Quella che, a prima vista, può sembrare una normale operazione patrimoniale tra enti pubblici si rivela, a guardarla meglio, un passaggio di proprietà che cambia la natura stessa del bene.
La Comunità Montana Marsica I, oggi Unione dei Comuni Montagna Marsicana, ha infatti ceduto alla Segen Holding S.r.l. — una società di diritto privato ma interamente a capitale pubblico — l’immobile di via Roma a Civitella Roveto, da anni sede operativa della Segen S.p.A., per un importo di 350.000 euro.
Una cifra che è sembrata a più di qualcuno non congrua. Infatti, incrociando i dati catastali, i valori OMI e i rapporti tra le società coinvolte, emergono diversi elementi che lasciano perplessi. Il rischio, tutt’altro che remoto, è che un bene collettivo, appartenente a un ente rappresentativo di più Comuni, sia finito nella disponibilità di una società di diritto privato controllata solo da alcuni di essi — e a condizioni economiche di forte vantaggio per l’acquirente.
Già si partiva da un affitto di favore
Per anni, la Segen S.p.A. — che gestisce con utili consistenti il servizio di igiene urbana per i Comuni soci — ha pagato un affitto di soli 14.400 euro annui alla Comunità Montana per l’edificio, la cui superficie stimata è di circa 775 m² (2.324 m3 catastali), tra l’altro mai incrementati dal 2017 se non prima.
Il calcolo è semplice: 14.400 ÷ 775 = 18,6 €/m²/anno.
Un valore molto lontano dai parametri di mercato.
Secondo i dati OMI (Agenzia delle Entrate) e le principali fonti immobiliari, gli uffici a Civitella Roveto si collocano tra 55 e 60 €/m²/anno.
In altre parole, la Segen pagava meno di un terzo del canone medio di mercato.
Il confronto con altri immobili pubblici della zona accentua la discrepanza: ad esempio la Caserma dei Carabinieri di Balsorano, di dimensioni simili (circa 330 m² per piano più 86 m² di garage), è affittata dal Comune allo Stato (tramite la Prefettura) per 24.000 euro l’anno, pari a circa 31 €/m²/anno.
In questo caso, però, si tratta di un servizio pubblico essenziale e senza scopo di lucro; qui, invece, parliamo di una società che ogni anno chiude bilanci in attivo, con utili rilevanti — oltre 120.000 euro nel 2024 solo dal Comune di Balsorano.
Un affitto tanto basso, dunque, suscita inevitabilmente il dubbio che il rapporto locativo fosse di favore, o comunque non improntato a criteri di mercato, tale da rendere “anomala” qualsiasi ipotesi di acquisto anche a condizioni decisamente fuori mercato.
La vendita a prezzo di favore
La questione diventa ancora più delicata con la vendita dell’immobile, avvenuta in un momento di forte rivalutazione monetaria, dovuta anche all’impennata dei costi edilizi, che dopo la pandemia sono letteralmente esplosi.
Oggi, realizzare un edificio analogo richiederebbe una spesa enormemente superiore, a conferma del valore strategico e patrimoniale dell’immobile ceduto. Basta guardare all’esempio degli impianti sportivi di Balsorano, il cui costo è passato da un milione di euro a circa 1,4 milioni nel giro di pochi anni, senza che i lavori siano ancora stati completati.
Ma con un canone d’affitto così contenuto, l’acquisto non appariva economicamente conveniente per l’acquirente: servirebbero 96 anni di canoni per recuperare l’investimento (la Holding paga 3.648 € anno alla Segen S.p.A. per il subaffito di parte dell’immobile) senza considerare le spese di manutenzione straordinaria — ora a carico del nuovo proprietario.
Eppure, l’immobile è stato acquistato proprio dalla Segen Holding S.r.l., società subaffittuaria della Segen S.p.A., cioè dalla società che controlla la stessa Segen S.p.A. che lo occupava in locazione.
Un passaggio “interno” al gruppo, dunque, che però non è neutro sul piano patrimoniale: la Comunità Montana ha perso un bene reale, mentre la Holding ha incrementato il proprio attivo immobiliare grazie ai trasferimenti della Segen S.p.A., quest’ultima fatta letteralmente fuori “dall’affare”.
Il pagamento, inoltre, risulta suddiviso in due rate a distanza di poche settimane: 130.000 euro entro il 31 ottobre 2025 e 120.000 euro entro il 30 novembre 2025.
Una modalità che lascia intuire una notevole disponibilità finanziaria da parte della Holding, a maggior ragione se si considera che tali risorse derivano, indirettamente, dai trasferimenti della stessa Segen S.p.A. finanziata dai cittadini tramite la tassa rifiuti.
Ma secondo le stime basate sui valori di zona:
- fascia bassa: 600 €/m² × 775 m² = 465.000 €,
- fascia media: 830 €/m² × 775 m² = 635.000 €,
- fascia alta: 1.000 €/m² × 775 m² = 775.000 €.
il prezzo di vendita effettivo (350.000 €) appare dal 25% al 55% inferiore ai valori di mercato.
