Il 22 aprile 2025, il TAR Liguria (Sez. I, sentenza n. 458) ha pronunciato una decisione destinata a far discutere almeno i nostri amministratori locali e i cittadini attenti alla democrazia di prossimità. Al centro del giudizio, una norma regolamentare adottata da un Comune ligure che prevedeva che, in caso di videoregistrazione delle sedute consiliari, il verbale redatto dal segretario si limitasse ad indicare i partecipanti alla discussione e un link al file video, escludendo quindi ogni trascrizione del contenuto effettivo del dibattito.
Una scorciatoia, secondo il TAR, che mina alle fondamenta la funzione giuridica del verbale e che si pone in aperto contrasto con l’art. 97, comma 4, lett. a), del TUEL, norma che affida al segretario comunale la funzione di “verbalizzare le deliberazioni degli organi collegiali dell’ente”, attribuendo a tale atto valore certificativo e probatorio.
Dunque, la legge stabilisce che le attività compiute nelle sedute degli organi collegiali di governo del Comune siano attestate per iscritto nel verbale da redigersi a cura del segretario dell’ente.
Secondo consolidato orientamento pretorio, la verbalizzazione svolge una funzione di certificazione pubblica, perché documenta con efficacia probatoria privilegiata i fatti e gli atti giuridicamente rilevanti, al fine di garantire certezza alla descrizione degli accadimenti, nonché di consentire la verifica del corretto iter di formazione della volontà collegiale (in argomento cfr., ex multis, Cons. St., sez. VII, 9 dicembre 2022, n. 10830; Cons. St., sez. II, 4 giugno 2020, n. 3544; Cons. St., sez. IV, 25 luglio 2001 n. 4074).
Il TAR ha riconosciuto che la videoripresa delle riunioni dell’assemblea, pur costituendo un importante elemento di trasparenza, non può sostituire il verbale del segretario, prescritto dalla legge con funzione fidefaciente, il quale riporta gli interventi dei singoli consiglieri e degli altri partecipanti alla seduta, nonché le votazioni palesi, segnalando altresì, all’occorrenza, circostanze non emergenti dalla registrazione audiovisiva.
Peraltro, come evidenziato dai ricorrenti, per svariate ragioni (mancanza di tempo, analfabetismo informatico della popolazione anziana, etc.) di fatto molti cittadini non guardano i video delle sedute e, quindi, in difetto di un documento scritto contenente la descrizione sintetica delle discussioni e delle votazioni, potrebbero rimanere all’oscuro di quanto accade nella sala consiliare: sicché la registrazione con strumenti audiovisivi, non accompagnata dalla verbalizzazione secondo le modalità ordinarie, sortisce paradossalmente effetti opposti alla ratio di trasparenza sottesa alla previsione regolamentare.
Non colgono nel segno, invece, gli argomenti spesi dall’Amministrazione resistente per difendere la norma censurata. Come si è visto, infatti, il T.U. sugli enti locali impone che le operazioni compiute e le deliberazioni assunte dall’organo consiliare siano esternate mediante la verbalizzazione del segretario comunale, che, pertanto, non può essere surrogata (ma solo affiancata) dalla rappresentazione audiovisiva.
Il TAR lo spiega con chiarezza: se è vero che la videoripresa rappresenta un importante strumento di trasparenza, essa non ha valore giuridico certificativo e non garantisce l’immodificabilità, la contestualizzazione e la completezza del dato. Il verbale redatto dal segretario, invece, “documenta con efficacia probatoria privilegiata i fatti e gli atti giuridicamente rilevanti”, assicurando certezza e controllo sulla legittimità delle deliberazioni.
La sentenza è netta: un video non è un verbale, e soprattutto non può surrogarlo, né per ragioni di praticità, né di economicità, né tantomeno in nome di una malintesa “modernità”.
Chi scrive conosce fin troppo bene questa deriva
Ho sempre pubblicamente denunciato la stessa prassi seguita dal Comune di Balsorano, anche quando le sedute consiliari venivano trasmesse in streaming ma private del vero contenuto verbale: discussioni non riportate, dichiarazioni politiche cancellate, opposizione ridotta al silenzio nei documenti ufficiali. Io ero “costretto” di volta in volta ad allegare l’intervento proprio per evitare che non venisse riportato, che sarebbe rimasto agli atti con, letteralmente, gli scarabocchi sul brogliaccio del segretario, non senza motivo visto che spesso è meglio non lasciare traccia, fatto che ho comunque sempre reputato necessario onde evitare censure di qualsiasi sorta.
