Voglio ripartire dal post che ha avuto un certo clamore.
Non lo riporto integralmente qui in apertura, per non appesantire la lettura. Chi vuole può aprire il riquadro qui sotto e leggerlo per intero.
Seconda udienza: qualche nodo comincia a venire al pettine
È da un po’ che non scrivo.
Non perché siano finite le cose da dire, anzi. A volte semplicemente le cose non vanno per il verso giusto: ci sono momenti in cui bisogna fermarsi, osservare, capire, incassare e poi ripartire.
E oggi qualcosa da raccontare c’è.
La prima udienza era partita in modo piuttosto curioso: la prima testimone del PM sembrava non avere ben chiaro il motivo per cui fosse stata chiamata.
Nella seconda udienza del 18 scorso, invece, qualche passaggio interessante è emerso.
C’è chi sostiene di non aver mai ricevuto reclami e chi, pochi minuti dopo, conferma che reclami, segnalazioni e contestazioni c’erano.
Insomma, la memoria è una cosa meravigliosa: ad alcuni sparisce, ad altri ricompare. A volte anche solo in forma astratta. Dipende dal momento.
Poi c’è lei: quella che afferma con assoluta tranquillità di non leggere mai i miei post.
E su questo voglio essere chiarissimo: ci credo. Sono sicuro che anche questo post non lo leggerà.
Resta solo una piccola curiosità: proprio da uno di quei post “mai letti” è nata la costituzione di parte civile del Comune e la richiesta di risarcimento dei danni.
Una specie di lettura per interposta persona.
Oppure, più semplicemente, l’ennesima conferma che certe decisioni sembrano arrivare sempre da altri.
Altro momento interessante: nonostante l’impegno, non è riuscita a ricordare l’anno in cui è stato inaugurato il centro di raccolta.
Può capitare. La memoria, quando deve attraversare date, documenti e responsabilità, ogni tanto prende una strada panoramica. In fondo, ricordare un evento di circa un anno e mezzo fa, annunciato e pubblicizzato ovunque, era evidentemente un esercizio troppo impegnativo. Nemmeno un’indicazione approssimativa dell’anno.
Poi il passaggio sui costi.
È emerso che il Sindaco era al corrente del fatto che, andando a gara, si sarebbe potuto ottenere un risparmio. Solo che, secondo quella ricostruzione, per “5 euro a testa” non ne sarebbe valsa la pena.
Ora, quei 5 euro a testa non ho ancora capito bene da dove escano, perché dai numeri che ho sempre portato io le cifre erano ben diverse.
Comunque, anche prendendo per buona quella versione al ribasso, quei 5 euro a cittadino, dal 2020 ad oggi, diventano oltre 125.000 euro che si sarebbero potuti risparmiare.
Ma evidentemente, quando i soldi sono dei cittadini, qualcuno può anche decidere che “per pochi euro” non valga la pena disturbarsi.
Io invece penso il contrario: quando si amministra una comunità, anche pochi euro a famiglia diventano tanti. E soprattutto non sono soldi astratti: sono soldi delle persone.
Non pubblico atti, non entro nei dettagli del procedimento e rispetto pienamente la sede giudiziaria.
Mi limito a una considerazione: le dichiarazioni possono cambiare sfumatura, la memoria può avere giornate complicate, ma i documenti, le date e i numeri hanno il brutto vizio di restare al loro posto.
Purtroppo, non sapendo ancora bene come funzionasse concretamente un’udienza, avrei potuto fare altre domande. Molte altre.
Ringrazio il mio avvocato, che ha avuto solo cinque giorni per farsi un’idea di una vicenda lunga, complessa e piena di documenti.
Ma non si finisce mai di imparare. E ringrazio anche per la sponda dell’avvocato della controparte, che mi permetterà di ampliare molto il quadro dei fatti.
Ora restano gli ultimi testimoni da ascoltare.
Vedremo quanta memoria porteranno con sé.
Poi toccherà a me.
E, sinceramente, non vedo l’ora.
Conosco questa vicenda in ogni angolo. E quando si racconta la verità con i documenti alla mano, non c’è molto di cui avere paura.
Ma il punto è sempre lo stesso: Balsorano deve tornare padrona delle proprie scelte, non delle scelte decise da altri.
Ed ecco la provocazione che, naturalmente, il Sindaco non leggerà. Perché, come dichiarato, non legge mai i miei post.
Potrei candidarmi nel 2027. Me lo chiedono in tanti.
La verità è che, per raccontare davvero tutto quello che è successo, non basterebbe un post. Non basterebbe nemmeno un comizio.
Probabilmente ce ne vorrebbero dieci: uno per i costi, uno per SEGEN, uno per la Holding, uno per AST, uno per il CAM, uno per il BIM, uno per gli atti, uno per i silenzi, uno per le responsabilità e uno solo per spiegare come Balsorano abbia perso, pezzo dopo pezzo, il controllo delle proprie scelte.
