Pareggio di bilancio. Rischio investimenti, cofinanziamenti Ue e assunzioni bloccate

Di 19 Ottobre, 2015 0 0

Soldi bloccati 150Sta per prendere forma il patto di stabilità. Per il governo è slittato al 2018 nonostante detenga il 92% del debito complessivo, non però per le regioni, le province (che esistono ancora) e i comuni anche se detengono appena l’8% del debito nazionale (quasi tutto a carico delle Regioni). Moltissime le novità che riguardano i comuni.

Ci sarà una stretta sull’indebitamento che impedirà di creare nuovi debiti se superiori a quelli rimborsati nello stesso periodo dell’anno precedente.

Tuttavia sembra allontanarsi il rischio di introduzione di un pareggio di bilancio che in un primo momento avrebbe dovuto riguardare tutti gli otto saldi tra le spese e le entrate relative ai bilanci preventivi e consuntivi. Nella nuova formulazione il pareggio di bilancio si applicherà solo sul capito di spesa e di entrata in competenza escludendo quelli di cassa corrente. Questo nel bilancio comunale corrisponde ad un sostanziale pareggio tra gli accertamenti relativi ai primi cinque titoli e gli impegni relativi ai primi tre capitoli del bilancio.

Questa nuova formulazione permette lo sblocco degli avanzi cioè i risparmi di gestione bloccati dal patto di stabilità che da una parte ha lasciato libertà sugli impegni di spesa ma ha vincolato i pagamenti. Inoltre si sbloccano nuove spazi finanziari per nuovi investimenti fatto salva situazione contabile dei singoli bilanci.  Tuttavia l’avanzo di amministrazione dovrebbe essere però vincolato per le spese relative all’edilizia scolastica e non per altri scopi. Per l’edilizia scolastica sono previsti inoltre investimenti per le provincie (che dovevano essere abolite) e le città metropolitane pari rispettivamente a 250 e 150 milioni di €.

Ricordiamo che per applicare una qualsiasi modifica al patto di stabilità sarà necessario l’approvazione della maggioranza del parlamento il che potrebbe far nascere contenziosi futuri dovuti al diversa gerarchia con la quale sono state approvate (il patto di stabilità è una legge rafforzata perché approvata dalla maggioranza assoluta dei membri del parlamento).

Per gli enti che registrano ritardi nei pagamenti verso i fornitori di beni e servizi superiori ai 90 giorni nel 2014 e superiori ai 60 giorni nel 2015, non potranno procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e non potranno stabilizzare i contratti esistenti. E’ prevista la pubblicazione dei debiti trimestralmente relativi alle somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali.

Per il fondo di solidarietà si prevede un’ulteriore sforbiciata di 300 milioni che verranno ripartiti in base alla differenza tra spesa storica e fabbisogni standard, nonostante le strenue proteste dell’Anci.

Annunciata l’estensione ai piccoli comuni della possibilità di effettuare in autonomia gli acquisti di beni, servizi e lavori per importi inferiori a 40 mila € previsti in un primo momento solo per i comuni con più di 10.000 abitanti che potranno non fare ricorso alle cosiddette centrali di committenza senza però mancare l’obiettivo di ottenere un elevato rapporto tra prezzo e qualità.

Si prevedono quindi anni con un significativo impegno degli enti locali nel costruire il loro nuovo modello di virtuosità e di coordinamento, tagliando le spese inutili che anche per il nostro comune ammontano a migliaia di € ma che nonostante gli anni di crisi non sono stati per nulla ridotti o al massimo sono stati limati.

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