Due modi di amministrare la “cosa” pubblica

Di 4 Dicembre, 2015 0

due strade bis 150Oggi è oggi, ieri era ieri. Il mondo cambia. Le persone cambiano. Credere che tutto rimanga così come è sempre stata pura utopia. I giovani di oggi sognano i diritti che i loro genitori hanno avuto nonostante i cicli economici siano comunque stati alterni.

Oggi le cose sono notevolmente cambiate. Basta pensare al lavoro che poi è uno dei fondamenti della società visto che la stessa costituzione all’art. 1 cita “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Anche il lavoro è cambiato, oggi è più “soft” di un tempo. Ma è cambiato anche il rapporto tra il datore di lavoro e gli operai. Oggi l’art. 18 non esiste più per i neo assunti, anche per i neo assunti nella pubblica amministrazione (escluse le forze dell’ordine, gli insegnanti e magistrati).

Il paese si è quindi diviso in tre parti, chi non lavora e “arrangia la giornata” soprattutto grazie alle pensioni dei genitori, chi lavora ma è malpagato e non ha alternative o lavora senza garanzie future (intese come prossime), chi lavora e non ha visto differenze (se non minime).

I dipendenti pubblici sono quelli che non hanno visto sostanziali differenze, se non quelle dovute ai mancati rinnovi contrattuali, che comunque è poca cosa se confrontata con chi il lavoro non ce l’ha. I lavoratori nel privato hanno visto tante cose cambiare, molte in negativo e qualcuna in positivo.

Fa quindi senso che questa amministrazione sia così miope alle difficoltà in cui versano i propri cittadini (confermate dai continui avvisi lasciati in comune) e soprattutto fa senso il non adeguarsi al mondo che cambia.

L’amministrazione pubblica è vista oggi come un’azienda privata (fatta eccezione della trasparenza che legalmente deve essere massima ma che spesso è completamente assente). Mentre un tempo poteva tranquillamente “sforare i conti” tanto c’era comunque lo Stato che poteva in extremis intervenire, oggi non può più farlo ed ogni amministrazione in caso di difficoltà deve uscirne con le proprie forze anche e soprattutto alzando l’asticella delle tasse locali.

L’ultima riforma, quella che ha tolto l’IMU e la Tasi per le abitazioni principali, ha portato il blocco delle aliquote che per il 2016 resteranno vincolate a quelle stabilite per il 2015, anche quelle relative all’IRPEF comunale. Quindi nonostante la crisi sia ancora forte, le entrate delle amministrazioni comunali non subiranno gravi ripercussioni. In questa luce indebitarsi può essere eccessivamente rischioso e un primo avviso lo abbiamo visto con il patto di stabilità che, se fosse entrato così come preventivato, avrebbe mandato in dissesto molti comuni, compreso il nostro che ha registrato un disavanzo tecnico molto alto (non un disavanzo contabile).

Ma è con le difficoltà che si vede il bravo amministratore. Colui che riesce a ridurre il livello di spesa o a ridurre le imposte locali senza incidere sui servizi. Alzare le tasse locali per mantenere alte le spese è un fallimento.

Ora le leggi le fanno i Governi centrali e queste ricadono su tutti, con tutte le conseguenze possibili che queste decisioni portano, condivisibili o meno. Ad esempio non si riesce a capire il motivo che spinge ogni riforma a privilegiare i comuni che hanno maggior debiti rispetto a quelli che sono stati negli anni più virtuosi (penalizzando quei comuni che se pur dispongono di un avanzo di amministrazione, ossia hanno soldi in cassa, non possono spenderli e sono costretti per finanziare i nuovi lavori ad attivare nuovi mutui). È legittimo quindi protestare. Ma chi dovrebbe protestare? Se ci va un cittadino questo non conta nulla, se si unisce con altri ad esempio esprimendo il proprio dissenso con un referendum non si ha la certezza che questo possa valere, visto che alcune volte è stato “ignorato”. Ma se si lamenta un sindaco, questo rappresenta l’intera collettività locale, e nel caso unisse le forze con altri sindaci, questi rappresentano un “bel problema” anche a livello nazionale. Quindi a livello nazionale ci si deve affidare al proprio primo cittadino, sperando che ne sia all’altezza.

