La rinegoziazione dei mutui ….

Di 23 Dicembre, 2014 0 0

Soldi

La “rinegoziazione” del mutuo è la modifica di alcune clausole contrattuali, per esempio la durata residuale del rimborso o il tipo di tasso applicato, di un contratto che continuerà a sussistere.

La modalità di rinegoziazione prevede l’allungamento della durata residua dei mutui in essere fino al punto in cui la rata si riduce ai livelli richiesti e consente, in seguito a mutate condizioni finanziarie, di ridurre il peso di una situazione tendenzialmente insostenibile. E’ sempre un’operazione economicamente svantaggiosa ma se svolta con criterio è comunque giudicata in chiave assolutamente positiva.

Mutui 2010-2014

Il 22 novembre 2014 è stata pubblicata la Delibera del Consiglio Comunale n. 32, con oggetto: “rinegoziazione dei mutui concessi dalla Cassa Depositi e Prestiti”. Tale delibera, presentata dalla maggioranza senza possibilità di modifiche, prevede sostanzialmente ritocchi sulla percentuale degli interessi applicati sui mutui e una maggiore dilazione nel tempo, in particolare le scadenze dei mutui contratti prima del 2012 vengono fatte slittare al 2044 (in alcuni casi portando il residuo degli anni da 11,5 a 29,5, quindi triplicandone la durata), mentre per quelli contratti tra il 2012 e il 2013 vengono sostanzialmente confermati nella scadenza che viene però uniformata al 2034 con le uniche eccezioni relative ai mutui nel 2012 che sono stati contratti con l’interesse record del 6,515% (mai così alti dal 1997), rinegoziati al 5,985%, ma con scadenza posticipata di 10 anni.

Tale rinegoziazione permetterà un risparmio annuo di 63.800€, ed è nata con la premessa (per noi sbagliata) di “creare nuovi spazi finanziari in una situazione generale caratterizzata da una costante riduzione delle risorse a carico dei comuni“. Quindi invece di rinegoziare i debiti per alleggerire il carico fiscale, si è deciso di farlo per avere ulteriori possibilità finanziarie di spesa. Vi abbiamo dimostrato che l’affermazione “costante riduzione delle risorse a carico dei comuni” è vera a metà, perché la voce “entrate” nel bilancio del comune si è consolidata nel 2013 e in quello di previsione del 2014 a 2.250.000€, mai così alta dal 2004 preso come primo anno di riferimento, quando raramente si superavano i 2.000.000€.

Si è quindi già deciso di creare un primo nuovo spazio finanziario attivando un nuovo mutuo di 130.000€, a conferma che questa operazione serve solo a creare ulteriori voci di spesa e non a ridurre il carico fiscale. Ma nessuno regala niente, il risparmio nell’importo delle rate è neutralizzato dall’aumento della quota degli interessi da restituire.

Rinegoziazione 1a 600

Il grafico sopra mostra con le barre blu il rapporto tra il prestito e gli interessi totali da restituire prima della rinegoziazione, mentre con le barre rosse lo stesso rapporto dopo la rinegoziazione. Si nota che questa percentuale cresce con una media del 21,7% con punte che superano il 122%, passando da una media del 65,23% (quindi ad ogni 100.000 € di prestito ne restituivamo 65.230 € sotto forma di interessi) all’86,89% (ad ogni 100.000 € di prestiti se ne restituiremmo 86.890 € di interessi).

Rinegoziazione 1b 600

In quest’altro grafico viene mostrato il totale da rimborsare (prestito+interessi) prima e dopo la rinegoziazione mentre il grafico successivo mostra in dettaglio tali le differenze.

Rinegoziazione 1c 600

Come si vede si passa da piccole modifiche a modifiche più sostanziose che arrivano a costare anche 126.000 € in più. In assoluto le rinegoziazioni analizzate comporteranno un maggior esborso di interessi, anche se l’importo delle rate sarà più attenuato perché il rimborso varrà distribuito su più anni del previsto. Quindi la riduzione dell’importo delle rate annuali di 63.800€ comporterà un maggior esborso finale di ben 710.000 €.

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