La riorganizzazione vendicativa: chi non si piega si scavalca

Di 19 Giugno, 2026 0 0

A Balsorano l’Ufficio Tecnico viene diviso in due: al tecnico interno resta l’Urbanistica, mentre i Lavori Pubblici finiscono a una dipendente esterna per 8 ore settimanali. Lo scavalco d’eccedenza è previsto dalla legge. Ma non può diventare il modo elegante per mettere da parte chi c’è già.

Ci sono atti amministrativi che spiegano una scelta. E poi ci sono atti che, proprio perché spiegano poco, finiscono per raccontare molto di più.

Con due decreti del 18 giugno 2026, il sindaco ha ridisegnato l’Ufficio Tecnico, separando l’Area IV – Urbanistica dall’Area V – Lavori Pubblici. All’Ing. Luigi Enrico Tuzi, tecnico comunale interno, dipendente a tempo pieno e indeterminato da sempre, viene attribuita l’Urbanistica, con una pesatura di 12.000 euro rapportata a 36 ore settimanali. All’Arch. Maria Marchione, dipendente del Comune di Avezzano utilizzata a Balsorano in “scavalco d’eccedenza”, vengono invece affidati i Lavori Pubblici, per 8 ore settimanali, con una pesatura indicata in 6.000 euro.

Otto ore settimanali per un’intera area tecnica.

Non si tratta di un supporto puntuale, né di una collaborazione limitata a un singolo progetto, né di un incarico circoscritto a una pratica particolarmente complessa. Si tratta di una responsabilità apicale, con funzioni gestionali, provvedimentali e rilevanza esterna ai sensi degli articoli 107 e 109 del TUEL.

La domanda, dunque, non è se lo scavalco d’eccedenza esista. Esiste. La domanda è perché usarlo in questo modo, in un Comune dove il tecnico interno c’è già.

Lo scavalco non è un lasciapassare

Lo scavalco d’eccedenza è previsto dalla legge e consente ai piccoli Comuni, entro limiti precisi, di utilizzare dipendenti a tempo pieno di altri enti locali. È uno strumento utile, ma proprio per questo non può essere trasformato in una scorciatoia organizzativa.

Servono autorizzazione dell’ente di provenienza, attività fuori dall’orario ordinario, rispetto dei limiti complessivi di lavoro, copertura finanziaria, trattamento economico conforme al CCNL, documenti contabili in regola e una motivazione effettiva. In altre parole, non basta scrivere “scavalco d’eccedenza” in un decreto per rendere tutto automaticamente legittimo.

Una norma eccezionale resta eccezionale anche quando fa comodo.

Il tecnico interno c’è, ed è questo il punto

Balsorano ha già un tecnico comunale di ruolo, a tempo pieno, da anni inserito nell’organizzazione dell’Ente. E allora la scelta di separare i Lavori Pubblici dall’Urbanistica e di affidarli a una dipendente di altro Comune per sole 8 ore settimanali avrebbe richiesto una motivazione molto più solida di quella che emerge dai decreti.

Perché i Lavori Pubblici non vengono attribuiti al tecnico interno? Perché non prevedere, se davvero necessario, un supporto esterno su singoli progetti, singoli cantieri o specifiche procedure? Perché creare una seconda area tecnica apicale? Perché affidarla a una figura esterna? Perché per sole 8 ore? Perché con una pesatura di 6.000 euro?

Nei decreti si legge la formula classica: “ritenuto di attribuire l’incarico”. Ma quella formula, da sola, non basta. Non basta quando si riorganizza un ufficio; non basta quando si spostano competenze; non basta quando un pezzo rilevante dell’area tecnica viene sottratto al dipendente interno e affidato a una figura esterna per poche ore settimanali.

Il potere del Sindaco di nominare i responsabili non è arbitrio. L’organizzazione degli uffici deve rispondere ai principi di buon andamento, economicità, imparzialità e trasparenza. Qui, invece, la trasparenza sembra più evocata che praticata.

Otto ore per i Lavori Pubblici: gestione vera o firma esterna?

I Lavori Pubblici non sono una cartellina da firmare una volta a settimana o poche ore al giorno. Significano appalti, manutenzioni, cantieri, affidamenti, controlli, programmazione, rapporti con imprese, tecnici, cittadini, uffici finanziari, piattaforme telematiche, ANAC, contabilità e responsabilità.

Se tutto questo può essere davvero governato con 8 ore settimanali, il Comune dovrebbe spiegarlo con atti chiari. Se invece la gestione quotidiana resta dentro l’Ente mentre la responsabilità formale viene intestata a chi arriva da fuori per poche ore, allora il problema non è soltanto organizzativo: è sostanziale.

Perché una cosa è avere un responsabile che gestisce. Altra cosa è costruire una responsabilità che rischia di essere soprattutto una firma esterna.

Mezza indennità per meno di un quarto dell’orario

Il dato economico rende la vicenda ancora più delicata. Al tecnico interno vengono attribuiti 12.000 euro per 36 ore settimanali. Alla dipendente esterna vengono indicati 6.000 euro per 8 ore settimanali. Il risultato è evidente: metà pesatura per meno di un quarto dell’orario.

