L’inutilità delle holding degli enti di piccole dimensioni e con poche partecipate

Di 25 Maggio, 2024 0 0
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La holding non si risolva in strumento di elusione degli obblighi e dei vincoli posti all’ente locale, produttivo solo di costi aggiuntivi privi di adeguata contropartita in termini di miglioramenti gestionali“.

Questa è la massima secondo la CdC della Toscana emessa con la deliberazione n. 39/2024, Se da un lato è comprensibile il ricorso alle società holding per gli enti di maggiori dimensioni che vantano numerose partecipazioni societarie al fine di avere un sistema gestionale e di controllo maggiormente razionale, forti dubbi insorgono laddove emerge che il ricorso a questa tipologia societaria è diffuso anche in enti di dimensioni minori che hanno poche partecipazioni.

In sostanza, il giudice contabile ritiene astrattamente configurabile il ricorso al modello holding laddove emerga la complessità nel coordinamento e nella gestione delle partecipazioni di cui l’ente sia titolare; tale complessità si desume dal numero di partecipazioni (che debbono dunque esser molteplici) e dalle dimensioni dell’Ente (presupponendo che un ente di limitate dimensione non possegga un apparato amministrativo – sia in termini qualitativi che quantitativi – a tal fine idoneo).

Tutti elementi che, nel caso della Segen Holding, non sembrano sussistere:

  • non sussiste molteplicità delle partecipazioni, in quanto ciascun Comune conferisce di fatto nella holding due sole partecipazioni;
  • non sussiste la complessità del coordinamento e gestione delle stesse, in considerazione della tipologia di società conferite nella holding (una sostanzialmente priva di dipendenti, impiegati e/o dirigenti, la AST);
  • neppure sussisterebbe un apparato amministrativo interno alla stessa società inidoneo in quanto la compagine societaria è composta sostanzialmente da impiegati e dirigenti trasferiti dalla Segen Spa per dare parvenza di operosità.

Nelle conclusioni, il giudice contabile ha perimetrato il ricorso allo stesso, affermando i seguenti principi secondo cui una holding:

  • “è particolarmente adatta agli enti di grandi dimensioni con un numero elevato di partecipazioni“;
  • non deve essere uno strumento di elusione degli obblighi e dei vincoli posti all’ente locale, produttivo solo di costi aggiuntivi privi di adeguata contropartita in termini di miglioramenti gestionali“;

In poche parole.

La Segen Holding è una società sostanzialmente “inutile”, come ripeto dal 2018, che non fa altro che appesantire i costi di gestione ed eludere i vincoli tra i quali quelli che vede l’obbligo dell’utilizzo delle entrate esclusivamente per coprire i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, obbligo che sussiste anche nel caso in cui le entrate effettive siano superiori a quelle preventivate.

Tuttavia, come ho sempre affermato, uno degli scopi della Segen Holding è quello di spendere i proventi derivanti dalla tassazione rifiuti, che secondo la stessa Segen non ha margini di guadagno, per esigenze del tutto estranee, tra le quali, tanto per citarne alcuni, i progetti di fantomatiche centrali idroelettiche da realizzare nel territorio di Morino, o gli incarichi continuativi per progetti del tutto estranei alla tassazione rifiuti, tra l’altro affidati al sempre presente Dott. Giovanni D’Amico, di Morino, violando altro principio cardine il conferimento di incarichi deve sempre essere preceduto da procedure selettive di natura concorsuale ed adeguatamente pubblicizzate“, CdC delle Puglie deliberazione 58/2024, che sostanzialmente si riassumono in questi incarichi:

  • 2018-2019 “… organizzare, seguire e portare a compimento i progetti in parola delle società del gruppo SEGEN HOLDING, attraverso incontri, chiarimenti, pareri e riunioni con Enti di vari livelli, a cominciare dalla Regione Abruzzo …”. Spesa 24m€ + iva + 4%;
  • 2020-2021-2022 “… sviluppo, coordinamento e gestione di progettualità inserite in programmi di rilevanza nazionale e regionale, a cominciare dal Progetto presentato nell’ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) …“. Spesa 42m€ + iva + 4%;
  • 2023 “… sviluppo, coordinamento e gestione di progettualità inserite in programmi di rilevanza nazionale e regionale …”. Spesa 15m€ + iva + 4%.

Sostanzialmente lo stesso incarico ripetuto sistematicamente, sotto la soglia degli affidamenti, facendo attenzione ad evidenziare la non obbligatorietà nella pubblicazione dell’esito della procedura di affidamento, tra l’altro mai svolta in quanto trattasi sempre di affidamento diretto in violazione del principio di rotazione degli affidamenti (vedi nota a pie di pagina).

Comunque vi domanderete quali siano queste “progettualità” costate la bellezza di 81 m€ + iva +4% (quasi 100 mila €) ottenuti.

Ad oggi è tutto coperto da segreto“in quanto si ritiene opportuno tutelare gli interessi relativamente alle attività e progetti di sviluppo strategico aziendali. Un diniego astratto, privo di una motivazione “concreta e comprovata”, di progetti dichiarati “segreti”(sempre se esistenti) riferiti però a bandi pubblici tra l’altro tutti scaduti nei termini (tra dicembre 2021 e dicembre 2023).

Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea, il 25.05.2024 alle 07:30.

Nota.

Come ha rilevato il Consiglio di Stato (Cons. Stato V, 27 aprile 2020, n. 2655; 31 marzo 2020, n. 2182) il principio di rotazione costituisce necessario contrappeso alla notevole discrezionalità riconosciuta all’amministrazione nel decidere gli operatori economici da invitare in caso di procedura negoziata (Cons. Stato, V, 12 settembre 2019, n. 6160); esso ha infatti l’obiettivo di evitare la formazione di rendite di posizione e persegue l’effettiva concorrenza, poiché consente la turnazione tra i diversi operatori nella realizzazione del servizio, consentendo all’amministrazione di cambiare per ottenere un miglior servizio (Cons. Stato, VI, 4 giugno 2019, n. 3755). Il rispetto del principio di rotazione già nella fase degli inviti ha lo scopo di evitare che il gestore uscente, forte della conoscenza della commessa da realizzare acquisita nella precedente gestione, possa agevolmente prevalere sugli altri operatori economici (Consiglio di Stato, sez. V., 12 giugno 2019, n. 3943).

a pregressa disciplina ha avuto attuazione attraverso una normativa di dettaglio dettata dalle Linee Guida ANAC n. 4, in particolare ai punti 3.6 e 3.7.

In particolare le Linee Guida n. 4 al punto 3.6 prevedono che Si applica il principio di rotazione degli affidamenti e degli inviti, con riferimento all’affidamento immediatamente precedente a quello di cui si tratti, nei casi in cui i due affidamenti, quello precedente e quello attuale, abbiano ad oggetto una commessa rientrante nello stesso settore merceologico, ovvero nella stessa categoria di opere, ovvero ancora nello stesso settore di servizi […]. In ogni caso, l’applicazione del principio di rotazione non può essere aggirata, con riferimento agli affidamenti operati negli ultimi tre anni solari […]”.

Il successivo punto 3.7 prevede che “Fermo restando quanto previsto al paragrafo 3.6, secondo periodo, il rispetto del principio di rotazione degli affidamenti e degli inviti fa sì che l’affidamento o il reinvito al contraente uscente abbiano carattere eccezionale e richiedano un onere motivazionale più stringente […]”.

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