E sono 2 su 2. Il 2025 non poteva iniziare peggio per i cittadini e meglio per la Segen.
Dopo l’affidamento diretto del Comune di Castellafiume, ne avevo parlato qui, giustificato unicamente dall’importo a base di gara, anche se risulterà in realtà superiore e viziato da “incompetenza”, non essendo stato gestito e, come sembra, neanche autorizzato dall’AGIR, continuano gli affidamenti illegittimi alla SEGEN.
E così anche Canistro, già famoso per via dell’infinita diatriba sullo sfruttamento della sorgente dove una volta si imbottigliava l’acqua Santa Croce, anche a causa degli interventi a gamba tesa del Comune, oggi si distingue per un nuovo affidamento del servizio di gestione dei rifiuti a SEGEN S.p.A., replicando un modello già contestato in passato, con “poco presunte” violazioni delle normative sugli appalti pubblici e sulla concorrenza.
La normativa che questi soggetti non riescono a recepire è questa “L’affidamento in house opera in deroga al generale obbligo di indire una gara orientata al confronto concorrenziale tra gli operatori economici del settore ed ha carattere integrativo quanto alle condizioni per il legittimo ricorso all’affidamento in house, rispetto all’art. 12, Dir. 26 febbraio 2014, n. 2014/24/UE.
La norma in esame (art. 192 cit.) configura, come è dato evincere dal suo tenore testuale e secondo l’interpretazione che ne ha fatto la giurisprudenza amministrativa, una duplice condizione cui è subordinata la legittimità del ricorso al modello di gestione in house dei servizi pubblici:
- la dimostrazione del cd. “fallimento del mercato”, ovvero della incapacità del mercato di offrire il servizio de quo alle medesime condizioni, qualitative, economiche e di accessibilità, garantite dal gestore oggetto del “controllo analogo”;
- la sussistenza di specifici “benefici per la collettività” derivanti dall’affidamento diretto del servizio in house.” cfr Consiglio di Stato, sez. IV, 19.10.2021 n. 7023.
Direte, avranno dimostrato il “fallimento del mercato” e i “benefici per la collettività”? Ma assolutamente no visto che i numeri dicono palesemente il contrario.
Ma andiamo con ordine.
La prima “anomalia” è che a dare una parvenza di legalità c’è la presenza di un “vice” segretario comunale, già responsabile dell’anagrafe e della ragioneria. Parliamo di un incarico che nel caso di presenza di un titolare vale solo in caso di sua vacanza, assenza o impedimento, altrimenti in assenza di un titolare non può superare i 90 giorni di durata, termine entro il quale il sindaco dovrebbe avviare la procedura di nomina di un titolare. Quindi la domanda è se il soggetto era legittimato nel ruolo.
Ma al di là di chi ha legittimato gli atti, emerge dall’esame della scarna documentazione allegata, l’ennesima violazione del’art. 192 d.lgs. n. 50/2016, con una complicità di soggetti che dovrebbero invero tutelare i cittadini e non i privati “raccomandati” (vedi l’AGIR).
Ma leggendo la delibera di consiglio comunale troviamo le dichiarazioni entusiaste del sindaco il quale dichiara che “dopo vari studi e approfondimenti si è deciso di procedere ad un nuovo affidamento in house a Segen SPA”, studi e approfondimenti che ovviamente non meritano pubblicazione probabilmente perché avrebbero inevitabilmente dimostrato il contrario (forse lo studio era incentrato su come dare una parvenza di legalità ad un atto palesemente illegittimo). Per poi riferire “che il Responsabile dell’Area Tecnica ha predisposto la relazione prevista dal Decreto Legislativo n. 201 del 2022 depositata unitamente alla presente proposta di delibera e alla proposta tecnico-economica predisposta da SEGEN SPA”, che si dichiara allegata alla delibera di Consiglio Comunale n. 2 del 08.02.2025, che ovviamente sembra sia stata “dimenticata”, e che, “dall’esame della documentazione, emerge che l’affidamento in house alla SEGEN S.p.A. del servizio di igiene urbana risulta preferibile al ricorso al mercato.”. Hanno dimostrato l’indimostrabile.