Può essere tutto regolare? Forse. Ma allora va spiegato.

Se quei 6.000 euro rappresentano l’importo effettivo già riproporzionato per 8 ore settimanali, rapportati a 36 ore equivalgono a circa 27.000 euro annui. Una cifra superiore anche al nuovo tetto massimo nazionale di 22.000 euro previsto per la retribuzione di posizione degli incarichi di Elevata Qualificazione. Se invece i 6.000 euro rappresentano la pesatura teorica piena, allora l’importo effettivamente liquidabile per 8 ore dovrebbe essere molto più basso.

In entrambi i casi, il Comune deve chiarire. Non per polemica, ma perché i soldi pubblici non si amministrano con formule ambigue.

Ma il vero piatto forte sono gli incentivi tecnici

C’è poi un aspetto che rischia di passare sotto silenzio, ma che è forse il più rilevante di tutti: l’incarico sui Lavori Pubblici non porta con sé soltanto la retribuzione di posizione.

Porta con sé anche la concreta possibilità di maturare gli incentivi per funzioni tecniche.

Gli incentivi tecnici, disciplinati dall’art. 45 del D.Lgs. 36/2023, sono collegati alle attività svolte dal personale interno nelle procedure di lavori, servizi e forniture. Le stazioni appaltanti destinano risorse fino al 2 per cento dell’importo posto a base delle procedure di affidamento; l’80 per cento di tali risorse viene ripartito tra RUP, soggetti che svolgono le funzioni tecniche e collaboratori. Il limite non è quello della retribuzione di posizione EQ, ma quello proprio previsto dalla disciplina degli incentivi, con il tetto individuale del trattamento economico complessivo annuo lordo del dipendente.

Questo significa una cosa molto semplice: l’Area Lavori Pubblici è economicamente appetibile non solo per l’indennità di posizione, ma anche per gli incentivi tecnici che possono derivare dalle procedure gestite (e qui maliziosamente io direi che interessa anche ad altri). Incentivi che, a seconda del volume degli appalti e delle funzioni attribuite, possono superare agevolmente anche i 6.000 euro della retribuzione di posizione indicata nel decreto.

E allora il tema cambia dimensione.

Da una parte c’è un tecnico comunale di ruolo, ingegnere, a tempo pieno da sempre, che con la separazione dell’Ufficio Tecnico perde una parte rilevante della retribuzione di posizione e, soprattutto, rischia di essere escluso quasi totalmente dal circuito degli incentivi tecnici collegati ai Lavori Pubblici.

Dall’altra parte c’è una dipendente esterna, utilizzata per 8 ore settimanali, alla quale viene attribuita proprio l’Area potenzialmente più ricca di funzioni incentivabili.

La domanda, quindi, non riguarda più soltanto la pesatura di 6.000 euro. Riguarda il valore complessivo dell’incarico: posizione, funzioni, firme, procedimenti e incentivi tecnici.

Per questo l’Allegato A diventa decisivo. Bisogna sapere chi farà il RUP, chi svolgerà le funzioni tecniche, chi curerà la programmazione, chi seguirà affidamenti ed esecuzione, chi attesterà le attività e chi potrà accedere agli incentivi. Perché se i Lavori Pubblici vengono spostati fuori dall’area del tecnico interno, non si sposta solo una competenza: si sposta anche il centro economico degli incentivi.

Il pasticcio del tetto: 18.000, 22.000 e richiami normativi confusi

Qui emerge un altro punto che non è secondario.

Nei decreti sindacali viene scritto che “ai sensi dell’art. 16 comma 2 del CCNL 16.11.2022” la retribuzione di posizione varia da 5.000 a 22.000 euro annui lordi. Ma questa formulazione appare sbagliata.

Il CCNL Funzioni Locali 2019-2021, sottoscritto il 16 novembre 2022, disciplinava gli incarichi di Elevata Qualificazione all’art. 16 e la retribuzione di posizione e risultato all’art. 17. In quel contratto, il limite massimo della retribuzione di posizione era pari a 18.000 euro, non a 22.000 euro.

L’innalzamento del tetto massimo a 22.000 euro è stato introdotto solo dal nuovo CCNL Funzioni Locali 2022-2024, sottoscritto definitivamente il 23 febbraio 2026. Ed è l’art. 16 di questo nuovo contratto, non l’art. 16 del CCNL 16.11.2022, a prevedere la nuova forbice da 5.000 a 22.000 euro, sulla base della graduazione di ciascuna posizione.

Detta in modo semplice: nei decreti il Comune sembra usare il nuovo tetto dei 22.000 euro, ma lo aggancia al vecchio CCNL del 16.11.2022, che quel tetto non lo prevedeva. È un errore che non riguarda solo la forma, perché proprio sulla retribuzione di posizione si gioca una parte importante della legittimità dell’operazione. Bazzecole visto che viene dagli stessi che hanno dichiarato in giunta che nel comune c’è il Tribunale, le terme, il canile, la farmacia comunale etc.

