La riforma del Catasto

Di 23 Febbraio, 2015 0 0

Casa Partirà entro il 1° luglio 2015 il nuovo catasto che sarà a regime in 5 anni. Fino ad oggi la base per il calcolo dell’IMU e della Tasi si basava sulla “rendita catastale” che con l’entrata della riforma perderà di valore e verrà sostituita con il “valore patrimoniale” e una nuova “rendita locativa”. Questo “valore” prenderà in considerazione i dati di mercato ricavati da immobili “campione” che verranno incrementati o diminuiti in base a alcuni criteri quali la presenza di ascensori, l’affaccio, il piano etc, poi moltiplicato per gli effettivi metri quadrati.

Si eliminerà finalmente l’attuale sistema basato sul numero dei “vani” catastali (con paradossi di immobili siti nella stessa zona che, anche se di dimensioni identiche, ottengono una rendita diversa solo per il numero dei vani). Per quanto riguarda invece le abitazioni di lusso, gli immobili signorili, le ville e altri edifici di valore, sarà il ministero del Tesono a disciplinare i criteri di individuazione.  Le chiese continueranno ad avere l’esenzione totale perché non produttivi, mentre gli immobili di interesse storico ci saranno riduzioni dei valori patrimoniali.

Scompariranno quindi le vecchie categorie A-B-C-D-E-F e le relative sottocategorie come le A/1, A/2, C/2, C/6 etc (risalenti al 1939) sostituite da due soli gruppi, le categorie di immobili ordinari (identificate con la lettera “O”) e le categorie di immobili speciali (identificati con la lettera “S”), chiaramente identificate con le relative sottocategorie, ad esempio gli immobili identificati con appartamento saranno identificati nella categoria “O/1”. Tutte le abitazioni residenziali saranno quindi inserite in un’unica categoria. Per gli immobili non presenti in catasto per i quali non si conosce la dimensione in metri quadrati, verrà applicato un coefficiente su scala nazionale in base alla categoria catastale di appartenenza.

Ma il problema principale sarà proprio quello di identificare gli immobili campioni e se questi non sono in numero sufficiente per procedere ad una valutazione, si corre il rischio di dover far combaciare i valori di comuni confinanti (quindi non rappresentando una situazione reale) o in estremo, unificare i valori dell’intera provincia. Vedremo in futuro quali saranno le direttive applicate al nostro comune.

Comunque il risultato finale deve condurre ad una sostanziale parità di gettito finale, quindi dato che la revisione comporterà un aumento dei valori catastali nella maggior parte dei casi, dovrà parallelamente diminuire l’aliquota applicata sia per l’IMU che per la Tasi.

Vedremo.

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