Il mondo delle bollette dell’acqua e dei servizi idrici è spesso un terreno fertile per disguidi e incomprensioni 😏, ma ciò che sta accadendo nell’ultimo mese con i conguagli emessi dal CAM (Consorzio Acquedotto Marsicano S.p.A.) ha dell’incredibile. Verrebbe da pensare a semplici errori di contabilità, ma le anomalie sono numerose e gravi, tanto da far sorgere il dubbio che si tratti di una vera e propria strategia “accidentale” per incrementare il gettito.
Il caso del conguaglio e delle “doppie quote fisse”
L’ultima fattura che ho avuto modo di analizzare è di febbraio 2025. Doveva riportare i consumi dal 24.09.2024 al 27.01.2025, dalla precedente all’ultima fattura, un conguaglio che riporta un addebito per la quota fissa dell’acquedotto (ma chi ha anche la fognatura e la depurazione avrà anche queste voci in elenco) calcolato su 366 giorni solari, ovvero dal 01.01.2024 al 31.12.2024. Per la sola “quota fissa acqua” è stato addebitato un importo di poco più di 34 € (oltre IVA) che copre l’intero anno.
Direte nulla di strano.
Peccato che la stessa quota fissa fosse già stata contabilizzata parzialmente nelle fatture precedenti:
- a ritroso dalla fattura di ottobre 2024, nella quale era stata addebitata la quota fissa per sia per l’acquedotto sia per la depurazione per il periodo dal 21/05/2024 al 23/09/2024 (per un totale di 126 giorni);
- la fattura di giugno 2024 che conteneva già la quota fissa per gli stessi servizi dal 30/01/2024 al 14/05/2024 (106 giorni solari) oltre al periodo dal 15/05/2024 al 20/05/2024 (6 giorni solari);
- e la fattura di febbraio 2024, conteneva già la quota fissa per gli stessi servizi dal 01/01/2024 al 29/01/2024 (29 giorni solari).
Ecco dunque il primo problema: il CAM ha addebitato nuovamente le quote fisse per l’intero anno 2024, nonostante una parte di queste fossero già state contabilizzate in precedenza. In pratica, invece di addebitare le quote fisse solo per il periodo residuo, dal 24 settembre 2024 al 31 dicembre 2024, per un totale di 99 giorni, il CAM ha pensato bene di far pagare tutto l’anno, registrando quindi un ingiusto profitto di quasi 25 euro oltre IVA, pari al canone per 267 giorni maggicamente spuntati dal nulla.
L’unica spiegazione che mi sono sinceramente dato, è che il 2024 non conti 366 giorni solari, ma 633 giorni.
Spero sinceramente che sia un caso isolato, ma se non lo fosse si potrebbe avere un’idea di quanto possa essere consistente l’importo extra se il numero di fatture coinvolte fosse elevato: parliamo di un possibile errore che potrebbe moltiplicarsi per centinaia, se non migliaia, di utenti, la stragrande maggioranza ignara dell’errore.
Ma non finisce qui: la “lettura errata” e l’addebito su consumi superiori
Il secondo aspetto che non torna nell’ultima fatturazione, che merita evidentemente molta attenzione, riguarda le letture dei consumi. Nell’ultima bolletta, infatti, è stata indicata una lettura di 233 mc (metri cubi) dal contatore effettuata dall’operatore CAM lo scorso 16 gennaio 2025. La lettura dell’anno precedente, effettuata il 15 maggio 2024, segnava 162 mc, il che implica un incremento di 71 mc tra le due letture. Un consumo decisamente anomalo visti i consumi storici.
Eppure incredibilmente nel calcolo del maggior consumo, il CAM non ha utilizzato l’ultima lettura effettiva del 15 maggio 2024, ma quella precedente, del 2023, utilizzando quindi 147 mc come base di partenza, anziché 162 mc. Questo “piccolo escamotage” ha portato a calcolare 86 mc di consumo in più (differenza tra 233 mc e 147 mc) invece dei 71 mc corretti.
Il risultato? La fatturazione non solo include i 71 mc in più (differenza tra la lettura di maggio 2024 e quella di gennaio 2025), ma anche 15 mc già contabilizzati nelle precedenti fatture che vanno da ottobre 2023 a ottobre 2024. Di fatto, un maggior addebito di 15 mc, che si traduce in una somma di denaro extra che il consumatore si trova a pagare senza giustificazione.
Indennizzi per il CAM: il diritto di essere rimborsati che il CAM continua convenientemente ad ignorare
Un terzo elemento è il mancato indennizzo per il disservizio. Infatti in tutto questo vi è che il CAM, nonostante sia obbligato a indennizzare in automatico gli utenti in caso di violazione degli standard di servizio, continua imperterrita a non riconoscere nessuna penale agli utenti.
Secondo quanto stabilito dalle regolamentazioni ARERA, il CAM è obbligato a garantire almeno due letture all’anno e a inviare un preavviso per ogni lettura (almeno per quelle utenze non accessibili da lato strada).