In tutto questo schifo, non è chiaro se l’AGIR abbia verificato la coerenza degli atti, ovvero confutato la relazione del responsabile del servizio dalla quale emergerebbe, anche senza alcuna prova a supporto, che l’affidamento in house alla SEGEN S.p.A. del servizio di igiene urbana risulta “preferibile al ricorso al mercato” in quanto, “ferme tutte le altre considerazione positive di natura economica finanziaria e sociale” (che forse per vergogna non si riportano), viene giustificata in primo luogo perché la società è soggetta al controllo analogo, che il soggetto è già presente (evidentemente il principio di rotazione non esiste se si parla di Segen), e grazie a non dimostrate “sinergie sistemiche a tutto vantaggio, in termini economici finanziari, con conseguenti e diretti benefici in favore della qualità del servizio erogato ai cittadini – utenti” e “non da ultimo, il contenimento dei costi e dei tempi necessari per l’affidamento del servizio rispetto alle procedure di gara per la selezione di un soggetto operante nel libero mercato”, hanno affidato per altri 5 anni il servizio ovviamente ad un “costo di favore” che possa accontentare la Segen, e i desiderata degli amministratori, e scontentare i cittadini, abituati a strapagare un servizio “standard”.
Quindi sostanzialmente non si ricorre al libero mercato, non perché questo non esiste, ma perché la procedura sarebbe più lunga di un più semplice affidamento diretto alla Segen. Imbarazzante.
Sarebbe tra l’altro evidente la violazione del principio di rotazione, “il divieto di nuovo affidamento all’operatore uscente si applica anche nel caso in cui il precedente appalto sia stato affidato a una società in house, ai sensi dell’art. 49, comma 2, del d.Lgs. n. 36/2023 (Nuovo Codice dei Contratti Pubblici)” Cfr TAR Basilicata con la sentenza del 21 dicembre 2023, n. 738 e Consiglio di Stato, Sez. V, Sentenza n. 366/2025. Il TAR ha appunto confermato la scelta di esclusione dall’indagine conoscitiva della società in house, ricordando quanto previsto dall’art. 49 del nuovo Codice dei Contratti Pubblici che:
- al comma 2, statuisce che “in applicazione del principio di rotazione è vietato l’affidamento o l’aggiudicazione di un appalto al contraente uscente nei casi in cui due consecutivi affidamenti abbiano a oggetto una commessa rientrante nello stesso settore merceologico, oppure nella stessa categoria di opere, oppure nello stesso settore di servizi”;
- al comma 4, prevede che “in casi motivati con riferimento alla struttura del mercato e alla effettiva assenza di alternative, nonché di accurata esecuzione del precedente contratto, il contraente uscente può essere reinvitato o essere individuato quale affidatario diretto”.
Ora considerando che il precedente contratto sembra sia scaduto praticamente da quasi un anno (infatti non si citano proroghe) e che era un obbligo per il Comune, prima della scadenza, procedere ad un nuovo affidamento se ne ricorrevano i termini (che vedremo non sono neanche lontanamente verificati), evidentemente tutti questi mesi non sono stati sufficienti a richiedere l’intervento dell’AGIR che è pienamente operativa da ottobre 2022 e nel solo 2024 ha trattato oltre 20 gare pubbliche, ne tanto meno a procedere con un affidamento di 9 mesi (con un importo inferiore ai 140 mila euro previsti dalla normativa), da affidare a operatori interessati (e ne esistono diversi), e qui totalmente ed illegittimamente esclusi dalla procedura.
Nulla a confronto alla Segen che proveniente da un affidamento comunque illegittimo e “strapagato”, visti i costi standard, è riuscita a farsi assegnare un nuovo affidamento quinquennale senza fare alcun ribasso se non, come vedremo, offrire quelli che il Sindaco ha definito “molti servizi aggiuntivi” ovvero “installazione di n. 3 isole ecologiche, fornitura di bagni chimici e spazzamento strade dopo le giornate di Sagra in Canistro superiore e inferiore, e n. 10 servizi di taglio erba”.
Ora premesso che le giornate di sagra sono 3 (quindi 3 saranno i giorni di spazzamento e di fornitura dei bagni chimici), che le isole ecologiche, non quantificate, sono spese di investimento e ripartite in 5 anni di servizio, e che il servizio di taglio erba non è neanche definito, la mega offerta migliorativa si riassume in qualcosa come forse 6 mila euro l’anno, corrisponde ad un gigantesco sconto del 3% sull’importo dei lavori, applicati comunque sugli elevati costi che la Segen applica da sempre (40% oltre i costi standard e la media regionale) e che stridono sulla capacità di una società in grado di fare utili di appena 3 mila euro l’anno a fronte di 5 milioni di fatturato. Mandrake impallidisce al suo confronto!