Nel 2027 ci sarà un’occasione concreta per voltare pagina, superare certi modi di amministrare particolarmente originali e rimettere al centro cittadini, trasparenza, costi reali e responsabilità amministrativa.
Riprendiamoci Balsorano.
Vediamo a quanti piace l’idea.
E, se mai decidessi davvero di candidarmi, una cosa è certa: saprei già da dove iniziare.
Da dove inizierei
Prima delle persone viene il programma.
Non mi interessano liste costruite intorno ai nomi, alle simpatie, agli equilibri, alle promesse o ai soliti giri.
Non cerco persone da mettere dentro una lista già fatta. Cerco persone disposte a confrontarsi su una base chiara, concreta e verificabile.
Prima si stabiliscono i principi. Poi si vede chi li condivide davvero, chi è disposto a difenderli e chi vuole costruire tutto il resto su basi nuove.
La lista, se mai dovesse nascere davvero, dovrà essere aperta a chiunque voglia contribuire seriamente a un progetto fondato su legalità, trasparenza, controllo dei costi e recupero dell’autonomia del Comune.
Le decisioni dovranno essere prese nell’interesse dell’intera collettività, non per proteggere singoli equilibri, singole posizioni o singoli soggetti.
C’è però una condizione politica e morale molto semplice: non si può costruire il cambiamento con chi ha avuto ruoli, responsabilità o complicità nell’attuale modo di amministrare.
Non è una chiusura personale. È una questione di coerenza.
Perché non si può promettere discontinuità portandosi dietro chi ha partecipato, sostenuto o accompagnato il sistema che oggi si dice di voler superare.
Quello che segue non è un programma chiuso e calato dall’alto. Sono i primi dieci principi attorno ai quali aprire un confronto serio.
Li considero una base minima, una specie di patto iniziale: chi li condivide può contribuire a costruire tutto il resto; chi non li condivide, probabilmente ha già scelto un’altra strada.
Da qui dovrà partire ogni altra proposta: legalità, trasparenza, partecipazione, controllo dei costi, tutela di chi ha più bisogno, responsabilità, autonomia del Comune, servizi misurabili, atti pubblici accessibili e rispetto dei cittadini.
Dieci punti su cui costruire tutto il resto
1. Legalità amministrativa
Ogni scelta dovrà partire da un principio semplice: il Comune è di tutti. Non appartiene a chi lo amministra, non appartiene a chi lo frequenta, non appartiene a chi pensa di poterlo usare come casa propria.
Gli atti devono essere corretti, motivati, verificabili e costruiti nell’interesse pubblico. Basta zone grigie, decisioni opache, responsabilità che si perdono nei passaggi e procedure usate come scudo invece che come garanzia.
2. Trasparenza reale degli atti
La trasparenza non può essere solo una parola da scrivere nei programmi.
Delibere, determine, affidamenti, incarichi, costi, convenzioni, partecipate, rimborsi, contributi e documenti fondamentali devono essere pubblicati in modo chiaro, ordinato e comprensibile.
Il cittadino non deve inseguire gli atti: deve poterli trovare.
3. Controllo dei costi e delle tariffe
Ogni euro pagato dai cittadini deve essere controllato.
TARI, servizio rifiuti, acqua, depurazione, partecipate, consorzi e convenzioni devono essere verificati voce per voce.
Quando si dice che “per pochi euro non vale la pena”, si sta già amministrando contro il cittadino. Perché pochi euro per una persona diventano migliaia di euro per una comunità.
4. Autonomia del Comune
Balsorano deve tornare padrona delle proprie scelte.
Il Comune non può limitarsi a subire decisioni prese altrove, dentro società, consorzi, ambiti o organismi dove la responsabilità si allontana dai cittadini.
Dove si può uscire, si esce. Dove non si può uscire, si controlla. Dove oggi si subisce, domani si pretende.
5. Partecipazione vera: uno vale uno
Le decisioni importanti devono tornare a coinvolgere i cittadini.
Non esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B. Non esistono famiglie più ascoltate di altre, gruppi più comodi di altri, interessi più protetti di altri.
Uno vale uno significa questo: ognuno deve poter contare allo stesso modo davanti al Comune.
6. Prima chi ha più bisogno
Un Comune serio si misura da come tratta chi è più fragile.
Anziani, famiglie in difficoltà, persone sole, cittadini che non hanno strumenti tecnici o economici per difendersi davanti a bollette, tariffe, pratiche, disservizi e burocrazia devono trovare nel Comune un alleato, non un muro.
Chi ha più bisogno deve essere il primo a essere ascoltato.
7. Servizi pubblici misurabili
Un servizio non si giudica dagli slogan, ma dai risultati.
