200 milioni di finanziamenti (e nessuno sembra interessato)

Di 2 Febbraio, 2017 0 0

Questo è il nostro 180esimo articolo (su oltre 300) rivolto principalmente all’amministrazione comunale, una storia lunga più di 30 mesi nei quali abbiamo analizzato le scelte politiche, proposto correttivi e nuove idee, restando inspiegabilmente inascoltati da un’amministrazione miope e sicura sempre e comunque di aver preso la decisione migliore anche quando i fatti hanno dimostrato il contrario.

In questo articolo, che non sarà l’ultimo, torniamo a parlare di come la scelta di affidare il servizio energia ad una ditta esterna ha conseguenze non sempre positive.

Recentemente il Governo ha rilanciato il Conto Termico 2.0, di cui ne avevamo parlato in due precedenti articoli datati 2 marzo e 10 agosto 2016 ai quali sembra che l’amministrazione sia rimasta indifferente, attraverso la struttura di missione #ItaliaSicura, pubblicando le informazioni base per l’accesso delle Pubbliche Amministrazioni (da qui in poi P.A.) all’incentivo rinnovato e semplificato con il Dm 16 febbraio 2016 coadiuvato dalle buone pratiche scritte dal Gse, conto termico entrato in vigore il 31 maggio scorso, che porta in dote un contributo per le P.A. fino a 200 milioni di euro.

Tra gli interventi finanziati si annoverano la demolizione e ricostruzione, la diagnosi energetica, l’isolamento degli immobili, la sostituzione di infissi, il cambio di vecchi impianti termici con caldaie a condensazione, l’installazione di schermature e di pannelli solari per la produzione di acqua calda etc. Tutti questi interventi sono rimborsabili fino al 65% delle spese sostenute a beneficio degli enti locali che avviano interventi in edifici e scuole per migliorarne l’efficienza energetica e agevolare la produzione di energia termica da fonti rinnovabili.

È simile all’incentivo concesso per gli stessi interventi ai privati ma con la sostanziale differenza che mentre per i privati l’incentivo è erogato in dieci anni, per gli enti locali è erogato in accesso diretto in un’unica soluzione entro due mesi dall’accettazione del contratto con il Gestore dei servizi energetici (Gse) ed è inoltre prevista anche la possibilità di cumulare questi incentivi con tutti gli altri fondi, anche di natura statale, fino a un massimo del 100% delle spese.

Gli incentivi sono previsti anche nel caso di interventi di ristrutturazione edilizia, compreso l’ampliamento fino a un massimo del 25% della volumetria, finalizzato a trasformare gli edifici di proprietà della pubblica amministrazione in «edifici a energia quasi zero nZEB» o anche quelle relative a eventuali interventi per l’adeguamento sismico delle strutture dell’edificio, rafforzate o ricostruite, che contribuiscono anche all’isolamento.

Il contributo può essere richiesto sia per un intervento concluso (accesso diretto) oppure prenotando l’incentivo ancor prima di aver iniziato i lavori (accesso a prenotazione). Nel primo caso si ottiene l’incentivo in un’unica soluzione, a prescindere dall’importo, entro due mesi dalla sottoscrizione del contratto con il Gestore dei servizi energetici. Mentre l’accesso tramite prenotazione consente invece di ricevere un acconto dell’incentivo fino al 50% dell’importo ad avvio lavori e il saldo alla conclusione degli stessi.

Esiste comunque la possibilità di destinare direttamente l’incentivo a soggetti terzi, grazie al mandato irrevocabile all’incasso, e tra i soggetti terzi si annoverano le Esco (società di servizi energetici) ovvero la stessa società che attualmente gestisce gli impianti, un incentivo che andrà quindi comunque in favore dell’impresa privata che ricordiamo ha già goduto di interventi di efficientamento energetico fatti a nostre spese basti pensare che si passera, speriamo, a breve, da due scuole inefficienti dal punto di vista energetico ad un unico plesso scolastico che ha un indice di efficienza energetica inevitabilmente superiore agli altri due, efficientamento pagato però dall’amministrazione con i mutui utilizzati per la realizzazione della stessa scuola.

Basti pensare che gli interventi quali il cappotto termico o la sostituzione di chiusure finestrate o l’illuminazione di interni e probabilmente anche la sostituzione della centrale termica sono stati realizzati contestualmente con la realizzazione del nuovo plesso scolastico, pagato soprattutto con fondi comunali, che inevitabilmente sono andati quindi in vantaggio dell’impresa privata (Esco) che gestisce il conto energia del comune e non delle casse comunali, Esco che sembra più interessata alla semplice sostituzione degli impianti mentre dovrebbe, a partire dalla diagnosi energetica, individuare i migliori interventi realizzabili.

È evidente come in realtà l’impresa si sia prestata forse ad una mera opera di sostituzione anche in considerazione del fatto che essendo una società attiva nella produzione di energia riesca ad ottenere evidenti guadagni senza fare eccessivi interventi di adeguamento. Basti pensare che recentemente siamo stati in municipio e abbiamo visto dipendenti lavorare con temperature così calmierate da “costringerli” a tenere il cappotto anche dentro gli uffici stessi o basti considerare la “strana” causalità che porta spesso a malfunzionamenti su intere tratte di illuminazione pubblica che invero dovrebbero essere più efficienti del passato non solo in termini di risparmio energetico.

Abbiamo quindi chiesto al responsabile tecnico del comune di proporre alla società Esco un piano di intervento almeno per non perdere questo incentivo, anche se sarebbe stato indubbiamente meglio utilizzarlo direttamente, affinché anche alla luce della diagnosi energetica che la società dovrebbe già avere, si possa procedere ad uno o più interventi finanziabili facendo particolare attenzione agli impianti solari termici o l’eventuale sostituzione delle aperture finestrate o schermature solari o illuminazione interna o altri interventi realizzabili per gli edifici carenti o inefficienti dati in gestione (in particolare scuola e municipio) ovvero qualsiasi intervento che possa migliorarne l’efficientamento energetico e al contempo accedere all’incentivo.

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