Tutto ha inizio nel 2000, anno nel quale tra il comune di Balsorano e la società Segen si sottoscrive una convenzione per lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti, società creata a-doc qualche anno prima e da allora sempre guidata dallo stesso soggetto, nonostante sussista il limite dei 3 mandati consecutivi (siamo al 10° se non erro). Ma i limiti di legge più di qualcuno, convenientemente, li ignora, ma questo è un altro discorso.
Questa convenzione scadeva nel novembre 2010, anche se conteneva una clausola illegittima che stabiliva il rinnovo automatico di anno in anno alle stesse condizioni “per assicurarne il servizio”. Una clausola simile è stata riproposta nel 2018, stabilendo che, vista la natura di pubblico interesse del servizio, il concessionario dovesse proseguire anche dopo la scadenza del contratto, alle stesse condizioni, finché non fosse scelto un nuovo gestore.
Ma prima della scadenza dei primi 10 anni (la Segen alla fine del giro avrà avuto affidamenti diretti continuativi per 30 anni in barba all’obbligo di rotazione degli affidamenti), nel 2008 il Comune torna in consiglio per approvare un nuovo contratto con Segen per il trattamento dei rifiuti nei propri impianti. Lo presenta come identico al precedente, ma da aggiornare alle nuove normative. Il consiglio, infatti, doveva autorizzare l’adeguamento del contratto al D.Lgs. 152/2006, che introduceva nuove regole sulla raccolta differenziata porta a porta, il compostaggio domestico, la tariffa puntuale e la possibilità per gli enti locali di affidare la gestione degli impianti di trattamento e ne introduceva il principio dell’affidamento con appalto pubblico, principio rinnegato più e più volte.
Gli impianti della Segen all’epoca erano quelli di Sante Marie e Capistrello (Trasolero, poi chiuso) per smaltimento e di Sante Marie per il trattamento del compost. Il prezzo dei servizi fu aggiornato in base a una delibera del 28.01.2006: 0,088 €/kg di rifiuti indifferenziati (CER 200301), iva esclusa, con aumenti calcolati ogni anno in base a due indici (costo del lavoro e inflazione). Nulla fu detto sugli altri costi, probabilmente compresi in quel prezzo complessivo di 88 euro a tonnellata. L’allegato G specificava anche le tariffe per diversi tipi di rifiuto, tutti parametrati a 0,088 €/kg.
Il nuovo contratto doveva avere una durata complessiva di tre anni (quindi sarebbe dovuto scadere nel novembre del 2013) e sei mesi prima della scadenza le parti avrebbero potuto accordarsi per un eventuale rinnovo.
Votarono contro solo Pietro Fantauzzi, mentre Antonella Buffone (all’epoca consigliera di opposizione, oggi sindaco) si astenne.
Nel maggio 2009, il Comune però torna di nuovo in consiglio per integrare il contratto esistente e avviare “in via sperimentale” la raccolta porta a porta. Il costo in più sarebbe stato di circa 2.000 euro all’anno, con un risparmio però di 12.000 euro di penali, tanto era stato promesso dalla Segen.
Il nuovo progetto prevedeva:
- raccolta dell’umido: 2 volte a settimana
- carta e cartone: 1 volta a settimana
- vetro: 1 passaggio ogni 15 giorni
- plastica: 1 passaggio ogni 15 giorni
- indifferenziata: 1 volta a settimana
- verde e sfalci: 2 passaggi al mese tra marzo e settembre
- ingombranti su prenotazione
Nel contratto erano incluse anche:
- la prima fornitura dei contenitori,
- i sacchi per la differenziata da consegnare annualmente.
Tuttavia la sezione dei corrispettivi riportava
“Il comune si obbliga a corrispondere:
- Per il servizio di raccolta, trasporto dei rifiuti, con il sistema del porta a porta un corrispettivo annuo così determinato € …………………… (euro ……… oltre Iva
- Per il servizio di trattamento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani € 0,0927 per ogni chilogrammo di rifiuti inviato a trattamento smaltimento oltre ecotassa regionale ed iva per legge.”
Quindi i consiglieri erano chiamati a votare un servizio per il quale non ne conoscevano i costi. Sapevano solo che avevano in qualche modo garantito che il passaggio al nuovo servizio avrebbe addirittura generato risparmi, considerando che i costi di “avviamento” erano stato coperti dai contributi regionali. E quelli di maggioranza votarono compatti a scatola chiusa.
Infatti la giustificazione sarà questa “per quanto riguarda i costi, dichiara che l’amministrazione ha fatto un vero capolavoro, riuscendo ad utilizzare tutto il contributo regionale per abbatterli (ndr utilizzato per azzerare i costi di avvio); se si lavora bene, aggiunge, potrebbe crescere un’ulteriore, progressiva diminuzione.”
Ma la realtà sarà notevolmente diversa.
Premesso che la normativa del 2006 prevedeva come forma di affidamento privileggiata la gara ad evidenza pubblica, qui invece, come accadrà nel 2020, non ci sarà alcuna intenzione di aprirsi alla concorrenza, altrimenti il business per soliti noti sarebbe finito.
Fatto sta che in consiglio comunale si approva una rimodulazione dei costi, da 88 a 92,7 euro a tonnellata, ma nulla si specifica sui costi per il servizio in essere.
