Consorzio più, Consorzio meno … ultima parte

Di 5 Febbraio, 2020 0 0

Continua dalla prima parte

Ma perché è così importante creare i Consorzi e solo successivamente richiederne i canoni? Semplice perché i Consorzi si portano dietro le poltrone (sia dirigenziali che operative), quindi costi per i dirigenti, costi per il personale (assunzioni “politiche”), costi per una o più strutture etc, tutti rigorosamente inutili visto che il diritto di riscossione è sempre e comunque una titolarità esclusiva del comune.

Ma dai bilanci pubblicati da altri consorzi si può facilmente calcolare che le spese per il solo mantenimento sono comprese tra il 18 e il 20% del valore della produzione. Vuol dire che se un Comune incassa i Canoni BIM e rivieraschi tramite un Consorzio, incasserebbe l’80% del totale contro il 100% della quota prevista qualora li richiedesse autonomamente, sottraendo, così, risorse fondamentali per assolvere al pagamento di inutili rappresentanti (spesso ben pagati) e dipendenti (di “nomina fondamentalmente politica”). Ma non è tutto. In media i proventi BIM si aggira complessivamente a 2 milioni di euro anno, ma di questi solo 1,4 vengono ri-distribuiti ai comuni, dopo aver sottratto le loro spese e gli interventi autofinanziati che spesso non interessano tutti i comuni.

Questi dati rendono bene l’idea che la mancata associazione è un’operazione molto conveniente. Infatti senza passare per il Consorzio, di cui verrebbero risparmiate anche le spese di gestione, i Comuni incasserebbero più di quanto riceveranno da qualsiasi consorzio.

Per questo motivo (e altri) alcuni Consorzi vengono sciolti.  

Noi facciamo invece esattamente il contrario. O siamo evidentemente “ritardatari” o come è facile capire, ci sono interessi che voi cittadini non potete comprendere.

Tra qualche settimana quindi si procederà all’adesione al Consorzio approvando lo statuto che altre amministrazioni hanno già avallato e in quella sede ci sarà un nuovo punto di incontro tra maggioranza e una parte della minoranza (a ulteriore conferma del deciso cambio di rotta) e voleranno tante belle parole a dimostrazione dell’interesse spasmodico per alcuni di creare l’ennesimo ente inutile che non farà altro che sottrarre soldi ai cittadini per auto-alimentarsi o per appagare le necessità di chi oggi deciderà per voi.

Ora trascurando il fatto che la nascita del Consorzio è stata pubblicizzata 3 volte negli ultimi 4 anni (2015, 2017, 2019), sarebbe interessante capire per quale motivo, nonostante che il problema sia “conosciuto” ad alcuni comuni fin dal 2011, nessuno si sia almeno degnato di avvisare gli altri sulla possibilità di richiedere tale canone che per gli anni 2013 e 2014 sono inevitabilmente andati in prescrizione.

Fortunatamente qualcuno ha almeno avuto la decenza di inoltrare direttamente la richiesta alle società proprietarie degli impianti chiedendone arretrati a decorrere dal 2014 (con il 2013 ormai prescritto) il tutto senza ovviamente alcun compenso. La lista mi fu infatti gentilmente consegnata per brevi mani dal tecnico del Comune di Morino, quasi di “nascosto”, vista la necessità di farli recuperare direttamente ed esclusivamente dal Consorzio, forse per la necessità di trattenere la relativa percentuale.

