Confermata l’assimilazione all’abitazione principale dell’unità immobiliare posseduta da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata. È un’agevolazione facoltativa, la cui introduzione è rimessa alla decisione dei singoli Comuni, che la legge di Bilancio 2020 ha confermato in maniera più estesa rispetto al passato in quanto non più limitata alla proprietà o all’usufrutto ma riferita al generico «possesso» dell’immobile. Il quesito posto al Mef riguardava la possibilità per i Comuni di regolamentare un’applicazione più restrittiva della norma, ad esempio prevedendo che l’abitazione in questione oltre a non essere locata non dovesse essere concessa in comodato.
Il dipartimento delle Finanze esclude però questa possibilità evidenziando che il legislatore ha rimesso all’autonomia dell’ente solo la scelta sull’applicazione o meno di tale disposizione. Non è neppure possibile superare l’ostacolo avvalendosi della potestà regolamentare prevista dall’articolo 52 del Dlgs 446/97, in presenza del divieto di intervenire sull’individuazione e la definizione delle fattispecie imponibili.