Cosa altrettanto curiosa e che nella delibera non riporta le informazioni su mezzi, personale e altro. Si indicano esclusivamente le dotazioni (contenitori, secchi, ecc.) che incredibilmente saranno le stesse del 2018, anche se il comune nel frattempo aveva perso 400 abitanti (da 3700 a 3300), anno consideranto con un nuovo anno 0 (zero) prevedendo la nuova fornitura dei contenitori, mai avvenuta se non per quelli che necessitavano della sostituzione.
La delibera fu approvata con il voto contrario di Pietro Fantauzzi e l’astensione del Prof. Genesio Tuzi. L’attuale sindaco risulterà assente ma non sarebbe stato difficile capire cosa avrebbe votato.
Ancora più curioso è il fatto che nel maggio 2010 si torna di nuovo in consiglio per correggere la delibera del 2009, visto che si era stabilito erroneamente che il contratto dovesse essere firmato dal Sindaco, quando in realtà era competenza del solo dirigente. Fu sorprendente accorgersene dopo un anno (come affermato dall’allora consigliere Armando Margani). Tra l’altro nella discussione alcuni consiglieri contestarono anche l’inefficienza del servizio e l’aumento dei costi (Tuzi Genesio).
Tutte queste informazioni si leggono dai verbali, quei resoconti che prima dell’avvento del condannato Segretario Falcone, i vari segretari che si sono susseguiti, da Mascolo, a Cerasoli passando per Rossi, redigevano per poi essere approvati nel primo punto del consiglio successivo. Ma oggi sono su un altro livello e si distiguono come sempre nel panorama nazionale visto che sono gli unici che da 5 anni continuativi approvano verbali che non riportano nulla della discussione. Sono riusciti a rendere il consiglio un posto nel quale i consiglieri di maggioranza sono chiamati solo ad alzare la mano ogni volta che sono chiamati a farlo, come tante marionette.
Comunque nel 2009 il fronte del no si allarga e votarono contro Fantauzzi, Scacchi e Tuzi. Armando Margani uscì per protesta, e Antonella Buffone si astenne ancora probabilmente ancora incapace di prendere una decisione.
Nonostante le promesse di risparmiare 10.000 euro all’anno, il costo del servizio passò da 320.000 a oltre 390.000 euro nel giro di un solo anno, di cui oltre l’80% a carico dei cittadini e solo il resto a carico del Comune, percentuale che qualche anno prima era del 70%, per poi arrivare nel 2012 al 100% della tariffa a carico dei cittadini con gli eventuali risparmi che però restavano a disposizione del comune e mai restituiti ai cittadini paganti.
Il costo resterà sostanzialmente lo stesso tra il 2010 e il 2018, con un aumento di circa 25.000 euro (da 390.000 a 415.000, con un’inflazione praticamente ferma al 2%) ma nel frattempo il servizio fu potenziato (più passaggi settimanali per organico, vetro, plastica e verde), a dimostrazione che probabilmente prima i costi erano molto, ma molto, più alti del dovuto, tant’è che alcuni sindaci si lamentarono degli utili troppo alti, anzi in realtà delle imposte dovute, trovando come soluzione quella di ridurli al minimo generando altre spese.
Con l’attuale contratto, i servizi sono stati ridotti per un importo di circa 55.000 euro (umido da 3 a 2 passaggi a settimana, carta da settimanale a quindicinale, verde da 2 a 1 passaggio a settimana), compensati da 65.000 euro per spazzamento e circa 25.000 per la gestione del nuovo centro di raccolta — spese che alla fine non saranno sostenute se non in minima parte.
Ma quello che preoccupa tutti, non gli amministratori però, è che dal 2022 al 2025 i costi dichiarati dalla Segen sono letteralmente esplosi e passati dai 415 mila euro ai 585 mila euro, perché fa e disfà a proprio piacimento.
Un aumento del 40% che doppia gli adeguamenti ISTAT nell’indice generale (+16%), ma lontanissimi da quelli di settore, pari al 9% che il comune avrebbe potuto chiedere alla Segen visti i rapporti fraterni.
Io, nel mio piccolo, continuo la mia battaglia.
Dopo il ricorso per gli illegittimi addebiti del CAM (che finalmente dopo anni ha iniziato ad riconoscere la prescrizione), ho presentato ricorso alla Commissione Provinciale, con la speranza di ottenere un buon risultato. Anche solo un euro reuperato per me rappresenterebbe, inevitabilmente, un passo avanti per tutti.
Quello che di certo non passerà inosservato sarà l’atteggiamento del Comune. Di fronte alla possibilità di scegliere da quale parte stare — anche solo su una delle quattro richieste — non avrà alcuna esitazione nel difendere la Segen, ancora una volta a discapito dei suoi cittadini.
Ma questo è tutto un altro discorso.
Chiudo con una considerazione sulla differenza tra un mercato concorrenziale e un monopolio: nel primo è il fornitore a doversi adeguare alle tue esigenze e al prezzo stabilito in gara, mentre nel secondo è il monopolista a decidere cosa offrire, in base alle proprie capacità e al prezzo che ritiene più opportuno.
Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea in data 21.06.2025

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