La tariffa rifiuti è fuori controllo

Di 8 Febbraio, 2016 0 0

Ciclo rifiuti 150 Secondo uno studio recente della Confcommercio, la Tari (tariffa rifiuti) in cinque anni ha subito un incremento del 55%, per un importo che ad oggi si attesta intorno ai 3 miliardi di euro, con incrementi sproporzionati per alcune categorie del terziario quali ristoranti, che hanno visto aumentare i costi quasi del 500%, o ortofrutta e pizzerie che hanno superato addirittura il 600%.

Il trend per il nostro comune è simile visto che registra spese di molto superiori a quelle sostenute negli anni precedenti , più che raddoppiate negli ultimi 8 anni (+22% 5 anni, +46% 6 anni, +63% 7 anni, +108% 8 anni) con la massima spesa raggiunta nel 2013.

«Enormi», secondo il presidente di Confcommercio, Claudio Sangalli, «i divari di costo tra territori, anche tra comuni limitrofi, che raggiungono picchi prossimi al 900%, generando un livello di pressione fiscale che impedisce all’Italia di crescere e la Tari, in particolare, è l’ennesimo esempio di quanto le nostre imprese siano penalizzate dai costi dei servizi pubblici che continuano a crescere in maniera ingiustificata».

Secondo il numero uno dell’associazione dei commercianti, il governo deve «intervenire con forza e determinazione sulla spesa pubblica improduttiva, perché non possiamo continuare a pagare gli sprechi e le iniquità della pubblica amministrazione». Inoltre è necessario «applicare quanto prima i costi standard, in una situazione aggravata dalla inefficienza delle amministrazioni locali dove per il 62% dei comuni capoluogo di provincia si registra infatti una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni, peraltro associata con livelli di servizio e prestazioni  inferiori, con punte di scostamento dal fabbisogno superiore all’80%».

Per i commercianti, «il costo di questa inefficienza ha prodotto un mancato risparmio di 1,3 mld che potenzialmente avrebbe potuto rappresentare una riduzione del costo del servizio».

Inoltre l’indagine mette a nudo i difetti dell’attuale tassa rifiuti. Oltre alla mancata applicazione dei “fabbisogni standard” rinviati al 2018, ad oggi non vi è una reale applicazione del principio “chi inquina paga” visto che sono pochissime le persone che pagano quanto effettivamente prodotto. Inoltre l’ultimo collegato ambientale (legge 221/2015) prevedeva l’emissione di un regolamento con il quale stabilire i criteri per la realizzazione nei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità dei rifiuti con l’obiettivo di una commisurazione reale dei servizio reso. Il problema è che il decreto è ancora in elaborazione e quinti dobbiamo ancora “accontentarci” della Tari che viene spesso ancora calcolata con il metodo normalizzato ormai obsoleto tanto che lo stesso legislatore permette da tre anni di derogarvi utilizzando il metodo “semplificato” con il quale commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti per unità di superficie. E’ però proprio tramite il metodo “semplificato” che sono nate le disparità poi descritte da Confcommercio visto che si basano su valori arbitrari scelti dagli amministratori.

Infine l’obbligo di coprire le spese del servizio senza alcun controllo di queste spese, si riduce nell’indiscriminato potere dei comuni di aumentare la tassa rifiuti fino all’inverosimile con la conseguenza che nonostante l’introduzione della detassazione della prima casa non sia comunque possibile annullare completamente l’aumento dei tributi locali.

Sorge quindi la necessità di un maggior controllo di tutta la filiera dei rifiuti (produzione, trasporto e deposito/trattamento) e di agganciare finalmente la tariffa ai costi standard, unico strumento in grado di valutare l’efficienza del servizio, limitando di fatto l’indiscriminatorio potere dei comuni di incrementare la tariffa spesso attuata senza allegare alcuna motivazione di merito.

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