L’ennesima conferma del lucro della Segen ai danni dei cittadini di Balsorano

Di 1 Giugno, 2022 0 0
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«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Agatha Christie.

L’ultimo PEF (Piano Economico Finanziario dei Rifiuti) conferma quello che ripeto ormai da anni, ovvero l’enorme differenza tra quanto dovrebbe costare il servizio svolto dalla Segen e i reali costi pagati alla Segen.

È bene precisare che la nuova procedura di tariffazione stabilisce un limite massimo ai costi complessivi riconoscibili ai gestori (Segen), alla copertura dei quali si deve provvedere attraverso la tassa sui rifiuti (TARI).

Detto con parole semplici, non si possono pagare costi “gonfiati” ai gestori, cosa che con la Segen avviene da 20 anni.

E anche quest’anno si assiste ad una sostanziale conferma delle tariffe, che sono comunque più alte rispetto agli anni ante 2020.

Infatti il Comune di Balsorano passa dai 459.407,00 euro del 2019 ai 473.504,00 euro nel 2020, agli attuali 471.009,00 euro nel 2021, e gli amministratori hanno dovuto confermare quindi gli aumenti dello scorso anno.

Questo maggior costo si riflette direttamente sulla tariffa applicata ai cittadini di Balsorano che vedranno incrementi in linea come quelli del 2021, incrementi che toccano anche il 15,4% rispetto alle tariffe del 2020 come dimostrato nelle tabelle seguenti.

Occupanti Tariffa 2020 Tariffa 2021 Tariffa 2022 Incremento
2020-2022
1 120,72 € 131,21 € 132,02 € +9,4 %
2 189.51 € 201,62 € 202,54 € +6,9 %
3 237,38 € 251,23 € 251,55 € +6,0 %
4 283,24 € 297,83 € 297,56 € +5,1 %
5 357,49 € 372,64 € 371,33 € +3,9 %
5+ 409,82 € 424,65 € 421,60 € +2,9 %

Ipotesi immobile con complessivi 100mq di superficie (abitazione principale + pertinenze)

Occupanti Tariffa 2020 Tariffa 2021 Tariffa 2022 Incremento
2020-2022
1 157,72 € 179,21 € 182,02 € +15,4 %
2 232.51 € 257,62 € 261,54 € +12,5 %
3 286,38 € 351,23 € 358,55 € +11,2 %
4 336,24 € 366,83 € 369,56 € +9,9 %
5 411,49 € 443,64 € 445,33 € +8,2 %
5+ 463,82 € 495,65 € 494,60 € +6,6 %

Ipotesi immobile con complessivi 200mq di superficie (abitazione principale + pertinenze)

È giusto quindi dire ai cittadini quali sono stati anche gli altri risultati raggiunti nell’ultimo anno dalla Segen, società alla quale il comune ha affidato il servizio di raccolta e trattamento dei rifiuti per i prossimi 10 anni o prima, qualora l’AGIR diventasse miracolosamente operativa e proceda quindi alla tanto sperata gara pubblica che possa mettere fine a questa furberia.

Infatti contemporaneamente all’ottimo risultato in termini di costi (ovviamente è sarcastico visto che sono ben gonfiati) c’è l’ennesimo fallimento nel raggiungere quello che è l’obiettivo minimo, ovvero il 70% di raccolta differenziata.

A questo va aggiunto il continuo travisamento dei contributi CONAI e della vendita del materiale di recupero, incentivi che a livello normativo dovrebbero andare al gestore (Segen) in una percentuale compresa tra il 30% e il 60%, con possibilità di azzerare tale “incentivo”, e il resto ai cittadini, mentre il nostro Comune lascia alla Segen (gestore) l’intero incasso perché in cambio “disbriga le pratiche”.

Però quello che salta ancora una volta agli occhi è il costo standard del servizio.

Cosa sono i costi standard o costi efficienti?

I costi standard rappresentano un metodo di stima dei fabbisogni standard che permette di individuare il livello medio del costo considerando le caratteristiche territoriali e di fornitura del servizio che incidono sul costo.

