Con un utile netto superiore al 7% e un TIR del 246%, la “partecipata” genera più margini di un operatore privato.
Nel pieno della riforma introdotta dal DPCM 24/2025 e dalla delibera Arera 133/2025, che disciplinano il nuovo bonus sociale TARI a favore delle famiglie economicamente svantaggiate, emergono gravi criticità operative e scelte discutibili, che rischiano di compromettere sia la tenuta amministrativa del sistema, sia la fiducia dei cittadini verso “la tariffa giusta“.
Il nuovo sconto obbligatorio del 25% per le utenze domestiche in disagio economico è, sulla carta, una misura di giustizia sociale, introdotta a regime dal 2025, con rimborso tramite componente perequativa nazionale (PE). Nonostante tutto, la delibera Arera 133/2025 era nota fin da febbraio, così come era disponibile il testo del DPCM 24/2025 ma ad oggi mancano istruzioni tecniche dettagliate per l’applicazione diretta in bolletta.
In una situazione di incertezza, il nostro Comune ha comunque deliberato le tariffe in anticipo (Delibera, Allegato A, Allegato B), ignorando volutamente i nuovi obblighi, pur essendo pienamente consapevoli delle modifiche imminenti. Basti pensare che è stato proposto un emendamento per spostare in avanti di due mesi il termine attuale del 30 aprile. Il rinvio al 30 giugno è motivato dal fatto che ora sono pochissimi gli enti in possesso dei dati completi da parte delle società di gestione del servizio di smaltimento rifiuti (evidentemente non la Segen che ha già programmato da tempo gli aumenti). In ogni caso restano fermi i termini di pagamento delle rate già stabiliti (per il nostro comune le rate restano 3, per addolcire la pillola, prima entro il 30.06.2025, la seconda entro il 30.09.2025 e la terza entro il 05.12.2025).
Questo vuol dire che non si potranno emettere bollette in attesa di conoscere l’ammontare delle perequazioni (“Visto che al momento l’ARERA non ha ancora definito eventuali aggiornamenti rispetto alle componenti perequative dei rifiuti urbani per l’anno 2025”) a meno che il tutto sia giustificato da esigenze di cassa. Infatti solo dietro le perequazioni è possibile applicare lo sconto previsto, ma come precedentemente descritto in questo articolo, i soldi arrivano da tutti gli utenti Tari italiani (compreso noi ovviamente), domestici e non che non ne hanno diritto. In pratica coloro che hanno diritto allo sconto, vedranno ridursi l’importo da pagare del 25%, mentre coloro che non rientrano in quella fascia vedranno aumentare la tariffa. È un meccanismo di redistribuzione interna.
Una cosa i cittadini avranno chiaro in testa. L’ennesimo aumento della bolletta rifiuti.
Infatti nel 2025 i cittadini di Balsorano si troveranno a pagare una tariffa per il servizio rifiuti aumentata del 4% rispetto al 2024, che a sua volta era già cresciuta dell’8% rispetto al 2023. Un incremento che pare ormai strutturale, e che non sembra arrestarsi.
Ma questi aumenti, se osservati superficialmente, non raccontano tutta la verità. Infatti, secondo i dati dalla Segen (il gestore del servizio), l’aumento effettivo dei costi è del 30%.
Perché allora “solo” +8% nel 2024 e +4% nel 2025?
Semplice: il limite Arera agli incrementi annuali impone un tetto massimo, e costringe i Comuni a “spalmare” gli aumenti su più annualità.
Ma ciò falsifica la percezione pubblica del reale andamento della spesa, e crea un effetto-droga sulla trasparenza: i cittadini vedono aumenti “contenuti”, ma in realtà sono solo rateizzazioni obbligate di aumenti ben più pesanti.
Il dato più preoccupante è che, secondo quanto dichiarato dalla SEGEN S.p.A., il costo complessivo del servizio di igiene urbana ammonterebbe per il 2025 a circa 505 mila euro, poi leggermente limati in sede di validazione del PEF. Una cifra importante, che giustificherebbe – almeno in apparenza – l’aumento delle tariffe a carico dell’utenza. Ma basta guardare i documenti ufficiali della stessa SEGEN per accorgersi che i conti non tornano, o meglio che l’inganno viene a galla.
Infatti analizzando il Conto Economico 2024, risulta che i costi operativi complessivi per il servizio di igiene urbana ammontano a 415.860 euro, e non ai 505.216 euro indicati in altre sedi, lontani anche dalle previsioni tariffarie di 486.787,71 euro. Un delta di quasi 90 mila euro che merita più di una riflessione.
Nel dettaglio, i ricavi della SEGEN nel 2025 derivano da:
- servizio Igiene Urbana MTR rimodulato: 435.995 € (quelli che provengono dalla tariffa e sono destinati esclusivamente alla Segen, da aggiungere quelli comunali);
- vendita materiali e contributi CONAI: 49.437 €;
- altri ricavi e proventi: 2.007 €,
Totale: 487.439 € di ricavi.