Vediamo come, dall’esempio di sopra, si traducono questi diritti in termini di indennizzo:
- mancato rispetto delle due letture all’anno:
- 2022-2023 → una sola lettura il 15.05.2023 → manca un secondo tentativo ❌→ indennizzo automatico di 60 € (oltre il doppio di ritardo) alla prima fatturazione;
- 2023-2024 → una sola lettura il 15.05.2024 → manca un secondo tentativo ❌→ indennizzo automatico di 60 € (oltre il doppio di ritardo) alla prima fatturazione;
- mancato preavviso per tutte le letture:
- 4 letture senza preavviso (2022, 2023, 2024 e 2025) → 30 € x 4 = indennizzo automatico di 120 € alla prima fatturazione;
In totale, all’utente in questione sarebbe dovuto spettare un rimborso di ben 240 € a cui ha diritto, per gli errori nella tempistica della lettura e la mancata comunicazione preventiva.
Il CAM, però, si è ben guardato dal riconoscere questi indennizzi, frutto della sua ormai cronica incapacità di svolgere un’operazione tanto semplice quanto essenziale: la lettura dei contatori.
È assurdo che, nonostante questi indennizzi siano previsti come ‘automatici’ dal regolamento ARERA, il CAM continui a ignorarli in fattura e a non riconoscerli neppure quando esplicitamente richiesti.
Parliamo di cifre che se moltiplicate per il numero di utenti, non sono per nulla insignificante che potrebbe mettere in seria difficoltà una società da sempre mal gestita e che negli ultimi periodi si è distinta per aver riconosciuto agli amministratori compensi ben maggiori rispetto ai tetti stabiliti dalla Legge.
Il CAM e la prescrizione dei crediti: una “svista” grave
In una situazione già di per sé estremamente grave, emerge una questione che continua a suscitare preoccupazione: la prescrizione dei crediti, conseguenza diretta della gestione inefficace di un’azienda che, anno dopo anno, ha dimostrato la propria incapacità. Parliamo di una società incapace persino di svolgere un compito elementare come la lettura dei propri contatori, che rappresentano la sua unica fonte di reddito, e che nel nostro Comune, senza timore di smentita, ne ha reinvestito solo pochi spiccioli nei suoi primi 30 anni di “disservizi” (dal 16 novembre 1994). Ne avevo già parlato lo scorso agosto con due articoli, “l’inefficienza del CAM tra prescrizioni, penali e addebiti illegittimi (prima parte e seconda parte).
La normativa stabilisce in modo chiaro che i crediti derivanti da consumi non rilevati (i cosiddetti conguagli) devono essere recuperati entro due anni. Trascorso questo termine, devono essere annullati e non possono più essere addebitati agli utenti.
Ad esempio, se l’ultima lettura risale al 16 gennaio 2025 e la precedente al 16 gennaio 2022, e il gestore rileva un consumo maggiore rispetto a quanto precedentemente fatturato, pari a 300 mc, tale consumo deve essere ripartito sull’intero periodo (16.01.2022 – 16.01.2025), ossia 100 mc all’anno. Tuttavia, l’utente ha il diritto di eccepire la prescrizione e pagare solo i consumi relativi agli ultimi due anni, ovvero dal 16 gennaio 2023 al 16 gennaio 2025, per un totale di 200 mc sui 300 inizialmente richiesti.
Il CAM, però, continua a non cancellare i crediti prescritti nonostante le richieste da parte degli utenti (valide anche se tardive), violando le normative vigenti e, di conseguenza, i diritti degli utenti. Nonostante la regolamentazione sia chiara su questo punto, il CAM insiste nel pretendere importi ormai prescritti, che sulla carta non hanno più alcun valore, a meno che non riesca a indurre gli utenti, costretti a rateizzare le fatture, a pagarli con vaghe promesse di future restituzioni. Dubito, inoltre, che tali importi siano stati adeguatamente svalutati in bilancio: su 36 milioni di crediti verso gli utenti, le svalutazioni ammontano a poco meno di 2 milioni (circa il 5,5%), una cifra probabilmente troppo bassa, considerando che il CAM continua a generare nuovi crediti destinati alla prescrizione.
Quello che è ancora più grave, è il continuo silenzio degli amministratori comunali, mentre i cittadini si trovano a fare i conti con errori di fatturazione e disservizi costanti.
Una situazione che merita attenzione e azione
Ecco dove emerge una vera e propria “furbata”, ben oltre una semplice disattenzione. Il problema, che a prima vista potrebbe sembrare un mero errore contabile – magari dovuto a un software mal configurato (o almeno si spera) – di fatto si traduce in un aumento degli importi, causato da un ricalcolo errato dei consumi e dall’addebito di somme già pagate. Il risultato? Un onere ingiustificato per il consumatore. Forse contano sul fatto che la stragrande maggioranza degli utenti non si accorgerà dell’errore.
A breve seguirà un altro articolo sulle tariffe applicate e vi svelerò un’altra “chicca” legata alla fatturazione.
Continuate a seguirci per scoprire come il CAM, con i suoi errori e disservizi, continua a pesare sulle tasche degli utenti, e come possiamo tutelarci da queste pratiche poco trasparenti, anche se i politici preferiscono girarsi dall’altra parte.
Scrivete se avete dubbi in proposito.
Articolo scritto da Giuseppe Pea in data 18.02.2025

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