Ma a dimostrazione dell’imperizia dell’amministrazione di Morino, che oggi si ripropone nuovamente come comune Capofila, basta considerare che lo stesso identico documento è stato già prodotto nel gennaio 2011 dall’Ing. Selleri Andrea per conto dello stesso comune riportando ovviamente le stesse identiche frasi di rito “nonostante le sopraccitate fonti normative il Concessionario non ha mai corrisposto ai comuni interessati i sovracanoni BIM per l’impianto di Presenzano” e che “l’incremento previsto potrebbe quantomeno raddoppiare l’attuale gettito annuo dei sovracanoni BIM a ciascun Comune del BIM Liri-Garigliano”. Quindi indecentemente si è avuto l’ardire di presentare un documento come se fosse innovativo quanto invece era datato 2011, documento che altri comuni hanno approvato quasi 8 anni fa, come si dimostra con la determina n.11, sostanzialmente identica a quella presentata nel recente consiglio, approvata dal Comune di Bisegna il 26 giugno 2012, fatto che porta con una certa sicurezza a pensare che il problema fosse almeno conosciuto, ma sottaciuto ai principali soggetti coinvolti, i ComuniAllo stesso Ing. Selleri Andrea (con Salvatore) nel 2013 veniva infatti corrisposto da parte del Comune di Morino un pagamento per un importo pari a 8.308,98 € per un incarico di consulenza recupero canoni BIM e rivieraschi – relativo ad una convenzione del 13.10.2010 prodotta tramite la determina 80/2013.

Sarebbe interessante sapere quante consulenze servono ancora per stabilire se la centrale di Presenzano, come le altre, devono versare i canoni anche ai comuni del Bacino Liri-Garigliano.

Invece a distanza di 9 anni si riparte da zero e si ripropone la stessa determina, lo stesso identico foglio bianco con relativi nuovi compensi, tramite il quale “autorizzare sin d’ora il comune capofila (Morino) ad avvalersi di specifiche e specialistiche professionalità esterne mediante apposite convenzioni”, prevedendo un’entrata “quantomeno raddoppiata”.

Non è chiaro come sia possibile dopo tutti questi anni non riuscire a stabilire se le centrali devono o non devono versare il sovracanone tra l’altro in una situazione dove non si riesce ancora a quantificarne l’importo ipotizzando infatti una entrata “quantomeno raddoppiata” quando invece qualora alla centrale di Presenzano venga riconosciuto l’obbligo di versamento del canone BIM Liri-Garigliano (non il riveriasco che è già ripartito tra le realtà comunali limitrofe) questo ammonterebbe per il nostro Comune a 345 mila euro contro i 35 mila attuali (con grande stupore dei presenti che evidentemente non hanno capito che se una centrale di 9MW ti versa 3.500 € annui, una da 1.000 MW dovrebbe versarti 100 volte tanto), diventati quasi 50 mila dopo la lettera che il sottoscritto ha inviato l’anno scorso con la quale si richiedevano ulteriori 73 mila euro di arretrati. Con la stessa infatti si intimava il pagamento del canone alle centrali di Balsorano, Suio, Canterno, Pontefiume e Pontecorvo, oltre alla Futura Service e la Cartiera Burgo, quest’ultima già introitata.

Quindi non si dovrebbe parlare di raddoppio ma di decuplo, sempre se non si hanno previsioni di accordi fortemente al ribasso, perché se vi è un obbligo questo non può essere che intero e non ridotto in questi termini.

E ancora con lo stesso principio, se non con pieno diritto, sarebbero da incassare anche i canoni relativi alle centrali di Rocca D’Evandro per la centrale di Montemaggiore con potenza di 4,6MW e Mignano Montelungo per la centrale di Montelungo con potenza di 32,5MW, per i quali si possono prevedere entrate ulteriori per 12.835 € annuali e un pregresso di 63.748 €, ma meglio aspettare il Consorzio, così da farci guadagnare qualcuno, capeggiato probabilmente dal Comune di Morino che in 9 anni ha prodotto solo chiacchiere tra l’altro ben pagate e che otterrà, come dichiarato da chi ha già affidato l’incarico, quasi il 7% delle nostre spettanze, poco importa se altrove le spettanze siano ridotte al 2%. Ma gli interessi di alcuni sono più importanti degli interessi dei molti.

