Il silenzio immorale del comune sulle occupazioni illegittime

Di 23 Ottobre, 2023 0 0
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Oltre 3 anni fa, scrissi un articolo sull’illecita occupazione dei terreni da parte del Comune di Balsorano, utilizzati per realizzare alcune strade, sollevando i proprietari nel richiedere la restituzione del bene o il relativo pagamento del valore venale. L’articolo è ancora disponibile da questo link https://www.balsorano.org/2020/05/esistono-strade-pubbliche-realizzate-su-terreni-privati/

Il comune, per correttezza amministrativa, avrebbe dovuto procedere ad un censimento di queste occupazioni e decidere di volta in volta se restituirle (pagando comunque l’occupazione illegittima e ripristino) o acquistarle.

Avevo infatti concluso l’articolo con queste parole “Ad oggi (ndr 2020) l’amministrazione non ha alcuna intenzione di intervenire, anzi sembra andare in direzione contraria ovvero producendo ordinanze nelle quali si dichiara proprietario di terreni senza produrre alcun documento comprovante la veridicità a differenza di chi oggi inizia una campagna di legalità che forse verrà risolta in tribunale. Ma cosa aspettarsi da chi non sembra conoscere alcun concetto di legalità, da chi confonde l’ente pubblico come un’estensione del suo ego per il soddisfacimento delle proprie ambizioni personali? Di attendere semplicemente la validità dell’usucapione con il quale “sanerà” il proprio illecito ultra-decennale senza rimborsare un euro ai cittadini ai quali era stato chiesto di cedere un terreno per un bene “superiore”.”

Ovviamente quando si tratta di correttezza istituzionale o amministrativa, il Comune si sa ben distinguere visto che ha preferito mettere tutto nel dimenticatoio, anzi quelle poche persone che hanno vantato qualche rivendicazione di diritti sui loro terreni, sono stati apostrofati in malo modo e quasi perseguitate, e di esempi ne avrei molti.

Nell’articolo in questione avevo ricostruito le varie sentenze e così concludevo: “Alla luce di ciò solo il formale atto di acquisizione da parte dell’amministrazione ai sensi dell’art. 42/bis del d.P.R. 327/2001 consente di produrre l’effettivo trasferimento della proprietà del bene e in assenza del provvedimento l’amministrazione è tenuta a restituire il bene previa riduzione in pristino dei luoghi a colui che ne è stato ingiustamente privato.

Per uscire da questa situazione di permanente illegittimità l’amministrazione può quindi ricorrere:

  • alla restituzione del fondo, qualora reputi decaduto l’interesse pubblico, previo ripristino e rimborso dell’occupazione;
  • tramite accordo transattivo tra la P.A. e il privato;
  • usucapione (che se scaturita da un’occupazione illegittima può essere richiamata solo dopo il 1° luglio 2023);
  • provvedimento ai sensi dell’art. 42/bis (che non sana la precedente occupazione illegittima ma che, valutate le ragioni dell’occupazione le rende legittime dal momento dell’emanazione del provvedimento).”

Ma arriviamo ai giorni nostri.

È stata pubblicata venerdì scorso (20/10/2023) la determina del Segretario, la n. 47/Seg del 03.08.2023 con oggetto “impegno e liquidazione di spesa in osservanza alla Sentenza del Tar per l’Abruzzo – L’Aquila n. 220/2022 reg. prov. Coll. N. 00936/2013”. La trovate qui.

Nell’udienza di smaltimento, la causa è del 2013 ed è durata 9 anni (ed è assurdo aver atteso tutto questo tempo), il TAR, con la sentenza 222/2022 che trovate qui, ha riconosciuto un indennizzo agli eredi di Pasquale Venditti (Mirella Venditti, Aldo Venditti e Uliana Bifolchi), che nel periodo dal 1989 al 1994 hanno dovuto rinunciare al diritto di godimento di un terreno occupato in via d’urgenza, per la quasi totalità, dal Comune di Balsorano che vi ha realizzato una strada, senza adottare un decreto di esproprio, né liquidare la relativa indennità.

Il tribunale, in ossequio al già citato ex art. 42 bis d.P.R. n. 327/2001, il Testo Unico sulle Espropriazioni per Pubblica Utilità, ha riconosciuto il diritto dei ricorrenti che sarà reintegrato o in forma specifica, mediante restituzione del suolo e salvo il risarcimento dei danni da occupazione temporanea illegittima, o per equivalente, mediante corresponsione del valore venale del suolo e il risarcimento degli stessi danni.