Cioè in relazione alle risorse territoriali (raccolta differenziata, distanza chilometrica dall’impianto di gestione dei rifiuti, costo del carburante, impianti di compostaggio, di trattamento, discariche, vocazione turistica, densità abitativa eccetera) si può valutare in termini di costi l’andamento della gestione del servizio rifiuti che sono elaborati avendo come riferimento finalità perequative (ovvero valutano il costo a parità di condizioni) che incidono anche sui trasferimenti statali.

Ebbene la scellerata decisione di non proporre al mercato il servizio, scelta che secondo l’assessore Fantauzzi era anche spinta della previgente assenza di soggetti privati interessati, nonostante fosse a diretta conoscenza di imprese disposte ad investire nel nostro territorio, ha portato ad un costo abnorme del servizio.

Ora come si pone il nostro comune in relazione ai costi standard?

L’anno scorso la Segen dichiarava “Si evidenzia anche che il costo complessivo risulta superiore al fabbisogno standard. Se i fabbisogni standard per il Comune di Balsorano indicano un costo standard di € 407,30 per tonnellata di rifiuto urbano prodotto, con il PEF 2021 risulta un costo unitario di € 466,30 per tonnellata”.

E non era cosa di poco conto. In riferimento ai costi standard i costi della tariffa rifiuti erano più alti del 14,5%. Ed era la stessa Segen che lo dichiarava nero su bianco. Infatti il Comune di Balsorano aveva un piano finanziario che costa 473.504,00 € mentre i costi medi, considerando il contesto territoriale, dovrebbero essere di 413.558,00 €. Cifre sostanzialmente confermate nel 2022.

Parliamo di un’incredibile differenza di 59.946,00 €, un primo indizio visto che questa cifra si avvicina straordinariamente ai 50 mila euro di risparmi che in più occasioni hanno stimato il Presidente della Segen, il Sig. Capone e il dirigente Dott. Cecchini, in presenza di molte persone, risparmi concretizzabili qualora l’ente avesse optato per la messa al bando del servizio.

Tra l’altro questo importo, 50 mila euro, uscirà più e più volte, gli indizi che fanno una prova, perché sono stati “onesti” nell’ammettere la “furberia dei 50 mila euro”, forse abituati al fatto che tutte le altre amministrazioni non si sono mai poste alcun problema nonostante a pagare il conto siano i loro stessi cittadini.

Ma quale è la situazione nel PEF 2022?

Incredibilmente peggiorata. O meglio relativamente più veritiera.

Infatti come si evince dall’Allegato F relativo ai costi dei fabbisogni standard, questi si riducono dai 413.562,71 € del 2021 (407,29 €/T) ai 407.458,91 € (374,41 €/T) mentre i costi sostenuti dal Comune di Balsorano, o meglio dai cittadini di Balsorano, restano in linea con quelli dell’anno scorso e pari a 471.009,00 €, nel 2021 erano 473.504,00 €.

Per rendere meglio l’idea, in relazione al tipo di servizio oggi il costo dovrebbe essere pari a 407.458,91 € mentre è stato di 471.009,00 € pari ad un incremento del 15,6% con una maggiore spesa pari a 63.550,09 €. E qui ritornano nuovamente i 50 mila euro, secondo indizio.

Senza considerare il fatto che alcuni incrementi di materiale sono del tutto ingiustificati. Ad esempio il cartone da imballaggio passa in un anno da 1,27 tonnellate a 15,81 tonnellate (+1.245 %) o i calcinacci che passano da 14,28 tonnellate a 36,26 tonnellate (+254%), incremento alquanto anomalo in considerazione del fatto che i cittadini possono portare in discarica modiche quantità di calcinacci mentre le aziende di costruzioni pagano per ogni quintale lasciato in discarica.

Comunque a livello normativo il Comune, per effetto del comma 653 dell’articolo 1 della Legge 147/2013 è confermata l’applicazione dei fabbisogni standard a partire dal 2018, nella determinazione dei costi di cui al comma 654, il comune deve avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard.

Il dovere di avvalersene però non equivale all’obbligo di applicarli ma, semmai, di tenerne conto giustificando la difformità rispetto alle risultanze dell’ente. Infatti le tariffe non sono collegate ai costi standard ma ai costi reali e gonfiati della Segen, altrimenti la riduzione in bolletta dovrebbe essere del 13,5%, costi che invece gli amministratori hanno preteso dai cittadini che non hanno potuto scegliere se restare in Segen o offrirsi al mercato. In fondo il Sindaco affermò abbastanza spavaldamente affermato che “non è interessata se i cittadini possono risparmiare”.

