5 del DL 102/2013, che modificarono la norma decretando, tra l’altro, la destinazione del gettito della maggiorazione fissa di 0,30 euro per metro quadrato a copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni, esclusivamente a favore dello Stato.

Orbene la tariffa 2021 della Tari è addirittura superiore alla tariffa record del 2013 comprensiva del 0,3 € a mq destinato allo Stato, quella quota che poi è diventata un tributo a se stante (Tasi) che l’anno scorso è stata assorbita dall’IMU.

Inoltre si assiste ahimè, come ogni anno, a tariffe sbagliate, sia in termini di presunzione di occupanti, sia in termini di legittimità degli stessi. Per questo come sempre mi rendo disponibile a sciogliere eventuali dubbi sulla corretta applicazione della tariffa.

Tra l’altro credo che siamo uno dei pochi comuni che per quanto riguarda le case dei non residenti usa esclusivamente la presunzione degli occupanti, cosa che è in verità vietata dalla normativa stessa, come ho voluto ribadire in Consiglio Comunale, ovvero applicabile qualora non si possa risalire al numero effettivo di occupanti.

Infatti in riferimento alle utenze domestiche condotte da soggetti non residenti nel Comune, o per le cosiddette seconde case, per gli alloggi dei cittadini residenti all’estero, per gli alloggi a disposizione di enti diversi dalle persone fisiche occupati da soggetti non residenti e per gli alloggi tenuti a disposizione degli utenti residenti nonché quelle tenute a disposizione da Enti diversi da persone fisiche occupate da soggetti non residente nell’immobile, per i quali si assume come numero degli occupanti quello determinato per classi di superfici nella delibera con la quale vengono determinate le tariffe.

Numerosissime sentenze hanno stabilito che il criterio di calcolo della tassa sui rifiuti (Tari) per le utenze non stabilmente attive (seconde case, immobili a disposizione, eccetera), basato convenzionalmente sul numero di componenti del nucleo familiare in proporzione alla superficie dell’immobile, deve essere presuntivo e non assoluto. Si deve quindi lasciare al contribuente la possibilità di dichiarare l’effettivo numero di componenti del proprio nucleo familiare. In tal senso si è espresso anche il governo il 1° dicembre 2017, in risposta a un’interpellanza parlamentare, richiamando la Sentenza 8383/2013 della Cassazione.

Invece il comune continua convenzionalmente ad associare esclusivamente il numero degli occupanti in relazione alla dimensione degli immobili condotti, ovvero hanno deciso di continuare ad assumere come numero degli occupanti quello determinato per classi di superfici nella delibera con la quale vengono determinate le tariffe nonostante i comuni non possono introdurre presunzioni assolute sul numero dei componenti, trattandosi di materia appartenente alla fattispecie imponibile e quindi riservata al legislatore.

Cod.TariffaComp. nucleo familiareNum. Occ.
T0011CAT. PERT. DOM. 1 OCCda 0 a 50 (MQ)1
T0012CAT. PERT. DOM. 2 OCCda 51 a 80 (MQ)2
T0013CAT. PERT. DOM. 3 OCCda 81 a 300 (MQ)3
T0014CAT. PERT. DOM. 4 OCCda 301 a 400 (MQ)4
T0015CAT. PERT. DOM. 5 OCCda 401 a 500 (MQ)5
T0016CAT. PERT. DOM. 6+ OCColtre 500 (MQ)6+

Qui potete leggere il mio intervento durante il Consiglio Comunale del luglio scorso da pagina 6 a pagina 10.

Tra l’altro non hanno previsto nemmeno uno sconto a coloro che hanno ad esempio più di un immobile nello stesso comune che inevitabilmente dovranno moltiplicare la tariffa per il numero degli immobili posseduti.

Cioè ad esempio se una famiglia residente in via Mazzola è intestataria anche di un altro immobile in via S. Angelo, diciamo della stessa identica dimensione, andrebbe a pagare la stessa identica cifra per entrambi come se effettivamente potesse vivere contemporaneamente in entrambi gli immobili producendo incredibilmente il doppio dei rifiuti nonostante è chiaro che i rifiuti non li produce un immobile ma chi ci vive dentro.

Concetti che evidentemente per alcuni sono difficili da comprendere.

Ottimo risultato, direi di un’amministrazione attenta affinché i cittadini possano non risparmiare e al contempo attenta affinché la Segen possa continuare a farsi “strapagare” il servizio.

Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea alle ore 14:00 del 18/09/2021.

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