Denunciai tutto alla Prefettura, nell’ingenua speranza che l’organo di controllo intervenisse. In cambio, ricevetti silenzio e una sensazione di beffa istituzionale. Ma oggi questa sentenza del TAR mi restituisce almeno un frammento di legittimazione: avevo ragione, e non era solo una questione formale. Era – ed è – una questione di democrazia.
A rendere ancora più paradossale la situazione, vi è la prassi che perdura da oltre 5 anni, ovvero dal cambio del segretario comunale, visto che tutti coloro che hanno preceduto il segretario, più volte condannato dalla Corte dei Conti, hanno sempre e comunque redatto i verbali, si è arrivati all’assurdo di approvare verbali delle sedute precedenti che, di fatto, non esistono. Cioè, è prassi ormai consolidata inserire al primo punto dell’ordine del giorno l’approvazione di verbali inesistenti. Questa pratica non solo svuota di significato l’atto di approvazione, ma mina la trasparenza e la tracciabilità delle decisioni assunte.
Secondo il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, “la manifestazione di volontà del consiglio comunale necessita, ad substantiam, di una esternazione costituita dal processo verbale, redatto dal segretario dell’ente”. Pertanto, l’approvazione di verbali inesistenti o incompleti rappresenta una grave violazione delle norme che regolano il funzionamento degli organi collegiali. Il verbale non è un orpello burocratico. È uno strumento di garanzia, che protegge il diritto alla memoria, alla verifica, alla contestazione. È ciò che consente al cittadino – oggi, domani, tra vent’anni – di sapere cosa è stato detto, deciso, taciuto.
Ridurre il verbale a un elenco di nomi, significa accettare che il dibattito politico sia effimero, volatile, revocabile. Ma la democrazia, quella vera, pretende responsabilità, tracciabilità, confronto documentato, tutto ciò che si evita accuratamente costi quel che costi.
La speranza è che questa sentenza non resti lettera morta. Che il Comune di Balsorano la legga, la applichi e, magari, si interroghi su quante altre prassi mascherino in realtà una progressiva spoliazione del ruolo pubblico e del controllo civico. Ma sarà lettera morta. Continueranno la farsa.
Ma noi cittadini, da parte nostra, abbiamo il dovere di restare vigili. Anche quando, come nel mio caso, ci fanno sentire inascoltati o “fastidiosi”. Perché se oggi il TAR ha riaffermato il valore del verbale, è solo perché qualcuno – magari inascoltato – ha continuato a battere su quella porta.
In tutto questo teatro dell’assurdo, il premio per la migliore interpretazione tragicomica spetta senza dubbio ai consiglieri comunali. Da oltre cinque anni, alzano la mano con solenne convinzione per approvare “i verbali delle sedute precedenti” – che, dettaglio trascurabile, materialmente non esistono. Nessuna trascrizione, nessuna memoria scritta delle discussioni, niente di niente. Eppure instancabilmente loro votano. Sempre. Per alzata di mano. Ligi al dovere.
La prossima volta, forse approveranno anche il menù di un’ipotetica mensa universitaria, o magari voteranno compatti per un bilancio di un anno immaginario, o la cronaca dettagliata di una seduta che non si è mai tenuta, ma che “avrebbero voluto fare” o ratificheranno con serietà il silenzio registrato in una stanza vuota.
Ma niente di scandaloso. Sono gli stessi che, con disciplina da plotone, votavano e votano compatti ogni delibera, anche quando durante la discussione consiliare le loro tesi vengono disintegrate pezzo per pezzo, smontate con fatti, norme, e logica. Nulla importa: il copione dice di votare, e loro eseguono.
Per controprova questa è l’approvazione dei verbali inesistenti dei consigli comunali n.1/2025 e n.2/2025. L’assurdità è che quasi tutti, se non tutti, i verbali dal 2019 ad oggi, sono inesistenti.
E pensare che ad ogni seduta fin dal 2019 chiedevo al sindaco, al presidente del consiglio e al diretto interessato di redigere il verbale, ma ogni volta ho avuto un rifiuto categorico. Meglio per loro non lasciare alcuna traccia.
Resta la follia di votare i verbali anche se inesistenti. Ed è tutto dire !!!
Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea in data 06.05.2025

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