Balsorano: dieci anni di somme ignorate, consorzi opachi e spese legali “di famiglia”

Di 26 Novembre, 2025 0 0

Dopo una pausa forzata, dovuta alla causa promossa da Segen, torniamo a quello che è un tema ignorato per anni, nonostante si tratti di entrate certe, dovute per espressa previsione di legge e riconosciute dallo stesso Comune nei propri atti.

Prima però una nota di colore. La causa avviata dalla Segen contro il sottoscritto, sembra sempre più realmente destinata all’oblio, o almeno è ciò che tenta di fare probabilmente il principale e unico accusatore che, nonostante fosse da mesi al corrente della data dell’udienza, se ne era andato tranquillamente all’estero, forse sperando che il sottoscritto ricorra alla prescrizione chiudendo quindi il vaso di pandora scoperchiato con forse troppa superficialità.

In tutto questo che per me è un disastro assoluto, è stata commovente la richiesta dell’avvocato del sindaco di avere in anticipo le domande così da arrivare preparata nonostante trattasi di documenti che lei stessa ha votato con entusiasmo. Evidentemente o non sa cosa ha approvato o non si sente tranquilla.

Vorrei ricordare ai più che la presenza del Comune non è “anonima” visto che si è costituito parte civile chiedendo un risarcimento danni di almeno 5.000 euro oltre alle spese legali, cosa estremamente rara visto che per fatti notevolmente più gravi nessun altro comune ha avuto tanto ardire, e parliamo di una causa contro le affermazioni fatte di chi ha cercato di tutelare tutti i cittadini e le attività che pagano tariffe elevate.

Ma è tempo di riportare l’attenzione sulla questione dei sovracanoni idroelettrici.

La vicenda non è un semplice caso di mancata riscossione: è una storia fatta di atti preparati e mai portati a termine, di diritti economici ufficialmente riconosciuti e poi abbandonati, di un Consorzio che incassa in totale autonomia e non restituisce, e di amministrazioni che non hanno mai imposto trasparenza né preteso ciò che spettava al territorio.

Ma partiamo dal principio.

CAPITOLO 1 – UN PASSETTO INDIETRO

Nel 2019 prendo coscienza del problema BIM. Prendo informazioni da altri uffici e tirate le somme redigo personalmente due diffide formali.

La prima diffida era indirizzata alla Futura Service S.r.l., nella quale si chiedevano gli arretrati dal 2014-2018 (i precedenti si erano prescritti).

Nella lettera firmata dal sottoscritto in qualità di Sostituto Responsabile del Servizio Finanziario, si quantificano gli importi dovuti:

  • 734,39 € di sovracanoni BIM
  • 12.257,83 € di sovracanoni rivieraschi
  • Totale: 12.992,23 € dovuti e mai versati

È fondamentale sottolineare: tutto è dettagliato, calcolato, normato e indirizzato correttamente.
Il Comune perciò era perfettamente consapevole della propria titolarità e dei diritti economici derivanti dalle centrali idroelettriche.
Eppure, questa diffida non avrà mai alcun seguito.

Non viene attivata alcuna azione esecutiva, non viene incaricato alcun legale, non c’è un secondo sollecito: pratica completamente abbandonata.

La seconda diffida, ben più corposa, era indirizzata a Enel Green Power ed Enel Produzione.

Qui si quantificavano gli arretrati dovuti da diversi impianti idroelettrici del bacino Liri–Garigliano per i medesimi anni 2014–2018:

  • Cassino 1 e Cassino 2
  • Balsorano (centrale idroelettrica del Liri)
  • Canistro
  • Suio
  • Pontefiume
  • Pontecorvo
  • S. Agnello
  • Grotta Campanaro 1 e 2
  • S. Biagio Saracinisco

La somma totale era di 73.971,37 euro.

Anche questa richiesta resta lettera morta: nessuna azione amministrativa o legale viene intrapresa dal Comune.

In quei documenti sono indicati in modo puntuale tutti gli impianti idroelettrici a cui spettava pagare i sovracanoni, gli importi dettagliati e i riferimenti normativi.
Gli uffici finanziari attestano che il Comune è titolare delle somme e riconoscono esplicitamente gli arretrati maturati negli anni precedenti.

Le due diffide rappresentano una confessione formale:

  • il Comune sapeva esattamente quali somme spettassero per legge;
  • aveva tutti gli importi già calcolati;
  • aveva identificato tutti i concessionari inadempienti;
  • aveva riconosciuto ufficialmente che i sovracanoni non erano stati versati.