Ma a livello locale un cittadino ha molto più peso. Qui entriamo in gioco noi. Il nostro gruppo è fatto di persone che sanno “ascoltare” i problemi dei cittadini e, se pur ancora limitatamente, facciamo proposte e soprattutto poniamo domande. Domande alle quali un pubblico amministratore ha il dovere di replica. Per questo ringraziamo l’Ing. Mazzone che si è prestato a chiarire alcune questioni poste tempo addietro e per le quali ci torneremo a breve con un nuovo articolo altrettanto interessante.

Quello che ci distingue dagli altri è che ognuno di noi non ha altri interessi se non il bene pubblico e non abbiamo la men che minima volontà di utilizzare il bene pubblico anche a fini privati (e credetemi di esempi se ne possono fare molti). Chiunque pensasse anche minimamente il contrario è fuori dal gruppo. Questo però non deve escludere coloro che hanno ambizioni di crescere e perché no di amministrare il bene pubblico. L’importante è che non ci devono essere dietrologie e tutto deve muoversi sui binari della trasparenza. Essenziale è dividere la sfera pubblica da quella privata.

Quindi quest’articolo non deve essere un articolo che va ad alimentare le “rivalità” tra amministrazioni. Molti la vedranno come una “guerra tra poveri”. Ma se oggi l’azienda pubblica è vista quasi come un’azienda privata (nel senso che non gli sono più permessi quei privilegi di cui ha sempre goduto) è normale che se esistono due realtà simili, queste vanno confrontate, nel bene e nel male. E se una di queste si distingue dalle altre perché a nostro giudizio lavora meglio, allora è forse il caso di prendere spunto senza comunque trascurare le differenze che possono esistere. Non per questo bisogna alimentare quella naturale rivalità che può esserci. Deve essere cioè un modo spiccio per poter migliorare, poi se ci si riesce è un bene, se non ci si riesce ce ne faremo una ragione, ma credeteci, i spazi per migliorare ce ne sono molti.

Ora dopo questa doverosa ma lunga premessa arriviamo all’articolo odierno molto più breve.

Ultimamente anche il comune di S.Vincenzo ha proceduto alla rinegoziazione dei pochi mutui che hanno a carico. Interessante notare che a differenza del nostro che ha rinegoziato tutti i mutui, S.Vincenzo ha deciso di rinegoziare solo quelli in cui si verificano contemporaneamente “la riduzione dell’importo della rata rispetto a quella in essere e contemporanea riduzione del tasso di interesse rispetto a quello attualmente applicato e comunque preferendo l’ipotesi di rinegoziazione che preveda l’importo della rata di ammortamento più basso”, (forse le nostre critiche hanno giovato a loro) tant’è vero che su 6 mutui ne ha rinegoziati 3.

È altrettanto interessante che per l’amministrazione “l’operazione di rinegoziazione dei mutui comporterà in futuro maggiori oneri per il bilancio comunale ma è altrettanto evidente che questo “futuro” non è prossimo, di talché i vantaggi che possono essere assicurati nel medio/lungo periodo potranno consentire di assorbire gli effetti negativi che si verificheranno nel lunghissimo termine.”

Un buon punto di vista ma non bisogna dimenticare che la dilatazione dei termini di pagamento ha tre spiacevoli conseguenze:

  • l’incremento della “quota interessi”, visto che, se pur può suonare strano, i soldi hanno un costo;
  • la rigidità dei bilanci futuri (anche se molto futuri) che avranno minori margini di manovra se non incrementando le entrate fiscali;
  • i vantaggi del breve e medio periodo compenseranno quelli negativi nel lungo periodo solo se le condizioni restano le stesse. Se ad esempio si continuano ad attivare nuovi mutui, che dalla prima alla seconda rinegoziazione hanno giù raggiunto (modifica del 06-12-2015) i 380.000 €, i “vantaggi” si assottigliano e gli effetti negativi saranno ancora più negativi.

Due approcci opposti. In poche parole, l’ennesima dimostrazione dell’inefficienza dell’amministrazione di Balsorano che continua a vivere come se nulla intorno fosse cambiato, che vive alla giornata, che non ha un obiettivo preciso, che manca le opportunità, etc …

Questo comune merita di più e ha bisogno di persone nuove e menti nuove. E noi siamo il nuovo che avanza.

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