Non è detto che si tratti di una “svendita” in senso stretto, ma è lecito chiedersi su quali basi sia stata determinata tale valutazione — o meglio, svalutazione — e quali perizie di congruità siano state acquisite prima della cessione. Un dettaglio non marginale, visto ce il pagamento in due rate così ravvicinate, sembra dimostrare che le disponibità c’erano, e che dunque si poteva anche puntare ad un prezzo più congruo per la comunità montana (o lo avrei preteso se fossi stato un suo rappresentante).
Il paradosso finanziario
L’operazione, nella sostanza, presenta anche un paradosso contabile.
La Segen S.p.A., società operativa che gestisce il servizio di igiene urbana, ha da sempre finanziato la Segen Holding attraverso consistenti trasferimenti infragruppo, oggi superiori ai 500 mila euro annuali.
La Holding ha utilizzato poi quelle risorse per acquistare l’immobile dalla Comunità Montana, immobile che continuerà a essere utilizzato comunque dalla Segen S.p.A., probabilmente in locazione.
In altre parole, la società operativa (la S.p.A.) pagherà un affitto per un edificio che ha contribuito a comprare con le proprie risorse, generate dai corrispettivi del servizio pagati dai cittadini tramite la tassa rifiuti anche se i proventi di quest’ultima sarebbero destinati unicamente al servizio.
Un giro di flussi interni in cui il denaro dei cittadini è passato attraverso la Segen S.p.A., società di scopo per la gestione integrata dei rifiuti, per poi confluire — senza più vincoli — nella Segen Holding.
La catena di controllo e il nodo del patrimonio
A rendere l’operazione ancora più “problematica” è la diversa natura giuridica e la composizione dei soci dei soggetti coinvolti.
La Comunità Montana Marsica I è un ente pubblico territoriale, rappresentativo di più Comuni la maggior parte estranea alla Segen Holding o Segen Spa (Avezzano, Cappadocia, Carsoli, Celano, Collelongo, Magliano de’ Marsi, Massa d’Albe, Oricola, Pereto, Rocca di Botte, Scurcola Marsicana, Trasacco e Villavallelonga) e il suo patrimonio ha natura collettiva: è, di fatto, di tutti i Comuni aderenti.
La Segen Holding S.r.l., invece, è una società di diritto privato, pur interamente a capitale pubblico, partecipata solo da alcuni Comuni (Balsorano, Canistro, Capistrello, Civitella Roveto, Civita d’Antino, Morino, San Vincenzo Valle Roveto e Castellafiume).
Inoltre, la Comunità Montana è socia della Segen S.p.A. con circa il 20% del capitale, così come Tagliacozzo per questioni legate al ciclo rifiuti, mentre la Holding ne detiene la maggioranza assoluta.
Di fatto, quindi, un ente pubblico collettivo ha venduto un proprio bene a una società controllante della partecipata di cui era socia, uscendo dal perimetro di controllo diretto sul bene stesso.
Il risultato è che un bene che apparteneva a una comunità ampia di enti locali è oggi patrimonio di una società privata, seppur pubblica nei soci, e non più soggetto ai vincoli di destinazione tipici del patrimonio pubblico.
Un’operazione che solleva interrogativi
Un’operazione del genere avrebbe richiesto — secondo la normativa vigente — una delibera consiliare esplicita sia della Comunità Montana / Unione dei Comuni, sia della Segen Holding, oltre al parere favorevole dei soci pubblici, ai sensi dell’art. 42 del TUEL e dell’art. 12 del D.L. 98/2011.
Ad oggi, tuttavia, non risultano pubblicati atti o deliberazioni che attestino queste autorizzazioni.
Senza pretesa di formulare accuse, ma semplicemente osservando i dati disponibili, resta difficile non porsi alcune domande:
- Quali criteri di congruità sono stati adottati nella stima del valore?
- Sono stati acquisiti pareri tecnici o legali sull’operazione?
- Quali interessi si sono perseguiti, quelli della Comunità Montana che non aveva alcuna necessità di vendere, o quelli della Segen che voleva da sempre una sede di proprietà?
- Quale reale vantaggio patrimoniale o economico ha conseguito la collettività dalla cessione?
- E soprattutto, quale sarebbe stata la valutazione — e il prezzo di vendita — se l’immobile fosse stato ceduto sul libero mercato, con procedure realmente concorrenziali?
Curioso, poi, leggere nei comunicati ufficiali i ringraziamenti “ai sindaci soci di Segen per la collaborazione dimostrata” e, in particolare, al sindaco di Morino, non a caso sempre al centro di ogni decisione che riguarda la Segen, quello che in una famosa riunione disse “fate come vi pare basta che la cosa resti tra queste mura” indicato come mediatore per conto di altri colleghi per arrivare alla “risoluzione della vicenda”.
Una mediazione che lascia più di qualche perplessità: quali Comuni rappresentava realmente, e a quale titolo?