Il tetto dei 22.000 euro non è una cifra da copiare dentro un decreto sindacale. È una cornice massima che richiede atti interni coerenti: criteri di graduazione, schede di pesatura, valutazione delle responsabilità, copertura finanziaria, verifica del fondo e rispetto dei limiti del trattamento accessorio.

Non si vedono schede di pesatura approvate dalla Giunta, punteggi, fasce economiche, budget complessivo, quota di risultato, attestazione sul rispetto del limite del trattamento accessorio o una deliberazione di adeguamento delle pesature alla nuova cornice dei 22.000 euro.

Se quell’atto esiste, venga pubblicato. Se non esiste, il problema non è formale: è sostanziale.

Dove sono gli atti?

Restano domande semplici, alle quali un’Amministrazione trasparente dovrebbe rispondere senza difficoltà.

Dov’è l’autorizzazione del Comune di Avezzano? Quali sono i giorni e gli orari di servizio a Balsorano? Le 8 ore sono svolte fuori dall’orario ordinario prestato ad Avezzano? È stato verificato il limite complessivo dell’orario di lavoro? Esiste un contratto o un atto di costituzione del rapporto con l’ente utilizzatore? C’è l’impegno di spesa? C’è la scheda di pesatura? C’è la copertura finanziaria? È stato verificato il rispetto dei vincoli contabili?

E soprattutto: dov’è l’Allegato A richiamato nei decreti?

Quell’allegato non è un dettaglio. Serve a capire cosa resta all’Urbanistica e cosa passa ai Lavori Pubblici; serve a verificare se vi siano sovrapposizioni; serve a comprendere se il tecnico interno viene affiancato o, di fatto, svuotato di una parte delle sue funzioni.

Senza quell’allegato, la riorganizzazione resta opaca.

Balsorano dovrebbe ricordare Balsorano

C’è un precedente che a Balsorano dovrebbe pesare come un macigno. La Corte dei conti, con la sentenza n. 66/2012, si è già occupata del Comune di Balsorano, dell’Ufficio Tecnico, del ricorso a professionalità esterne e del rapporto con il tecnico interno.

In quella vicenda, la Corte censurò il fatto che il professionista esterno avesse finito per sostituire, anziché affiancare, le professionalità interne del Comune. Il principio resta attualissimo: prima si usa ciò che l’Ente ha dentro; solo dopo, se serve davvero, si cerca fuori. E quando si cerca fuori, bisogna spiegare bene perché.

Certo, oggi lo strumento giuridico è diverso. Allora si parlava di un altro tipo di incarico, oggi si parla di scavalco d’eccedenza. Ma il punto di fondo non cambia: l’esterno può aiutare, integrare e supportare. Non dovrebbe mai diventare il modo per mettere da parte chi c’è già senza una motivazione seria.

Soprattutto a Balsorano. Soprattutto nell’Ufficio Tecnico. Soprattutto quando il tecnico interno c’è.

Non è una questione personale. È una questione di metodo.

Qui non è in discussione la professionalità dell’Arch. Marchione. Il tema è il metodo.

Il tema è l’uso di una norma eccezionale, la divisione dell’Ufficio Tecnico, la sottrazione dei Lavori Pubblici al tecnico interno, il rapporto tra 8 ore settimanali e responsabilità apicale, la pesatura economica, la confusione sul tetto contrattuale e la mancanza di atti chiari.

Il tema non è soltanto chi prende l’indennità di posizione, ma chi gestisce l’area da cui possono derivare gli incentivi tecnici e altro …

Il tema è capire se siamo davanti a una reale esigenza organizzativa o a un messaggio amministrativo travestito da riorganizzazione.

Perché in certi Comuni non si dice apertamente “ti tolgo le funzioni”: si crea una nuova area, si chiama qualcuno da fuori, si invoca una norma eccezionale e si presenta tutto come una normale riorganizzazione.

Chi non si piega, si passa oltre

La parola “vendicativa” è forte, ma a volte sono forti anche gli atti. Qui non si afferma una responsabilità già accertata; si pone una domanda pubblica fondata sulle carte.

Il Comune di Balsorano ha usato lo scavalco d’eccedenza per una reale, documentata, proporzionata e motivata esigenza organizzativa? Oppure ha usato una norma eccezionale per togliere i Lavori Pubblici al tecnico interno e affidarli a una figura esterna per poche ore settimanali?

Nel primo caso, pubblichi tutto: autorizzazione, orari, pesature, copertura, Allegato A, schede, motivazione e atto di adeguamento al nuovo CCNL.

Nel secondo caso, siamo davanti a una riorganizzazione che sa di vendetta amministrativa: non urla, non minaccia e non lascia sempre impronte evidenti, ma si nasconde dietro un organigramma, divide un ufficio, sposta una funzione e chiama “scavalco d’eccedenza” quello che, guardato da vicino, sembra molto di più un messaggio.

Chi non si piega, si ridimensiona.

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