Nonostante questa piena consapevolezza, tutto viene lasciato cadere: nessuna azione legale (fino al 2023 sempre allo stesso soggetto, ormai di casa), nessuna ingiunzione, nessuna iscrizione a bilancio, nessuna pressione sui concessionari.
Gli atti restano chiusi in un cassetto, mentre le somme certe e riconosciute svaniscono per quegli importi.

Questo abbandono non può essere interpretato come una semplice distrazione: si tratta di una decisione amministrativa consapevole.

CAPITOLO 2 – COME SI PERMETTE AL CONSORZIO DI INCASSARE TUTTO E RESTITUIRE NULLA

Quando Balsorano decide di aderire al Consorzio BIM, nel 2020, non lo fa per rafforzare la propria capacità di riscossione, che nessuno ha mai leso.
Con quella scelta, il Comune consegna di fatto al Consorzio non solo la gestione futura dei sovracanoni, ma anche tutte le somme che non aveva registrato in bilancio negli anni precedenti.

Il consorzio infatti “garantisce ai Comuni soci esclusivamente le somme che questi avevano già iscritto nel bilancio 2020.”

Ma poiché Balsorano non aveva mai inserito nulla delle entrate maturate nel periodo precedente direttamente collegate alle centrali già individuate, tutto ciò che non era stato registrato viene acquisito dal Consorzio e può essere trattenuto per coprire spese di funzionamento, incarichi, consulenze, personale e riserve interne.

Bastava inserire queste entrate nel bilancio comunale entro il 31.12.2020 per poter sottrarre queste entrate, così come quelle future, al consorzio.

Ma era chiara la volontà di arricchire il Consorzio ai danni dello stesso Comune. Per alcuni la priorità è sempre stata una poltrona.

In questo modo, il Comune ha perso il controllo sulle entrate e ha rinunciato a risorse che conosceva perfettamente, lasciando che a gestirle sia un soggetto terzo non sottoposto a un reale scrutinio pubblico. Cosa che altri comuni si sono ben guardati dal fare, primo tra tutti Carsoli, comune che come altri ha dimostrato che per incassare questi introiti bastava solo la volontà di farlo senza alcun Consorzio.

Ma cosa significa in pratica per Balsorano?

Significa che non avendo mai iscritto nulla dei sovracanoni “opportunamente dimenticati” negli anni precedenti:

  • tutti gli arretrati dal 2014 al 2019
  • e una parte rilevante delle entrate correnti successive dal 2020 in poi

possono essere trattenuti legittimamente dal Consorzio, e usati per:

  • personale
  • consulenze
  • spese di rappresentanza
  • incarichi esterni
  • contenziosi
  • “accantonamenti di lungo periodo”

Il Consorzio può inoltre restituire le somme extra solo:

  • a rotazione,
  • dopo 2–10 anni,
  • previa richiesta motivata,
  • e solo dopo aver detratto tutte le sue spese.

CAPITOLO 3 – UN CONSORZIO OMBRA

Nonostante gestisca risorse ingenti, il Consorzio non ha mai pubblicato bilanci, rendicontazioni, spese di qualsiasi natura, prospetti di riparto, stati di consistenza delle somme incassate, incarichi legali o consulenze.
Le cifre dichiarate nel tempo dai promotori del BIM sono cambiate continuamente, passando da stime altissime (utili per attirare i “polli”) a importi sempre più ridotti, senza che sia mai comparso un documento ufficiale a conferma.

Il risultato è un organismo che amministra somme derivanti dalle centrali idroelettriche senza alcuna forma di trasparenza accessibile ai cittadini ne ai Comuni soci.

A oggi, il Consorzio BIM Liri-Garigliano non ha pubblicato:

  • il bilancio di insediamento
  • il bilancio annuale
  • i prospetti di riparto
  • i rendiconti delle spese
  • i verbali completi dell’assemblea
  • le relazioni tecniche
  • gli stati di consistenza delle somme incassate
  • l’elenco degli avvocati incaricati
  • il dettaglio delle consulenze esterne

Nulla.

Il Consorzio gestisce potenzialmente milioni di euro, ma senza alcuna trasparenza pubblica.

E come nelle più classiche lucciole per le allodole, si era promesso rispettivamente:

  • 200 milioni nel 2014;
  • scesi a 50 milioni nel 2018;
  • scesi a 13 milioni nel 2019;
  • scesi a 5–6 milioni nel 2020;
  • scesi a 4 milioni nel 2024.

Numeri enormi all’inizio e sempre più piccoli con il passare del tempo, ma sempre senza una sola pagina di bilancio a supporto, sistematicamente smentiti con il passare degli anni.

A rigor di logica, questi importi, essendo rivalutati ogni anno, dovevano crescere. Ma fanno esattamente l’opposto.