Questi ricavi, a fronte di costi operativi pari a 415.860 €, generano un EBITDA (utile prima di interessi, tasse, deprezzamenti e ammortamenti) di 71.580 €. Sottraendo ammortamenti e svalutazioni (18.016 €), l’EBIT (Risultato Operativo) è pari a 53.563 €, che si traduce in un utile netto di 38.126 €. In percentuale, l’utile netto oscilla tra il 7,3% e il 7,8%, in netto contrasto con le dichiarazioni ufficiali di “assenza di utile” da parte della società. E il tutto quando registra costi del personale, ovvero la voce principale di spesa, di gran lunga superiore a qualsiasi impresa privata.
“Nell’organizzazione dei servizi resi ai Comuni soci, ed in particolare nella organizzazione del servizio di igiene urbana, la nostra Società tende a garantire ed applicare tariffe di gestione sostenibili, in quanto una società pubblica in house non ha l’obiettivo di massimizzare i profitti, bensì di massimizzare la qualità dei servizi (si pensi che la società in house non deve fare profitti che, invece, nel caso di gestione del privato raggiunge valori medi pari a ca. il 10 – 15% e che naturalmente si ripercuote sulla tariffa applicabile ai cittadini). Tutto questo è attuabile alla luce dell’esperienza e delle competenze acquisite dalla SEGEN SpA” e ancora “SEGEN S.p.A., al contrario, dichiara un utile di impresa nullo, ragione per cui l’affidamento ad un soggetto privato sarebbe necessariamente più oneroso, considerato che l’eventuale impresa privata – avendo diritto al suo utile d’impresa – deve incrementare i costi del servizio pari appunto alla percentuale degli utili di impresa”.
Ma se i margini di utile sono già poco compatibili con la narrazione della SEGEN come società “non orientata al profitto”, a lasciare davvero perplessi è il Tasso Interno di Rendimento (TIR) dichiarato nel rendiconto finanziario 2025: 246,5%. Una cifra che supera di oltre 10 volte la media di settore, che normalmente si attesta tra il 10% e il 20%.
Cosa significa? Che per ogni euro investito, SEGEN riesce a generare un ritorno di 3,45 euro nell’arco di 7 anni, a fronte di un ritorno “normale” di circa 1,2 euro. Un risultato che non si spiega se non si considera il bassissimo livello di investimenti effettivi della società.
Infatti, gli ammortamenti annui – che danno la misura di quanto si investe in mezzi, strutture e tecnologie – sono nel 2025 pari a soli 18.016 euro. Una cifra irrisoria se si pensa che in passato gli investimenti della SEGEN erano equivalenti alla stratosferica circa di 4.571 euro all’anno. Anche con l’incremento degli ultimi anni, oggi gli ammortamenti rappresentano appena il 4% dei ricavi. Parliamo di quelle spese collegate ai compattatori, cassonetti, attrezzature, immobilizzazioni immateriali, materiale per il trattamento biologico (come i biodigeritori etc) e altre Immobilizzazioni immateriali. Una percentuale sorprendentemente bassa, che mette in discussione la narrazione di un servizio gravato da alti costi strutturali.
Il quadro che emerge è chiaro: SEGEN non solo genera utili, ma ottiene anche ritorni economici eccezionali rispetto agli investimenti minimi effettuati pur avendo costi del personale nettamente superiori a qualsiasi impresa privata. Eppure, in fase di affidamento in-house, uno dei presupposti fondamentali era proprio l’assenza di utile d’impresa, per garantire tariffe contenute ai cittadini.
Alla luce di questi dati, è lecito chiedersi: che fine fanno gli utili generati ogni anno? E soprattutto: è ancora sostenibile affidare il servizio senza gara, senza valutare alternative più vantaggiose per i cittadini?
L’aumento del 4% della tariffa 2025 si inserisce in una tendenza preoccupante, soprattutto se confrontato con i costi effettivi (come i costi standard, che rappresentano i costi medi, non i costi efficienti) e con i margini di utile prodotti. La narrazione di SEGEN come società priva di profitto non regge di fronte ai numeri ufficiali.
L’aumento della TARI sarebbe stato accolto con maggiore favore se la tariffa fosse stata più contenuta o comunque al di sotto della media nazionale ben sapendo che comuni come Avezzano, gestito egregiamente dalla Tekneko, continua ad abbassare la tariffa anche nel 2025 dopo averla abbassata del 5% nel 2024.
Mentre la SEGEN accumula profitti da capogiro, i cittadini sono costretti a pagare tariffe sempre più alte. Un oltraggio che trasforma il concetto di “servizio pubblico”, in una farsa a spese della comunità.
In un contesto dove i cittadini sono chiamati a sostenere costi sempre maggiori, la trasparenza sui conti e sulle scelte gestionali è un dovere, e l’apertura a forme di gestione alternative – a partire dalla gara pubblica – diventa un’opportunità concreta per garantire equità e contenimento della spesa pubblica.
Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea in data 10.04.2025

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