Avevo quindi invitato l’amministrazione a richiedere personalmente all’ENEL e alle centrali in mano ai privati, i canoni delle centrali senza attendere la costituzione di alcun consorzio, almeno per evitare la prescrizione dei crediti, ma ovviamente hanno preferito firmare un protocollo d’intesa su un foglio bianco per soddisfare direttamente l’amministrazione di Morino e indirettamente gli interessi personali di qualcuno, nonostante:

  • non si conoscono quanti e quali saranno le specifiche e specialistiche professionalità esterne;
  • non si conoscono le entrate se non quantificate in una generica “quantomeno raddoppiata”, che lascia presumere un possibile accordo al ribasso, nonostante anni e anni di incarichi di consulenze;
  • non si conosce la quota eventualmente spettante al Comune di Morino in qualità di capofila (nel precedente atto di contenuti identici, si parlava di 7% dei maggiori ricavi ottenuti così come confermato indirettamente in consiglio comunale, che è una percentuale estremamente elevata visto che per incarichi simili si prevedono compensi dell’ordine del 2%);
  • non si conoscono gli esiti dei precedenti incarichi che potrebbero ridimensionare o rendere addirittura superflui nuovi incarichi.

Ma ovviamente se gli interessi sono altri, è inutile lavare la testa all’asino. La priorità è e resta il Consorzio e nonostante tutto questo nascerà con bei presupposti e belle parole, le stesse usate per giustificare quelli già esistenti.

A nessuno importerà che il Consorzio Bim farà le stesse identiche cose che potranno fare autonomamente e direttamente i Comuni, tra l’altro si tratta sostanzialmente di incassare i sovracanoni, decidendone i destini in forma anche più democratica ovvero attraverso una discussione e un voto in Consiglio comunale.

A decidere invece saranno i 5 membri del Consiglio appoggiati dalla maggioranza dell’assemblea, in modo discrezionale senza la garanzia che i fondi stessi non finiscano per rappresentare il viatico all’esercizio di politiche clientelari.

Ma è notizia di stampa recente (15 gennaio 2020) che sembra si sia finalmente costituito il Consorzio imbrifero montano, dopo aver dato lo stesso annuncio nel 2015 (vedi articolo) quando i comuni erano però 30 e non 31. L’articolo inizia con una evidente falsità, forse la base che ha portato i vari comuni ad aderire. Infatti l’articolo del centro inizia con il seguente paragrafo “Con l’adesione di 24 su 31 Comuni – ben oltre i 3/5 richiesti – il Consorzio imbrifero montano, senza il quale il pagamento del sovracanone da parte delle società elettriche sarebbe impossibile, è finalmente costituito“.  Eppure la Legge parla di tutt’altro, altrimenti non si spiegherebbe con quale titolo tutti i comuni già riscuotono da decenni il sovracanone. È la stessa falsità che ha portato alla creazione del CAM, quando molti sindaci di allora confusero (anche se potrei ipotizzare invece di esserne totalmente consapevoli) la modalità di adesione all’ATO Regionale, dichiarando obbligatoria l’adesione tramite consorzio, cosa che invece non era assolutamente vera visto che ad esempio Civitella Roveto, Canistro, Celano e Gioia dei Marsi non si sono mai consorziati al Cam seppur fanno parte dell’ATO.

Interessante è anche la previsione di incasso che è a dire poco esplosa a 200 milioni di euro annuali (quindi parliamo di 1,4 miliardi di euro, una manovra finanziaria, mica spicci) contro i precedenti 250 milioni (riferito più realisticamente ad un periodo di 5 anni, vedi articolo) come dichiarato nel 2018, seppur recentemente si erano paurosamente ridotti a “diversi milioni di euro relativi agli ultimi 5 anni” ovvero “13 milioni di euro (forse raddoppiabili vedi articolo e altro articolo).

Nell’ultimo articolo si dichiarava addirittura che non erano andati in prescrizione le annualità 2013 e 2014 in quanto si asserisce che è stato già “richiesto alle società elettriche il pagamento dei sovracanone a nome dei Comuni associati”, un ulteriore conferma del fatto che, se il consorzio è agli effetti ancora in divenire (mancano le altre poltrone), non è essenziale per la riscossione degli stessi.