Eppure è semplice. Se nel 2020 calcolavi introiti per 5-6 milioni, questi dovrebbero crescere nel 2021 anno che prevede nuove entrate, così come nel 2022 e avanti. Se invece continui a tagliare pur avendo chiara la base di calcolo, stai semplicemente calcolando lo “sconto” da applicare alle centrali idroelettriche.

Ma la cosa altrettanto “curiosa” è che l’anno scorso pubblicizzava di aver ricevuto 4 milioni di euro e quest’anno dichiara che il contenzioso è ancora aperto.

CAPITOLO 4 – UNA PICCOLA CONTRADDIZIONE

Un altro fatto “anomalo” emerge dalla gestione del contenzioso tecnico.
Il Comune, invece di utilizzare la struttura consortile che avrebbe il compito statutario di fornire supporto legale, continua a incaricare un unico professionista vicino alla Segreteria comunale, sostenendo integralmente i costi delle cause.
Ciò avviene anche in procedimenti direttamente collegati ai sovracanoni e alle centrali idroelettriche, che rientrano esattamente nelle finalità del Consorzio.

Questa scelta solleva interrogativi di opportunità amministrativa e di corretto utilizzo delle risorse pubbliche.

La Determinazione n. 73 del 18 novembre 2025 documenta che il Comune ha integrato con altri 773,10 euro l’incarico all’Avv. Roberto Colagrande, l’Avv. personale pronto a salvare il segretario comunale da tutte le sue mancanze, portando la parcella totale a 6.291,10 euro, per un contenzioso davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.

Eppure:

  • il BIM avrebbe potuto sostenere i costi;
  • il tema del contenzioso riguarda proprio i sovracanoni e le centrali idroelettriche;
  • il Consorzio ha tra i propri compiti statutari l’assistenza legale e tecnica.

Nonostante questo, il Comune decide di agire da solo, pagando tutto di tasca propria e incaricando sempre lo stesso avvocato, vicino al Segretario comunale.

Il fatto che il legale incaricato sia conosciuto come avvocato personale del Segretario comunale apre un evidente problema di opportunità e trasparenza.

È lecito domandarsi:

  • perché il Comune continua a pagare spese legali individuali quando ha aderito a un consorzio creato proprio per questo.
  • e soprattutto perché gli incarichi vanno spesso alla stessa persona (i miei sono stati entrambi assegnati a lui e ben remunerati);

Tra l’altro un incarico legale esterno deve avere compenso determinato e impegnato a monte, come il mio secondo ricorso al TAR quantificato in 6.242,07 per non fare nulla.
Presentare una notula di saldo maggiore dopo la sentenza, senza motivazione tecnica e senza previsione nell’atto di conferimento, è:

  • amministrativamente dubbio,
  • contabile discutibile,
  • potenzialmente rilevante per responsabilità amministrativa.

CAPITOLO 5 – UN RIASSUNTO

La documentazione del 2019 dimostra che il Comune era pienamente consapevole dei propri diritti economici.

Non si tratta quindi di:

  • errori
  • disattenzioni
  • incompetenza tecnica.

Si tratta di scelte precise: non iscrivere somme a bilancio, non seguire le diffide, non recuperare gli arretrati, non controllare il Consorzio.

Dato che il Comune non aveva contabilizzato nulla:

  • tutto ciò che incassa oggi il Consorzio viene gestito in autonomia;
  • al Comune può arrivare solo la quota 2020, cioè una cifra contenuta;
  • il resto è denaro che resta “in pancia” al Consorzio.

Dopo dieci anni, la situazione è questa:

  • il Comune ha rinunciato volontariamente a oltre decine di migliaia di euro di arretrati documentati;
  • il Consorzio incassa tutto senza obbligo di restituzione immediata;
  • nessun bilancio è stato pubblicato, nessuna spesa rendicontata;
  • il Comune continua a pagare spese legali isolatamente e sempre alle stesse persone;
  • le vittorie giudiziarie confermano un fatto estremamente semplice, che i sovracanoni sono dovuti per legge anche indipendentemente dall’energia prodotta essendo collegati alla mera potenza installata, ma i comuni ad oggi non hanno visto un solo euro.

È l’ennesima dimostrazione di come, in assenza di trasparenza, vigilanza e responsabilità politica, un’intera comunità può essere privata di risorse che le spettano per legge.

E tutto questo non è avvenuto “per caso”, ma come conseguenza diretta di scelte amministrative che hanno favorito altri soggetti – non certo la collettività.

Articolo pubblicato da Giuseppe Pea in data 26.11.2025

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