Come infatti da tempo affermato dalla giurisprudenza (Consiglio di Stato, sez. IV, 26/3/2013, n. 1713; TAR Bari n. 382/2015 e n. 565/2015) la pubblica amministrazione che ha occupato un suolo privato per realizzarvi un’opera pubblica, senza però concludere il procedimento espropriativo, né corrispondere il dovuto indennizzo, è tenuta o a restituirlo o ad acquisirlo nei modi di legge (transazione, cessione volontaria, acquisizione sanante), perché, decorsi i termini per l’adozione del provvedimento di esproprio, versa in una condizione di illecito permanente che è tenuta a rimuovere.

Deve pertanto ordinarsi al Comune di Balsorano di porre fine all’occupazione illegittima del suolo dei ricorrenti avviando il procedimento previsto dall’art. 42 bis del d.P.R. 327/2001 in seno al quale decidere se acquisirlo al suo patrimonio o restituirlo ai legittimi proprietari, previa riduzione in pristino, salvo in quest’ultimo caso, il risarcimento dei danni da mancato godimento dei suoli occupati che, secondo la giurisprudenza amministrativa, sono normalmente conseguenti alla privazione della disponibilità dei suoli da espropriare.

Si presume infatti che alla privazione assoluta del godimento del bene, siccome occupato per la realizzazione di un’opera pubblica, corrisponda la privazione dell’esercizio delle ampie facoltà inerenti al diritto di proprietà (ex plurimis Consiglio di Stato 27 febbraio 2017, n. 897), il cui risarcimento la giurisprudenza ritiene quantificabile in via equitativa nella misura degli interessi legali su base annua, calcolati sul valore venale dei suoli occupati, da stimare secondo il criterio sintetico-comparativo, con rivalutazione anno per anno, trattandosi di debito di valore, per tutta la durata del periodo di occupazione illegittima (T.A.R. Abruzzo – L’Aquila, 27/12/2021, n.572), facendo applicazione degli articoli 2043 e 1226 c.c. esclusa quindi l’estensione analogica dei parametri previsti dal citato art. 42 bis che disciplina esclusivamente le conseguenze patrimoniali dell’emanazione dell’atto di acquisizione sanante (Consiglio di Stato sez. IV, 23/07/2020, n.4709)”.

La cosa curiosa è che il Comune di Balsorano non si è costituito in giudizio. Scelta legittima in alcuni casi, non se riguarda il sottoscritto visto che per ben due volte su due si è costituita in giudizio con relativa richiesta di rimborso spese.

Comunque il TAR ha addebitato le spese di giudizio al Comune valutandole in via equativa in 2.000 euro oltre accessori di legge (molto meno dei 4.000 oltre gli oneri di legge che ha richiesto al sottoscritto per un accesso agli atti).

Curioso è anche il fatto che nonostante la sentenza di condanna sia del 2022, il comune non abbia proceduto ad un censimento generale liquidando i proprietari che hanno perso la proprietà dei loro bene, ma hanno preferito tacere fino ad agosto 2023 quando è stato registrato l’impegno (prassi ormai consolidata che vede le liquidazioni e gli impegni riportare la stessa data). Ha applicato l’art. 42 bis non indistintamente a tutti coloro che erano nella stessa situazione (proprietari di terreni occupati/utilizzati dal Comune), ma solo coloro che hanno avuto il coraggio e i soldi per denunciare l’illecito.

Agosto 2023 non è casuale perché da quel mese per il comune scatta il diritto di usucapione verso coloro che non hanno manifestato la volontà di essere pagati per la perdita di proprietà e l’occupazione illegittima o ne hanno richiesto il ripristino e la restituzione (scelta che rispecchia la moralità di chi gestisce il comune).

Altrettanto curioso è il fatto che non sembra che sia stato prodotto alcun altro documento a corredo, o quantomeno pubblicato, quindi non si sa se abbia proceduto al pagamento dell’occupazione illegittima e alla rimozione delle opere ivi realizzate con contestuale risarcimento dei danni patrimoniali conseguenti all’illegittima occupazione del suolo, o se il comune abbia acquisito tramite esproprio, ex art 42 bis D.PR. n. 327/2001, il suolo di proprietà dei ricorrenti identificato al catasto al foglio 14, particella n. 714.

La determina in questione liquida semplicemente 15.000 euro agli eredi senza entrare nel merito.

L’ennesimo lavoro superficiale, per non dire altro, di un segretario comunale che ha fatto e farà la storia di questo comune e la dimostrazione dell’imparzialità dell’amministrazione che rispetta la legge solo se messo alle strette da sentenze esecutive e che nonostante il chiaro principio, rispedisce al mittente in malo modo richieste legittime di pagamento e/o restituzione dei terreni sottratti al privato.

Articolo scritto e pubblicato da Giuseppe Pea il 23/10/2023 alle 07:45.

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