Rifiuti, acqua, manutenzioni, viabilità, verde pubblico, illuminazione, uffici comunali e servizi al cittadino devono avere obiettivi chiari, tempi certi e responsabilità verificabili.
Se un servizio costa, deve funzionare. Se non funziona, qualcuno deve risponderne.
8. Responsabilità personale di chi amministra
Chi decide deve assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Basta atti firmati senza spiegazioni reali, scelte attribuite sempre ad altri, rimbalzi tra Comune, società, gestori, consorzi e uffici.
Il cittadino deve sapere chi ha deciso, perché ha deciso e con quali conseguenze.
9. Recupero delle somme spettanti al Comune e ai cittadini
Tutto ciò che spetta a Balsorano deve tornare a Balsorano.
Somme dovute, rimborsi, canoni, contributi, ristori, importi non correttamente applicati, tariffe non dovute e risorse trattenute o non recuperate devono essere verificati e richiesti.
Il Comune non deve lasciare indietro un euro che appartiene alla comunità.
10. Pulizia politica e amministrativa
Il cambiamento non può essere fatto con gli stessi metodi, gli stessi rapporti e gli stessi equilibri che hanno prodotto il problema.
Chi vuole partecipare a un progetto nuovo deve accettare una regola semplice: niente rendite di posizione, niente protezioni, niente pacchetti di voti, niente continuità mascherata da rinnovamento.
Il Comune deve tornare a essere una casa di vetro, non una stanza chiusa dove pochi decidono per tutti.
Le prime scelte concrete
Da questi principi discendono le prime scelte concrete da mettere sul tavolo.
1. Segretario comunale
Primo punto: immediato allontanamento del Segretario comunale, se mai fosse ancora presente.
Non solo per una questione di metodo amministrativo, ma anche per una ragione evidente: sarebbe difficilmente compatibile con un progetto che nasce proprio dalla necessità di rimettere ordine, trasparenza e controllo su atti, procedure e responsabilità maturate in questi anni.
Il Comune ha bisogno di una figura realmente autonoma, rigorosa e indipendente, capace di garantire legalità, imparzialità e correttezza amministrativa.
Con me, francamente, quella compatibilità non ci sarebbe. E non solo per ragioni amministrative.
2. Gara del servizio rifiuti tramite AGIR
Secondo punto: messa a gara del servizio rifiuti tramite AGIR, partendo dallo stesso identico servizio attuale.
Sarà molto interessante vedere quale sarebbe la reale base di gara e quale differenza emergerebbe rispetto agli attuali costi.
Perché la domanda è semplice: se il servizio è davvero così conveniente, così efficiente e così inattaccabile, allora una gara non dovrebbe fare paura a nessuno.
Anzi, dovrebbe essere il modo più semplice per dimostrarlo.
3. Uscita da SEGEN Holding, SEGEN S.p.A. e AST
Terzo punto: uscita del Comune da SEGEN Holding e, di conseguenza, da SEGEN S.p.A. e da AST.
Balsorano deve tornare a decidere direttamente sulle proprie scelte, sui propri servizi e sui propri soldi.
Basta scatole societarie, passaggi intermedi, rimbalzi di responsabilità e contenitori che allontanano i cittadini dal controllo vero.
Basta società che sembrano funzionare più come contenitori di comodo che come strumenti realmente utili ai cittadini: strutture costruite attorno ai soliti soggetti, con attività e interessi che finiscono per concentrarsi sempre sulle stesse realtà, mentre i Comuni e i cittadini restano lontani dalle decisioni che li riguardano.
Un Comune non deve essere spettatore dentro organismi che decidono altrove. Deve tornare a essere protagonista delle proprie scelte.
4. Uscita dal Consorzio BIM
Quarto punto: uscita dal Consorzio BIM e recupero integrale di tutte le somme spettanti di diritto al Comune di Balsorano.
Se ci sono risorse che spettano al Comune, quelle risorse devono tornare al Comune.
Non domani. Non quando qualcuno se ne ricorderà. Subito.
Perché ogni euro che spetta a Balsorano deve essere usato per Balsorano.
5. CAM: richiesta di restituzione delle somme non dovute
Quinto punto: richiesta formale al CAM di restituzione delle somme non dovute a tutti gli utenti che hanno pagato fognatura e/o depurazione pur non avendo il relativo allaccio.
Non parliamo di favori.
Parliamo di importi che, se non dovuti, devono essere restituiti.
E questa volta non dovrà essere il singolo cittadino a inseguire il gestore. Dovrà essere il Comune a pretendere tutela per tutti.
Perché un’amministrazione comunale non dovrebbe limitarsi a prendere atto dei problemi dei cittadini: dovrebbe farsene carico.
Riprendiamoci Balsorano.
Non come slogan.
Come programma minimo per tornare finalmente padroni delle nostre scelte.


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