Tuttavia dallo stesso articolo si evince come alcune poltrone siano già occupate, tant’è che si parla di Tonino Mattei, ex Sindaco di Morino, che sarà eletto presidente del Consorzio (a dimostrazione del fatto che la spartizione delle poltrone sia già avvenuta prima dell’assemblea dei soci) e non potrà mancare probabilmente un ruolo per l’eterno Giovanni D’Amico (per il quale prevedo il ruolo di coordinatore tecnico con relativo compenso), che hanno “incontrato a L’Aquila il funzionario regionale Silverio Salvi che ha assicurato la risoluzione del problema (sulla competenza a pronunciarsi sulla costituzione o scioglimento dei consorzi imbriferi)”, atto che evidentemente dimostra ancora una volta come l’assemblea dei sindaci sia del tutto superflua, così come il Consorzio, in relazione all’intera faccenda dei sovracanoni. Poi il giorno successivo (il 16 gennaio 2020) c’è stato, tramite un altro articolo, un evidente richiamo all’ordine, forse per non dimostrare che gli stessi obiettivi si possono raggiungere senza consorziarsi. Evidentemente dopo 9 anni non si sa ancora il da farsi ne a quanto ammontano le entrate, che vanno tra i 13.000.000 e 1.400.000.000 di euro (il rapporto è 1 a 100, a dimostrazione che nonostante gli anni e i soldi spesi ancora non si è capito il quantum). Non scherzo, sono cifre riportate nell’articolo (200 milioni l’anno dal 2013) e corrispondono per il Comune di Morino ad una entrata extra compresa tra i 910 mila euro e i 98 milioni di euro. 😎 Per il nostro un’entrata tra i 140 mila euro e i 16 milioni di euro 😯 .

Chiudo con una citazione di chi da anni cerca di smantellare questi consorzi (Bracco): “avere a cuore le esigenze e gli interessi del proprio territorio è un requisito fondamentale allo scopo di adottare decisioni intelligenti e lungimiranti che, se attuate, farebbero recuperare cospicue quote di denaro le quali, piuttosto che essere doverosamente destinate a opere e interventi a vantaggio della collettività, verranno utilizzate per i costi di esercizio degli organi politici che gestiscono il Bim senza contare poi la circostanza secondo la quale i cittadini non possono che leggere come incomprensibili le decisioni di una classe politica che pensa quasi esclusivamente alla gestione del potere“.

Esattamente ciò che succederà tra qualche settimana.

Un’idea della struttura la fornisce lo stesso statuto:

  • il Consorzio è un ente pubblico dotato di personalità giuridica ed autonomia gestionale che agisce secondo le norme di diritto (come tutti i consorzi ai quali partecipiamo dove il nostro comune conta come il due di bastoni quando comandano i denari);
  • il Consorzio ha come scopo primario l’incasso del sovracanone e la sua ridistribuzione nel medio-lungo periodo a tutti i Comuni facenti parte del Consorzio in maniera equilibrata (in finanza per medio lungo-periodo vuol dire tra i 18 e i 60 mesi, ovvero il consorzio può restituirti i soldi anche 5 anni dopo ovviamente dopo essersi trattenuto una buona parte);
  • i costi di eventuali servizi verranno ripartiti tra gli enti partecipanti (ed è questo un aspetto che passerà in secondo piano);
  • le risorse trasferite a ciascun Comune non possono essere di importo inferiore a quello delle somme che risultano da essi direttamente riscosse dedotte le sole spese di funzionamento del Consorzio (due prove fanno un indizio sul fatto che comunque con il Consorzio ci si rimette sempre);
  • il Comune sarà rappresentato nell’assemblea generale (che voterà a maggioranza anche relativa) chiamata solo a fare le nomine (le cosiddette poltrone tra le quali il consiglio direttivo, il presidente, il revisore oltre che i relativi compensi che per legge non potranno essere gratuite), il piano interventi e il bilancio oltre a nominare un coordinatore tecnico con relativo compenso;
  • l’assemblea nominerà 5 membri del consiglio direttivo che “predisporranno ed attueranno il piano degli investimenti” oltreché tutti i bilanci (saranno loro i veri artefici di tutto e non è detto che tra quei 5 ci sia un tuo nominato o un tuo rappresentante o che possa comunque fare anche i tuoi interessi), e non è detto che possano accontentare il nostro comune.
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