Un bilancio di previsione molto negativo (ultima parte)

Bilancio 150continua dall’articolo precedente ….

Interessante poi la ricostruzione dei trasferimenti di capitale opportunamente “adattata”. Il consigliere Gismondi dichiara che i trasferimenti statali sono passati da una media pro capite di € 78,24 registrata nel 2012 a quella attuale, sempre pro capite, di € 1,53 per cittadino (un 98% in meno). Ora se prendiamo il bilancio consuntivo 2012 scopriamo che il totale dei trasferimenti statali ammonta a 287.437,40€ e che quello 2015 (provvisorio) ammonta a 54.258,00€. Se la matematica funziona sempre, la diminuzione è pari all’81%. Se prendiamo a riferimento il bilancio del 2011 nel quale si registravano trasferimenti per 991.374,00 € la riduzione è del 94,5%. Diamo quindi per scontato che il consigliere intendeva il 2011.

Ma quello che vi nasconde (ed è estremamente grave perché inganna i cittadini) è il fatto che in realtà quella riduzione è in parte compensata da una nuova voce di bilancio oltre che dall’aumento delle tasse locali. Cioè i minori trasferimenti dello stato registrati al titolo II capitolo 1 del bilancio sotto la voce “Contributi e trasferimenti correnti dallo Stato” sono stati in parte compensati dalla voce presente al titolo I capitolo 3 definita “Entrate da fondo di solidarietà comunale” che ammontano, sempre in relazione all’ultimo bilancio 2015 di previsione, a 614.532,27€ e quindi la riduzione dei “trasferimenti” ammonta ad un -38%, molto molto lontano dal -98% indicato dal consigliere, ai quali vanno aggiunti comunque gli incrementi registrati sulle tasse locali tali da ri/portare in entrata forse le stesse cifre del 2011 se non oltre.

Interessante poi è la dichiarazione sulla riduzione della Tari (tariffa rifiuti) che, secondo lo stesso consigliere, rispetto al biennio 2013/2014 ha registrato una diminuzione della pressione fiscale di circa 20€ pro capite per cittadino (poco più di 70.000€ in meno testimoniati anche dall’importo delle fatture Segen passate da 475mila a 407mila) una riduzione di quasi il 15% che in realtà ha prodotto una tariffa sostanzialmente invariata sempre considerando lo stesso periodo di riferimento.

Anche un altro dato fornito in quella delibera risulta evidentemente esplicativo. Il fondo cassa, drammaticamente sceso da 501.614,44€ registrato il 1 gennaio 2015 a 145.659,71€ (-356mila€) registrato il 31 dicembre 2015, importo necessario per coprire i pagamenti che sono risultati superiori alle entrate per il 2015 della stessa cifra. Non parleremo quindi di una situazione rosea.

Continuando nella lettura si scopre il dato più allarmante. Il bilancio corrente triennale 2016, 2017, 2018 si chiuderà con saldo costantemente negativo e pari a -400.000€ in tutti i 3 anni, sintomo di un comune che spende molto di più di quello che effettivamente incassa, un comune che vive al di sopra delle proprie possibilità, o meglio di un comune che in un periodo di crisi ha continuato a spendere senza prestare attenzione al risparmio, un comune che sarebbe già in deficit strutturale se il governo non avesse deciso di slittare al 2017 l’equilibrio di bilancio, che secondo quanto stabilito dalla L. 243/2012 è realizzato se, sia in fase di previsione che di rendiconto, si assiste ad almeno un pareggio dei saldi tra entrate ed uscite, sia in termini di competenza che di cassa, che ad oggi non è realizzata.

Previsioni quindi estremamente negative per gli anni a venire. Un grazie alla maggioranza che effettivamente ha pensato al nostro futuro immediato con saldi negativi, dopo aver pensato al nostro futuro prossimo impegnandoci a restituire i debiti fatti negli ultimi anni, debiti che si esauriranno solo nel 2044.

Chiudiamo questo lungo articolo con alcune dichiarazioni della Corte dei Conti in relazione all’equilibrio della parte corrente del bilancio ossia quella parte di bilancio tramite la quale si erogarono i servizi alla collettività, si sostengono le spese di funzionamento destinate all’acquisto di beni e servizi, si rimborsano le annualità in scadenza (quote interessi e capitale) dei mutui in ammortamento etc. Naturalmente, le spese correnti devono essere dimensionate in base alle risorse disponibili rappresentate dalle entrate correnti, ossia dalle entrate tributarie, dai trasferimenti dallo Stato e da altri enti, e dalle entrate extratributarie (Tit. I° – II° – III°). Le entrate e le uscite di parte corrente costituiscono, come è noto, il bilancio di funzionamento, ossia il bilancio corrente di competenza.

Secondo la Corte dei Conti, il mantenimento dell’equilibrio della parte corrente del bilancio è elemento centrale e di fondamentale importanza nella gestione finanziaria degli Enti locali perché denota la capacità dell’Ente di assicurare la spesa corrente con le risorse ordinarie (primi tre Titoli delle Entrate) derivanti dal prelievo tributario, dai trasferimenti dallo Stato o da altre Amministrazioni pubbliche e dai proventi dei servizi e delle attività svolte in favore della comunità locale.

In proposito l’art. 162, comma 6 del TUEL prevede espressamente che, sia in sede di approvazione del bilancio di previsione che nella successiva gestione, venga garantito l’equilibrio della gestione corrente intesa quale saldo positivo o pareggio dato dalla differenza tra la somma dei primi tre Titoli delle entrate e la somma delle spese correnti con quelle necessarie per il rimborso delle quote capitali dei mutui e dei prestiti obbligazionari.

Il verificarsi di una situazione di squilibrio nella quale le spese correnti sono superiori alle entrate ordinarie evidenzia l’esistenza di un’anomalia gestionale che può essere temporanea o duratura.

Se lo squilibrio si ripete nel tempo è sicuro indice di una spesa che è divenuta strutturalmente superiore alle entrate ed i rimedi che l’ente deve adottare debbono essere maggiormente incisivi e complessi poiché devono consistere, alternativamente o congiuntamente, in una progressiva riduzione della spesa o in un aumento delle entrate ordinarie (primi tre Titoli).

L’importanza dell’equilibrio di bilancio è stata recentemente ribadita dal legislatore che, nell’ambito della legge di attuazione del principio del pareggio di bilancio previsto dall’art. 81 della Costituzione, ha stabilito che i bilanci delle Regioni, dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e delle Province autonome di Trento e di Bolzano si considerano in equilibrio quando, sia nella fase di previsione che di rendiconto, registrano:

  1. un saldo non negativo, in termini di competenza e di cassa, tra le entrate finali e le spese finali;
  2. un saldo non negativo, in termini di competenza e di cassa, tra le entrate correnti e le spese correnti, incluse le quote di capitale delle rate di ammortamento dei prestiti (art. 9, co. 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 243).

È opportuno che gli Enti locali attuino una gestione finanziaria diretta ad assicurare sia l’equilibrio della gestione di competenza che l’equilibrio della parte corrente del bilancio.

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