Accesso negato: il silenzio delle amministrazioni come strumento di ostruzionismo

  L’accesso agli atti amministrativi rappresenta uno strumento fondamentale di trasparenza e tutela dei diritti. Tuttavia, la prassi diffusa tra le amministrazioni nostrane mostra una chiara tendenza a negare l’accesso ai documenti, o tramite silenzi illegittimi o senza motivazioni adeguate. Questa resistenza sistemica mina il principio di accessibilità garantito dalla normativa vigente e trova conferma nelle recenti pronunce giurisprudenziali. Tale atteggiamento non solo ostacola il diritto di conoscere l’operato della pubblica amministrazione, ma crea anche un clima di sfiducia e di incertezza giuridica per i cittadini e le imprese.

Il diniego dell’Accesso Civico: rifiuti immotivati e arbitrari

L’accesso civico generalizzato, introdotto dal D.Lgs. 33/2013 e modellato sul Freedom of Information Act (FOIA), consente a chiunque di ottenere documenti, dati e informazioni dalle pubbliche amministrazioni senza dover dimostrare un interesse specifico. In teoria, dovrebbe costituire un baluardo contro l’opacità dell’azione amministrativa, ma nella pratica si assiste a una sistematica negazione delle richieste.

Spesso i dinieghi si basano su formule generiche e prive di una reale analisi del pregiudizio concreto che la pubblicazione potrebbe arrecare. Si assiste a un uso strumentale di espressioni come “tutela della riservatezza”, “segreto amministrativo” o “protezione di interessi pubblici”, senza che tali affermazioni siano accompagnate da un’adeguata istruttoria. Alcune amministrazioni, addirittura, rifiutano l’accesso in blocco per evitare di dover giustificare selettivamente ogni diniego, una pratica che svuota di significato il principio di trasparenza.

Un esempio significativo è la recente sentenza del TAR Sicilia (Sez. IV, n. 539/2025), che ha annullato il diniego opposto da una Prefettura a una richiesta di accesso su documenti contrattuali. Il TAR ha sottolineato che l’amministrazione non può basarsi esclusivamente sull’opposizione del controinteressato, ma deve valutare autonomamente la richiesta e fornire un’argomentazione adeguata per il rifiuto. Inoltre, la sentenza ha ribadito che la motivazione deve essere concreta e circostanziata: non basta un generico riferimento alla possibile compromissione di interessi pubblici o privati, ma è necessario dimostrare in che modo e in quale misura la divulgazione dei documenti arrecherebbe un danno effettivo.

Accesso Difensivo: illegittime pretese di giustificazione

Diverso ma altrettanto problematico è il caso dell’accesso documentale ai sensi della L. 241/1990, richiesto per tutelare una posizione giuridicamente rilevante. In questi casi, la legge stabilisce che l’accesso non possa essere subordinato alla dimostrazione della concreta utilità dei documenti ai fini di un giudizio (cioè non bisogna trovare il nesso con l’utilità ma è sufficiente la astrattezza). Ciò nonostante, molte amministrazioni rifiutano le richieste con la pretesa di un’ulteriore giustificazione, obbligando il cittadino a provare in anticipo la rilevanza del documento per il proprio contenzioso. Questa impostazione è chiaramente contraria alla normativa, che stabilisce che l’accesso debba essere garantito in base a un criterio di astrattezza, senza che il richiedente debba dimostrare anticipatamente l’efficacia probatoria dei documenti richiesti.

La sentenza n. 143/2025 del TAR Lombardia (Sez. II, Brescia) ha ribadito che l’amministrazione non può trasformarsi in un giudice preliminare dell’ammissibilità di un’azione legale. Il TAR ha censurato la condotta di un ente che aveva negato l’accesso a un fascicolo amministrativo, adducendo la mancanza di una dimostrazione concreta dell’utilità dei documenti per il ricorrente. La decisione sottolinea che il diritto di accesso difensivo deve essere valutato sulla base dell’astratta pertinenza dei documenti alla posizione giuridica dell’interessato, senza ulteriori ostacoli interpretativi. La prassi delle amministrazioni di negare l’accesso con motivazioni pretestuose rappresenta un’inaccettabile distorsione del diritto, volta più a scoraggiare i cittadini che a garantire la corretta applicazione della normativa.

Una confusione di ruoli: l’errore di considerare gli enti locali alla stregua di soggetti privati

Un aspetto preoccupante della prassi amministrativa riguarda la tendenza a trattare gli enti locali come se fossero soggetti privati, piuttosto che enti pubblici con precisi obblighi di trasparenza. Questa concezione errata si traduce nell’adozione di logiche di riservatezza e discrezionalità tipiche del settore privato, in contrasto con il principio di pubblicità che dovrebbe caratterizzare l’azione amministrativa.

Le amministrazioni, infatti, spesso giustificano il diniego di accesso con argomentazioni che ricordano le dinamiche di protezione degli interessi aziendali, piuttosto che l’interesse generale alla trasparenza. Si tratta di una deriva pericolosa, poiché la pubblica amministrazione non può avvalersi delle medesime prerogative di un’impresa privata nel decidere se e quando rendere disponibili i propri atti. La legge impone criteri oggettivi di accessibilità e non consente valutazioni arbitrarie basate su esigenze di opportunità politica o amministrativa.

Questa impostazione errata alimenta l’idea che i documenti prodotti dagli enti pubblici siano una sorta di “proprietà riservata” dell’amministrazione, anziché patrimonio comune della collettività. In realtà, i cittadini non sono semplici richiedenti di un favore, ma titolari di un diritto soggettivo all’accesso ai documenti. Il mancato riconoscimento di tale principio trasforma la trasparenza da un obbligo giuridico a una concessione arbitraria, minando alla radice il concetto stesso di pubblica amministrazione come servizio per la collettività.

Una prassi illegittima da contrastare

La resistenza delle amministrazioni all’accesso documentale è ormai un fenomeno diffuso che ostacola il principio di trasparenza e il diritto di difesa. Il diniego immotivato dell’accesso civico e le indebite richieste di giustificazione per l’accesso documentale violano la normativa vigente e ledono il diritto dei cittadini a un’amministrazione trasparente.

Occorre dunque un deciso intervento per riaffermare il diritto all’accesso e contrastare la diffusa ostilità degli enti pubblici nel rendere disponibili i documenti richiesti. Sarebbe auspicabile un rafforzamento degli strumenti di tutela per i cittadini, come l’introduzione di sanzioni più severe per le amministrazioni che negano illegittimamente l’accesso e una maggiore responsabilizzazione dei dirigenti pubblici. La trasparenza amministrativa non deve restare un principio astratto, ma diventare una prassi effettiva e garantita, in linea con gli standard di un’amministrazione moderna ed efficiente.

Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea in data 03.04.2025

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