Balsorano: dove le partecipate valgono più dei cittadini

Di 31 Ottobre, 2025 0 0

A Balsorano sembra ormai chiaro: le società partecipate valgono più dei cittadini.
O meglio, più dei cittadini “normali”, perché verso alcuni — quelli a cui l’amministrazione rivolge sempre un occhio di riguardo — l’attenzione non manca mai.

Posso accettare che qualcuno mi disprezzi o definisca “fandonie” le mie iniziative, ma fino ad oggi — pareggio rubato al TAR a parte — non ho mai perso una causa, e ho avuto a che fare con tre avvocati diversi.
E sì, dentro ci metto anche il CAM, perché la procedura di conciliazione è passata da:

  • “non ti spetta niente”,
  • a “in via del tutto eccezionale ti riconosciamo qualcosa”,
  • fino a “ti riconosciamo tutto, più un indennizzo”.

Sta a me e a mio padre decidere se andare fino in fondo — scelta che sarebbe utile a tutti i cittadini nelle stesse condizioni, cioè quelli che per quasi dieci anni hanno pagato servizi mai resi — oppure accettare l’accordo e mettere a tacere tutto.

Ma lo schifo più grande resta il silenzio di chi poteva e potrebbe ancora agire, di chi potrebbe andare lì domani e pretendere, non dico le penali (pure legittime), ma almeno i rimborsi per i cittadini che hanno pagato, e continuano a pagare, per anni depuratori e fognature mai collegati.
E lì si vede tutta l’ipocrisia che regna dentro quel Comune.

Il CAM addebita spese illegittime, e per il Comune è sempre “un problema tuo con il CAM”.
Eppure esiste un controllo analogo, un collegamento diretto con i vertici che permetterebbe — se solo ci fosse la volontà — di pretendere per i propri cittadini quel ripristino della legalità che meritano.
Ma la volontà non c’è.

E allora i cittadini continueranno a regalare centinaia di euro al CAM, un ente che da trent’anni si limita a rattoppare buche.
Non metteteci dentro la fognatura di Collepiano, per favore: quella è stata un’altra idiozia, che avrebbe dovuto pagare il CAM e che invece abbiamo pagato noi.
Ora i cittadini versano anche la quota fognaria al CAM: doppia fregatura.

Quei soldi sarebbero meglio spesi portando la propria famiglia a cena fuori, per una visita medica, un libro per i figli o, semplicemente, tenendoseli in tasca.
Non certo regalati a un gestore idrico che — scusate il gioco di parole — fa acqua da tutte le parti, mal gestito e incapace perfino di rispettare i regolamenti che esso stesso ha approvato.

Se fossi sindaco, pretenderei giustizia per i miei cittadini.
E, se il risultato fosse positivo, mi prenderei pure i meriti.

Invece, silenzio assoluto.
Mai disturbare chi un domani potrebbe tornare utile per le prossime elezioni, o per decidere chi dovrà sedersi su quelle poltrone che si moltiplicano a vista d’occhio.
Perché a Balsorano non contano i cittadini: conta l’ambizione personale.

E ora tocca alla Segen

Altro capitolo dello stesso libro: la Segen, l’ennesimo carrozzone pubblico che da sempre beneficia della benevolenza dell’amministrazione, in cambio di un tornaconto politico.
E pensare che all’inizio fingevano pure di disprezzarla — e non parlo solo del sindaco, ma anche della cerchia che le stava intorno.

Poi, col tempo, si è riusciti a “comprare” i voti e, dopo due anni passati in minoranza, è arrivata quella maggioranza utile ad assecondare i desiderata della Segen.
E pensare che qualcuno aveva persino dichiarato di preferire la Segen al rischio di una gara pubblica, perché chi doveva farla “non era capace di farla”.
Oggi, con l’AGIR che la gara la fa per te (dal 2023, per la precisione), quella scusa non regge più. Ma mai disturbare il padrone di turno.
E la verità è una sola: qualcosa torna indietro.

La Segen, feudo dei Moriniani, è stata la base elettorale che ti ha portato ai voti per le regionali, poi dimostratesi insufficienti, per fortuna direi. La competenza preferiamo tenercela qui a fare brutte figure in un ambiente limitato.
E questo dopo aver svenduto i cittadini di Balsorano, ben sapendo che la stessa Segen — quando firmò l’accordo transattivo — aveva promesso di non guadagnarci nulla.
O si è stati talmente ingenui da crederci, oppure si è scelto, come sempre, da che parte stare: dalla parte dei potenti, in cambio di un posto in prima fila.
Il risultato?
Cittadini costretti a pagare tasse sempre più alte, per alimentare un’ambizione personale senza limiti.

Ricordo ancora le parole del 2018:

“Tu devi restarmi accanto perché dobbiamo arrivare alla Regione.”

Era quello l’obiettivo: non servire i cittadini, ma poter dire un giorno “sono stata più brava di tutte” — e perché no, incassare 12 o 14 mila euro al mese.

Sinceramente?
Peggio di chi ha sempre fatto le stesse cose, è chi si presenta come il cambiamento e poi si comporta esattamente come quelli che ha criticato, se non peggio.
Almeno gli altri sono coerenti: tu hai solo cambiato volto, non modo di fare.
E questo è ancora più deludente, perché chi si finge diverso e poi ripete gli stessi “errori” non inganna solo gli elettori — inganna la speranza di chi ci aveva creduto.

Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea in data 31.10.2025

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