Nel cuore dell’Abruzzo, si continua a ignorare la legge. E a pagare sono sempre i cittadini.
Dopo Castellafiume e Canistro, anche il Comune di Sante Marie si unisce al club degli enti che decidono di regalare la gestione dei rifiuti a Segen S.p.A., la società “di casa”, eludendo il principio della concorrenza, ignorando la normativa nazionale e regionale, e dribblando – con nonchalance – qualsiasi procedura pubblica.
Quello approvato con la delibera n. 2 del 27 marzo 2025 non è solo un affidamento diretto, ma un affidamento blindato per dieci anni, una durata che spicca per anomalia, sproporzione e pericolosità sistemica.
Secondo la prassi stabilita dalle gare AGIR (l’Agenzia Regionale per la Gestione Integrata dei Rifiuti), gli affidamenti devono durare massimo 5 anni + 6 mesi di eventuale proroga. Una durata pensata per favorire la rotazione degli operatori, l’efficienza del servizio e il controllo dei costi. Solo in rari casi è prevista una durata di 10 anni.
Sante Marie, invece, ha scelto una strada tutta sua: dieci anni secchi, senza motivazioni tecniche valide, senza investimenti strutturali che lo giustifichino, senza alcun serio piano industriale. Nella delibera si parla genericamente di “stabilità del servizio”, ma questa non è una motivazione sufficiente a giustificare un decennio di monopolio operativo.
Il Comune pagherà a Segen 303.823 euro all’anno, esclusi IVA e oneri. Per dieci anni. Un totale che supera i 3 milioni di euro, senza gara, senza concorrenza, senza alternativa.
Eppure, la delibera sostiene che i costi “sono contenuti e in linea con il mercato”. Una frase che appare quantomeno imprecisa, se non del tutto infondata: secondo i dati pubblici, Sante Marie è tra i Comuni con i costi più alti per la raccolta rifiuti nella provincia dell’Aquila (su un totale di 108). Infatti non è stato semplice trovare comuni più costosi.
Siamo davanti a una paradossale autoassoluzione: ci si affida a un fornitore già in essere, senza verificarne l’efficienza, meglio ignorandola visto che non è riuscita a rispettare il 65% di raccolta differenziata che doveva raggiungere entro il 2012, senza fare confronti con altri operatori, e poi si certifica la bontà dell’affidamento… sulla fiducia o meglio sugli interessi reciproci.
Tra i motivi a supporto dell’affidamento, si cita la possibilità di ottenere dividendi dalla partecipazione in Segen. Ma questa giustificazione non solo è illogica, è anche smentita dai fatti.
Negli ultimi 12 anni (almeno considerando i bilanci pubblicati), Segen non ha distribuito neanche un centesimo di utile ai Comuni. E anche se lo facesse, la quota spettante a Sante Marie sarebbe ridicola: circa 250 euro all’anno, su un fatturato di 340.000 euro. Ovvero lo 0,07%. Neanche un caffè in un anno.
Un ritorno economico assolutamente insignificante, che non giustifica in alcun modo la rinuncia a una procedura di gara. La cosa altrettanto curiosa è che fino ad oggi tra i suoi “punti di forza” la Segen citava la “Il fine di SEGEN SPA è quello di gestire il Servizio integrato di igiene urbana con standard qualitativi elevati nell’interesse delle comunità locali di riferimento. SEGEN SPA, pur garantendo i requisiti di imprenditorialità, persegue principalmente l’obiettivo del raggiungimento e del mantenimento nel tempo dell’equilibrio economico e finanziario della gestione“, vantandosi di non perseguire gli utili e quindi che i ricavi pareggiano i costi.
La normativa nazionale (D.Lgs. 201/2022) prevede che sia AGIR a organizzare le gare “ponte” in attesa della tanto sbandierata gara unica regionale, che forse non arriverà mai.
Dal 2022, AGIR avrebbe avuto oltre due anni e mezzo per bandire una gara per il servizio di raccolta rifiuti. Ma non ha fatto nulla. E oggi ci si affida alla comoda scusa del “non c’era tempo per una gara”. Un ritornello stanco, che suona come una scappatoia costruita ad arte per garantire continuità a chi è già in sella.
Con Sante Marie, siamo a tre su tre nel 2025. Prima Castellafiume, poi Canistro, ora Sante Marie: tutti Comuni che affidano il servizio a Segen senza gara.
Il risultato è un sistema chiuso, opaco, autoreferenziale. Dove la concorrenza è esclusa per principio e dove la normativa viene letta come un ostacolo, non come una garanzia.
I cittadini hanno diritto a sapere come vengono spesi i loro soldi. E hanno diritto a pretendere che i servizi pubblici vengano affidati con trasparenza, legalità, confronto, efficienza, e soprattutto erogati al “prezzo giusto“.
Affidare un servizio da 3 milioni di euro senza gara, senza motivazioni adeguate e sopportate da dati fattuali certi, senza concorrenza, è un tradimento del mandato pubblico.
Finché gli organi di controllo resteranno fermi, questa spirale continuerà a girare. Comune dopo Comune. Atto dopo atto. Anno dopo anno.
È ora di spezzare questo meccanismo.
Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea in data 05.04.2025.

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