La procedura non si svolge in un giorno o in un mese. La prima fase è comunicare agli interessati, che devono essere partecipi del procedimento amministrativo, l’intenzione di avviare il procedimento (la cosiddetta “dichiarazione di pubblica utilità”), provvedimento che si fa ovviamente dietro un interesse generale e un relativo sviluppo urbanistico del territorio nel quale deve essere espressamente indicato anche il nominativo del responsabile del procedimento. In assenza di uno qualsiasi di questi elementi, comunicazione, deposito degli atti e nomina, l’espropriazione è illegittima indipendentemente dal fatto che l’interessato abbia avuto conoscenza del procedimento (Sentenza 1914 del 04.10.2016 Tar Calabria).
Una volta inoltrata la comunicazione di esproprio è vietato ai proprietari costruire nuove opere ma entro un determinato arco di tempo visto che il vincolo dura per soli 5 anni e può essere prorogato una sola volta.
Se l’opera non è realizzata, trascorsi 5 anni, o 10 anni se si è proceduto al rinnovo della dichiarazione di pubblica utilità, il proprietario può tornare nel pieno possesso dell’area. Inoltre in assenza della dichiarazione di pubblica utilità quale presupposto di legittimità del procedimento di espropriazione porta tutta la discussione al giudice ordinario, che diventa competente rispetto al giudice amministrativo (TAR), al quale va inoltrata la domanda risarcitoria e di restituzione del bene. La presenza della dichiarazione, anche se successivamente dichiara nulla, comporta il trasferimento della competenza al giudice amministrativo (TAR).
Dopo aver proceduto alla dichiarazione di pubblica utilità deve seguire entro 30 giorni (i limiti temporali sono categorici) la notifica al proprietario o ai proprietari nella quale viene indicata lasomma offerta per l’espropriazione che ovviamente non potrebbe essere minore del valore del terreno stesso. A sua volta il proprietario o i proprietari hanno 30 giorni per controbattere e queste vanno tenute per debito conto. Infatti se l’offerta fosse ritenuta non congrua può rifiutarla, in tal caso sarà necessario procedere ad una perizia di stima che dovrà pervenire da una Commissione provinciale che stabilizzerà il prezzo definitivo. Bisogna tener presente che se il prezzo che uscisse dalla perizia sia inferiore a quello offerto dal Comune le spese per la commissione sarebbero addebitabili al privato. Saranno a carico del Comune solo se il prezzo uscito dopo la perizia sia superiore al 10% di quello originariamente offerto.
Dopo la dichiarazione di pubblica utilità e dopo l’accettazione del prezzo, c’è il decreto di esproprio vero e proprio. Solo dopo questo l’amministrazione può entrare in possesso del bene.
C’è anche un’altra procedura di esproprio, quella di urgenza che si fa producendo direttamente il decreto di esproprio, ma è attivabile solo per non causare un “danno irreparabile”. In questo caso però la procedura deve concludersi entro 5 anni e al privato ha diritto ad 1/12 della somma che gli sarebbe spettata se fosse stata eseguita la procedura ordinaria e quindi sarebbe stata determinata la complessiva indennità di esproprio. Solo in questo caso l’usucapione scatta trascorsi i 20 anni dal termine dei 5 anni di esproprio urgente, sempre che la procedura sia stata legittima.
Qualora l’amministrazione non abbia rispettato questi obblighi di legge si può ricorrere in tribunale amministrativo, entro 30 giorni qualora sia stato prodotto un decreto di esproprio o al giudice ordinario negli altri casi.