Ma vi è di più.

La Segen continua a “falsare” l’Allegato E ovvero il PEF di gestione.

Il PEF di gestione dovrebbe dare l’articolazione generale dei costi ammissibili che deve essere controbilanciata dalle entrate tariffarie di riferimento ed è così definita:

∑Ta = Costi Operativi + Costi d’uso del capitale – Quota Proventi + Quota componente a conguaglio

Dove i costi operativi sono suddivisi in costi operativi di gestione e costi comuni.

In formule, l’equazione generale è la seguente:

∑Ta = CGa + CCa + CKa – b[ARa + (1 + ωa)ARCONAI,a] + (1 + γa)RCa/r

Dove:

  • CGa = Costi operativi di gestione;
  • CCa = Costi comuni;
  • CKa = Costi d’uso del capitale;
  • b = Coefficiente di sharing;
  • ARa = Proventi della vendita di materiale ed energia derivante da rifiuti;
  • ωa = Fattore correttivo del coefficiente di sharing sui ricavi CONAI;
  • ARCONAI,a = Ricavi dericanti dai corrispettivi ricnonosciuti dal CONAI;
  • γa = Coefficiente di gradualità per il conguaglio
  • RCa = Componente a conguaglio;
  • r = Numero di rate a conguaglio.

Ma non spaventatevi. Può sembrare una formula complessa ma non lo è ed è relativamente semplice.

Si nota che sono tutti valori positivi (e quindi sono sostanzialmente costi) ad eccezione della quota dei proventi ovvero tranne questa parte

– b[ARa + (1 + ωa)ARCONAI,a] o scritta diversamente -( b • ARa ) – [b • (1 + ωa)ARCONAI,a]

  • dove b è il fattore di sharing dei proventi, che può assumere un valore compreso nell’intervallo [0,3 ÷ 0,6].
  • dove ωa è il fattore correttivo del coefficiente di sharing sui ricavi CONAI, che può assumere un valore compreso nell’intervallo [0,1 ÷ 0,4].

Entrambi possono assumere anche valori diversi.

Un fattore b = 1 significherà che tutti i ricavi dai rifiuti (cessioni materiali ed energia e CONAI) concorrono a ridurre l’ammontare dei costi riconosciuto al gestore con il nuovo metodo e quindi abbassano l’ammontare teoricamente dovuto al gestore come conguaglio. In poche parole tutti gli incentivi CONAI (contributi per la plastica, la carta, il vetro etc) e della vendita del materiale vengono incassati dalla Segen.

All’opposto, un fattore b = 0  significherà che nulla dei ricavi dai rifiuti (cessioni materiali ed energia e CONAI) concorre a ridurre l’ammontare dei costi riconosciuti al gestore con il nuovo metodo, e quindi serve a ridurre una differenza con costi pregressi più elevata. In poche parole tutti gli incentivi CONAI (contributi per la plastica, la carta, il vetro etc) e della vendita del materiale vengono incassati dal Comune.

Un valore di  ωa pari a 0,1 porta ad incrementare i ricavi CONAI riconosciuti al gestore del 10% in seguito soprattutto al raggiungimento degli obiettivi fissati.

Ebbene nel calcolo dei costi standard la Segen ha falsamente dichiarato che il fattore b è pari a 0,3 mentre ha assegnato al fattore ωa  il valore dello 0,2, ovvero si è auto-premiata con un ulteriore contributo pari al 20% dei ricavi provenienti dal CONAI per aver raggiunto i risultati programmati (anche se non è vero visto che la raccolta differenziata resta sotto la soglia minima del 70%). Questo 20% di premio, si dovrebbe aggiungere al 60% dei ricavi CONAI, il massimo previsto dalla normativa, quando invece la SEGEN ne incassa il 120%, ricavi + premio.

E la differenza non è poca.

Infatti nella stessa relazione la Segen dichiara “Sono stati riportati i proventi totali nel 2020, pari € 39.462,00, per corrispettivi riconosciuti dai Consorzi di Filiera Conai per il conferimento di plastica (Corepla), vetro (Coreve) e legno (Rilegno), al netto degli oneri di trattamento/smaltimento.