In conclusione seppure qualche timido consigliere si aspettava una diminuzione dei costi, alla fine tutti e 9 approveranno l’affidamento, sintomo che la Segen è talmente introdotta nei comuni che ormai non esiste distinzione tra opposizione e maggioranza.
Ora direte, quali sono le condizioni economiche che legittimano l’affidamento alla Segen? Bo.
La delibera non le riporta e nemmeno l’AGIR nella sua nota le considera. Quest’ultima si limita, senza verificarli, a richiamare gli articoli 14 e 17 del D.Lgs. 201/2022 che regolano le modalità di affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, tra cui il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. Le condizioni per l’affidamento in house sono:
- deve essere motivato da ragioni di economicità, qualità e universalità del servizio;
- l’ente deve dimostrare che l’affidamento diretto è più vantaggioso rispetto alla gara;
- sono previsti controlli e obblighi di trasparenza per garantire la corretta gestione del servizio.
Come sia riuscito il responsabile tecnico a dimostrare questi requisiti, in una delibera di consiglio confusionaria e scritta malissimo, me lo sono sinceramente chiesto senza trovare alcuna risposta.
Sappiamo che le relazioni dei precedenti affidamenti di altri comuni Segen, quasi tutti curiosamente agganciati ad un prezzo di 134,84€ ad abitante, erano giustificati dal prezzo applicato dalla Segen, falsamente dichiarati inferiori a quelli regionali e nazionali.
Ora se prendo la tabella ISPRA del rapporto rifiuti 2024 usata come riferimento della congruità economica dei precedenti affidamenti, si rileva che la media regionale è di 158,00 € ad abitante, dal quale andrebbero tolti i costi per lo spazzamento visto che Canistro non li ha mai rendicontati. Ma voglio essere di manica larga. Quindi considerando che Canistro ha qualcosa come 882 abitanti, il costo del servizio dovrebbe essere pari a 139.356 € se fosse in media con i costi regionali.
E invece, e non è uno scherzo, l’ente ha dichiarato che il servizio è conveniente, soprattutto ai suoi cittadini chiamati a pagare una tariffa estremamente alta, anche se in realtà certificano un costo stratosferico e fissato a 195.000 € annuali, che corrisponde ad un costo pro-capite superiore ai 220€/ab, esattamente quelli che la Segen già aveva applicato negli anni precedenti, al quale la stessa società, con la sua immensa generosità ha applicato uno sconto del 3%, sui costi che risultano comunque superiori di un +39,93% rispetto alla media regionale.
La contro-verifica si ottiene le risultanze dei fabbisogni standard secondo quanto previsto dalla legge di stabilità 2014 (articolo 1, comma 653, legge 147/2013).
Infatti senza sorpresa alcuna, se facessimo riferimento ai “costi standard”, che rappresentano un paradigma obbligatorio di confronto che consente all’ente locale di valutare l’andamento della gestione del servizio, questi ammontano a 165.826 € cifra lontanissima dai costi applicati dalla Segen che ammontano a 231.294 euro, +39,48%.
Sono proprio curioso di vedere cosa si sono inventati per giustificare un affidamento che ha valori talmente distanti dalle medie regionali e dai costi standard, da dubitare che esista realmente una giustificazione legale a questo affidamento se non a seguito dei “molti servizi aggiuntivi” che non cambiano di una virgola l’illegittimità di questo affidamento.
Ah, se pensate veramente che il 3% di sconto su un affidamento che costa comunque il 40% più della media regionale e dei costi standard siano tanti, dovete tener presente che è notizia di qualche giorno fa che la gara indetta dal Comune di Celano è stata aggiudicata dalla Tekneko che ha offerto un ribasso 7,53% pari ad un sconto di 493.896,71 euro su un importo a base di gara di 6.559.053,20, con un costo pro/capite inferiore ai 150 €/ab, nettamente inferiore alla media regionale che è di 172,8 €/ab.
Ma questo è il rischio che si corre quando c’è concorrenza. Un rischio che gli amministratori evitano di far correre ai propri cittadini, costretti a spendere cifre esorbitanti pur di mantenere in vita quello che sembra un sistema ingiusto e mal gestito, dove favoritismi e interessi privati prevalgono sulle reali esigenze della popolazione.
Avanti con il prossimo.

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