E soprattutto, viene spontaneo chiedersi perché i sindaci soci della Segen avrebbero dovuto “collaborare” a un’operazione che — nei fatti — ha favorito proprio la galassia Segen, a scapito della Comunità Montana e di altri enti esclusi, come Tagliacozzo, rimasto fuori dalla Holding pur essendo socio della Segen S.p.A. (il classico soggetto che resta con il cerino in mano). Tra l’altro parliamo del Comune che in termini assoluti ha arricchito di più la Segen S.p.A., seguito da Capistrello e da Balsorano (quest’ultimo leader in termini di % degli utili sul fatturato Segen).
Infatti è bene ricordare che la Comunità Montana Marsica I non è un soggetto economico, ma un ente pubblico di cooperazione tra Comuni, e come tale ogni sua scelta patrimoniale dovrebbe rispondere a una logica semplice: migliorare l’interesse collettivo.
Vendere un bene pubblico non è mai un atto neutro.
Significa trasformare un patrimonio stabile in liquidità, e dovrebbe avvenire solo se quella liquidità è destinata a produrre benefici equivalenti o superiori per la comunità: investimenti, opere, servizi, riduzione dei costi.
Nel caso specifico, non risulta alcuna programmazione o delibera che indichi in che modo i proventi della vendita — 350.000 euro — saranno utilizzati e del perché ci si è accontentati di così poco.
Questo vuol dire che non vi era alcuna necessità di vendere l’immobile se i progetti di spesa sono in divenire.
D’altra parte, la Segen Holding, che resta una società privata seppur a controllo interamente pubblico, divenuta proprietaria, ha acquisito un immobile a condizioni vantaggiose, incrementando il proprio attivo e consolidando la propria posizione a scapito della stessa Segen S.p.A. che la alimenta da sempre e che gli ha permesso l’acquisto.
Una redistribuzione di valore che, pur restando formalmente nel perimetro “pubblico”, ha spostato la ricchezza dalla sfera collettiva a quella societaria.
Non si tratta di stabilire semplicemente se l’operazione sia “illegittima”, ma di capire se sia stata utile: utile per i cittadini, per i Comuni, per l’interesse generale, ma anche redditizia. Ma indubbiamente sarà stata utile per la Segen Holding che ha arricchito il proprio patrimonio con un pezzo pregiato a costi irrisori.
Perché un’operazione economica può essere corretta nei moduli, ma antieconomica nei risultati, se non produce un vantaggio reale per la comunità che l’ha resa possibile.
Non si comprende nemmeno se tutti i Comuni della Comunità Montana fossero concordi nel cedere una parte consistente del proprio patrimonio a un prezzo “di favore”.
Oggi, dietro i toni ottimistici di alcune dichiarazioni — come il trionfale “risolta una problematica decennale”, di cui nessuno sembra conoscere i contorni reali — sembra celarsi un’operazione che trasferisce valore da un ente pubblico a una società privata, senza alcun beneficio tangibile per i cittadini, se non la perdita di una parte del loro patrimonio.
E quando si tratta di posizioni di forza, la Segen tende spesso ad accentuarle, come dimostra il caso in cui ha cercato di sostenere di non essere tenuta a rimborsare l’utile d’impresa — proprio quell’utile che il presidente, a suo tempo, aveva giurato non esistere, salvo poi essere smentito clamorosamente dai numeri.
Il tutto mentre la società svolgeva il servizio senza un contratto formale, basandosi di fatto su rapporti per facta concludentia.
Oggi, numerose sentenze hanno confermato che il Comune di Balsorano nel 2018 aveva pienamente ragione, anche se alla fine si è accontentato veramente di due spicci, mentre gli altri Comuni, seguendo la linea del Sindaco di Morino, non hanno preteso alcun indennizzo, giustificando la scelta con la volontà — come dichiarò l’Assessoressa del Comune di Civitella Roveto — di “evitare che la Segen potesse fallire”, non di tutelare i cittadini, né di restituire quanto avevano ingiustamente pagato in più per oltre un decennio, il tutto nonostante la società avesse svolto in ogni dove un servizio senza un contratto regolarmente stipulato, e quindi senza alcuna indicazione precisa sulle attività da svolgere, sui livelli qualitativi, sulle penali, sui controlli, sui tempi di esecuzione e sui corrispettivi dovuti — in sostanza, priva di ogni garanzia che un contratto pubblico dovrebbe assicurare a tutela dell’interesse collettivo.
Conclusioni
Il patrimonio pubblico, per sua natura collettivo, condiviso e vincolato all’interesse comune, non dovrebbe mai cambiare destinazione senza una giustificazione chiara, trasparente e verificabile.
Nel caso Segen Holding, più che una vendita, sembra esserci stato un travaso di ricchezza all’interno di un perimetro ristretto, dove le logiche di controllo pubblico si confondono con quelle economiche di gruppo.
Forse è tutto regolare. Ma resta un dato di fatto: un bene collettivo, appartenente a un ente pubblico, è diventato proprietà di una società privata.
E quando il patrimonio pubblico cambia natura, qualche domanda — se non altro — è doveroso porsela.
Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea in data 21.10.2025

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