I proventi, come precedentemente indicato e stabilito nel contratto di servizio in essere, sono stati riconosciuti alla Segen Spa”. L’anno scorso si assestavano a 23.464,00 €.

E ancora ”Sono stati riportati i proventi totali realizzati nel 2020, pari ad € 2.038, per corrispettivi riconosciuti nell’ambito del mercato libero per il conferimento di carta, materiale ferroso, abiti usati, olii vegetali e Raee, al netto degli oneri di trattamento/smaltimento.

I proventi, come precedentemente indicato sono stati riconosciuti alla Segen Spa”. L’anno scorso si assestavano a 3.742,00 €

Anche con questi solo due parametri (ricavi CONAI e ricavi vendita) la tariffa doveva scontare una riduzione dei costi rispetto allo scorso anno pari a [(39.462+2.308) -(23.464+3.742)]= 14.294 euro che corrisponde ad una riduzione di circa il 4% dei costi, riduzione che il comune ha deciso di non applicare.

È un ragionamento che fa anche un bambino:

  • se il servizio costa 100 e ho 10 di ricavo extra (CONAI), per pareggiare occorrono entrate per 90 (proveniente dalla tariffa);
  • se il servizio costa sempre 100 ma ho 20 di ricavo extra (CONAI), per pareggiare occorrono entrate per 80 (proveniente dalla tariffa).

Ovvero i 10 di ricavo extra sarebbero dovuti andare ad abbattere la tariffa e invece li incassa la SEGEN nonostante dichiari di avere comunque le spese pari a 100 e dichiara di non fare utili. Dove finiranno questi soldi, lo sanno solo loro e non ci è dato saperlo.

Un ribasso simile esce applicando la formula con i parametri indicati dalla Segen, soprattutto riferiti al fattore di sharing, elemento che da solo porta a valutare la convenienza dell’affidamento in relazione ai costi.

-0,3 • [2.038 + (1 + 0,2) • 39.420] = -0,3 • [2.038 + (1,2• 39.420)] = -0,3 • (2.038 + 47.604) = -0,3 • 49.342 = -14.802,60 euro di cui 2.305,20 come premio per gli obiettivi raggiunti (poco importa se non è vero)

Questo vuol dire che i ricavi CONAI e della vendita (b = 0,3  e ωa = 0,2 ) destinati alla riduzione dei costi sostenuti dalla SEGEN è pari a 14.802,60 euro, il che non corrisponde al vero sopratutto perché il fattore di sharing è nel nostro comune pari a 1 come contrattualmente stabilito, ovvero tutti i ricavi CONAI restano alla SEGEN.

Pur riconoscendo un premio per un obiettivo di raccolta non raggiunto, i costi sostenuti dalla Segen si devono ridurre di un importo pari a

-1 • [2.038 + (1 + 0,2) • 39.420] = -1 • [2.038 + (1,2• 39.420)] = -1 •  (2.038 + 47.604) = -1 • 49.342 = 49.342 euro di cui 2.305,20 come premio per gli obiettivi raggiunti (poco importa se non è vero)

Vi è quindi una falsa dichiarazione della Segen che ha costi in realtà inferiori di 49.342 – 14.802,60 = 34.539,40 euro, che è il ricavato CONAI nascosto nel prospetto F dalla Segen, ai quali aggiungere il premio immeritato.

Ma vi è di più.

La Segen dichiara che ha anche costi ridotti di 6.517,00 € rispetto allo scorso anno

PEF 2021 PEF 2022
CRT raccolta ed il trasporto dei rifiuti urbani indifferenziati 34.509 € 33.170 €
CTS trattamento ed il recupero dei rifiuti urbani indifferenziati 43.689 € 41.169 €
CTR trattamento ed il recupero dei rifiuti urbani differenziati 46.636 € 56.763 €
CRD raccolta ed il trasporto dei rifiuti urbani differenziati 176.832 € 172.856 €
CGG costi generali di gestione 58.625 € 71.590 €
CK costi d’uso del capitale 38.285 € 11.907 €
RCtotV Componenti relativi ai costi variabili 855 €
CARC Costi per l’attività di gestine e tariffe con gli utenti 463 €
COAL Altri costi 121 €
RCtf componenti relativi ai costi fissi 3.165 €
398.576 € 392.059 €
  -6.517,00

Il totale quindi della riduzione dei costi nascosta dalla Segen ammonta a  34.539,40 + 2.305,20 (premio) + 6.517,00 = 44.261,60 € + IVA = 48.687,76 euro. Ed ecco che ritornano nuovamente i 50.000 euro, terzo indizio.

Tuttavia la Segen continua a chiedere al comune addirittura maggiori costi. Infatti dichiarava nel 2020 “Nell’anno 2018 la Segen Spa ha fatturato al Comune di Balsorano (AQ) per i servizi di igiene ambientale un totale di € 372.234,52 oltre IVA pari ad € 37.224,86 in regime di split payment, per un totale complessivo di € 409.459,38. L’importo suindicato si riferisce:

  • per € 281.370,00 – oltre IVA – al servizio di raccolta porta a porta;
  • per € 77.854,06 – oltre IVA – al servizio di smaltimento rifiuti porta a porta;
  • per € 12.374,10 – oltre IVA – al servizio di smaltimento rifiuti ingombranti;
  • per € 636,36 – oltre IVA – al servizio straordinario di rimozione guaina c/o campo sportivo.”

Mentre nel PEF attuale “Nell’anno 2020 la Segen Spa ha fatturato al Comune di Balsorano (AQ) per i servizi di igiene ambientale un totale di € 379.523,40 oltre IVA pari ad € 37.997,20 in regime di split payment, per un totale complessivo di € 417.520,60. L’importo suindicato si riferisce:

  • per € 376.790,04 – oltre IVA – servizio di raccolta domiciliare porta a porta e trattamento/smaltimento dei rifiuti;
  • per € 2.733,36 – oltre IVA – al servizio di smaltimento rifiuti ingombranti.

Riepilogando, questi sono i dati del PEF del Comune di Balsorano come dichiarati dalla Segen, che dimostrano senza alcuna ombra di dubbio che l’Allegato F è “ritoccato” per dimostrare la correttezza dei costi del gestore

Dalla sopraindicata tabella si nota come il costo del servizio dovrebbe essere di 418.450,47 euro di cui 377.163,28 euro, giusto giusto quello che fattura la Segen (379.523,40 oltre IVA) al netto della detrazione di cui al comma 1.4 della Determina n.2/DRIF/2020, che non sono nient’altro che i rimborsi per la mensa scolastica da parte del Ministero. Tale importo è in linea con quanto indicato dalla Segen.

Ma vediamo cosa succede se si imposta il fattore di sharing al reale valore (1 e non 0,3), ovvero che il ricavato invece di essere ripartito tra la Segen e gli utenti viene integralmente incassato dalla Segen, come avviene regolarmente, lasciando comunque la premialità come auto-assegnata alla Segen

Succede che il costo reale del PEF da attribuire al Comune è di 396.323,26 euro (contro i 418.450,47 euro falsamente indicati dalla Segen) di cui 342.588,60 euro come costo della Segen (contro i 377.163,28 euro falsamente indicati dalla Segen).

Ora la differenza (377.163,28 – 342.588,60 = 34.574.68 + IVA) fa 38.032,15 euro ai quali aggiungere il premio che si è auto-assegnato la Segen pari a 2.305,20 euro (+ IVA) senza aver comunque raggiunto l’obiettivo minimo per un totale di 44.371,09 euro (IVA inclusa), quarto indizio, che non è un caso che tre o più indizi fanno una prova, visto che sono nuovamente vicini ai 50 mila euro che il Presidente Capone e il Dirigente Cecchini hanno in più occasioni dichiarato di lucrare ai danni dei cittadini di Balsorano. Ma i miei ex colleghi di amministrazione oggi  convenientemente non ricordano di aver mai ascoltato queste frasi. Evidentemente ognuno ha la propria moralità.

La scelta di continuare con la Segen, inevitabilmente comporta questo. Essere consapevoli di far pagare di più i cittadini perché altri debbono continuare allegramente ad incassare più di quello che spendono nonostante affermano di lavorare senza produrre utili, avendo l’accortezza di soddisfare di volta in volta le richieste dei vari amministratori locali.

Che dire, l’ennesimo ottimo lavoro dalla splendida coppia Comune-Segen.

Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea il 01/06/2022 alle ore 07:45

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